Il sapore del mango

Un diario di viaggio

La raccolta di versi Il sapore del mango. Frammenti di un viaggio a Cuba ha il formato quasi esatto di un piccolo taccuino di viaggio. E’ accompagnata da foto di ciò che l’Autore ha visto. Sono immagini perlopiù lontane: come se lo sguardo vedesse il presente e, a un tempo, la distanza nella mente di ciò che non è più ‘qui e ora’. La distanza tra osservatore e oggetto può dire (anche) un tempo possibile o non-finito, carico di ignoto. Sappiamo che le immagini non appartengono alla stessa mano delle parole del diario. Ma consideriamo queste foto (scelte certo tra molte altre) come elementi essenziali alla costruzione di una memoria di sé, di uno spazio interiore del tutto nuovo. Proprio la distanza di queste immagini (spazi di mare e di cielo, lunghe strade senza inizio né fine), la loro astrazione e assenza di oggetto, consente di avvertire (a nostro avviso) il senso di vicinanza ‘immediata’ affidato alle parole. Alla lingua è data capacità di scarto (o abbandono) di quanto non sia visibile e sensibile, di quanto sia mediato in qualche modo dalla ricerca o dal pensiero (così nel vedere, non conta conoscere un volto, un luogo, ma la sua possibilità per via di sensazione). A partire dalle immagini, pensiamo ad un tempo posteriore e mediato. Parole e immagini sono uguali testimoni, non solo a causa del tempo.

Cosa può dire la lingua, di ciò che si è esperimentato? Può essere uno strumento di traduzione? In che modo? Il ricordo del viaggio sembra essere proprio questa domanda. Può restituire la parola (in sé mediana) l’effetto del vedere e sentire, come è dato alle immagini della fotografia? (In ogni caso, possiamo obiettare, il vedere della fotografia è mediato. Dal momento dell’‘ora’ la visione si trasforma, e muta nel tempo ad ogni sguardo. Il vedere è mediato, forse quanto la scrittura). Serve la parola, a riconoscere qualcosa? Ma cosa? Questa ci sembra la domanda di fondo, complicata e annosa. Riguarda l’uso della parola (o della lingua), il suo ruolo (fino a dire la presenza di chi parla), la sua necessità (quello che diremo ‘un punto di non-ritorno’). La parola è un vestito (più e meno inutile) da lasciare a chi passa (“vestiti logori di parole/venduti a un turista”, p. 62); strumento da lasciare per essere liberi (o in verità, ‘essere’?), come quando si scava qualcosa (e lo si libera dalla terra, o si schiarisce un vetro, per vedere (“parole/senza più vestiti/senza più odore”, p. 52). Il tempo è senza storia; quasi un punto di azzeramento lungo una linea continua, se pure fatta di nodi (“Il tempo /non bada più al “fu” o al ‘dopo’/Il sole è la sua tomba”, p. 24; “Avvoltoi!/brama di memoria /pronta a spiccare il volo”, p. 44). Di fronte alla presenza, non c’è una memoria, o almeno non sembra cono-scibile per via di parole. Abbiamo l’impressione che tra una presenza dell’‘ora’ e la ricostruzione della propria storia (attraverso tappe e prove, documenti) si apra uno spazio incolmabile. L’uso della parola e della lingua resta dalla parte di questa, di un essere-geometrico e adeguato, capace di sopportare il peso della storia (l’obbligo di esistere attraverso la lingua). Così anche il linguaggio e le precise parole appare senza storia, privo (in apparenza) di riferimenti. Non è in questione(così ci sembra) la possibilità di esprimere, o la rinuncia; è questione la capacità di dire riguardo a ciò che, di sé, è in grado di vedere e sentire. Come se in una fossero due persone (o anche, una mente attiva al pensiero, ed una ‘passiva’). (La parola di fronte al ‘sentire’ è qualcosa di relativo). Sappiamo che anche qui davanti alla luce e al colore serve la parola, e da questa non è possibile uscire. Così non si può uscire dalla storia ed essere ‘davvero’ altrove.

Ginevra di Montereale

Versione spagnola a cura di Linda Toledo

Foto di Stefano Agnolin

di Gabriele  Fedrigo

Gabriele Fedrigo è esploratore freelance. Fra le sue pubblicazioni: Tilt! I carnet Roland Barthes (2013) Idiorritmie (2014) Droga sottile (2016)

Il sapore del mango

Caratteristiche Tipografiche

Pagine 88
Formato 14x21
Rilegatura Cucita
   

Edizione Italiana

Ultima Edizione Stampa  2006
Anno 2006
ISBN 88-89480-17-3