Cà dé Micheli

La poesia media di Gilberto Antonioli

di Giuseppe Chiecchi

Della poesia di Gilberto Antonioli è ormai asseverata la MEDIETAS, glorioso registro della lirica italiana che, combinando tra loro pensieri e cose, dà corpo agli uni e significato alle altre. Questa sorgente ubertosa ha forse impedito in Italia l’esperimento della purissima poesia (purissima nel senso dell’astrazione dalla corporeità) la quale pure poteva dipanarsi dall’archetipo petrarchesco, ma ha fatto evitare ai nostri poeti il totale disorientamento nei labirinti della parola teoretica, costringendoli all’impiego di verbi verificati e preservandoli da un positivismo assoluto, condotto, cioé, oltre i limiti della decenza simbolica. In virtù della “langue” poetica nazionale, avviene che la “parole” di Antonioli attinga dalla medesima vena dalla quale attinsero variamente i giganti che ci sostengono e, dunque, si confermano anche in questa raccolta, per così dire, le sequenze dell’idillio, già impiegate in Crocifigge e Cavalca l’onda. Tuttavia qui, in Cà dé Micheli, l’espe-rimento, pur non esondando dall’alveo storico e personale, sottopone la poesia ad una diversa declinazione della poetica sequenza, proprio per causa della misura specifica delle “cose” che costituiscono il filo di questa nuova rilegatura e ai rapporti che ne conseguono con le “parole” che vi sono ospitate. Si tratta dell’habitat della raccolta coincidente con le opere e i giorni della Bassa veronese, da cui derivano paesaggi e scorci caratteristici e i vari aggregati determinati con precisione e varietà sensitive (Sono solo ricordi?): “recuperare l’odo-re del legno / i vagiti dell’eco, il silenzio, / l’acuto profumo di verze / il salame che scende bagnato: […] /le zampe del grasso maiale / ed ancora l’odore di chiuso, / di fieno, di latte, di terra”. Per la comprensione dei testi e della loro unità, pare buona strategia valutare dapprima il funzionamento della connessione topografica, la veronesità del libro, che per fortuna deluderà chi eventualmente dovesse accingersi alla lettura con attese o, peggio, propensioni vernacolari. In effetti Cà dé Micheli, più che evitare il dialetto, evita la china per la quale tanta poesia, e non solo dialettale, di fatto è diretta a miserevoli strettoie espressive e alla deprimente esibizione di un bon ton minimalista.

di Gilberto  Antonioli

giornalista-poeta è nato a Verona, dove vive. Ha conseguito il diploma di laurea in Giurisprudenza presso l'Università di Bologna, in Filosofia presso l'Università di Verona e di Magistero in Scienze Religiose presso l'Istituto "San Pietro Martire" di Verona. Ha frequentato il Corso Triennale di Giornalismo, presso l’Istituto Superiore di Giornalismo e della Comunicazione Televisiva di Milano. È laureando in Filologia Italiana Moderna e contemporanea. Ha collaborato con diverse riviste e quotidiani, veronesi e nazionali fra cui l’Arena, Stadio, Arte in, Arte Illustrata, Verona Magazine, Calcio dilettante, Il Convivio, Silarus, La Gazzetta delle Arti, ecc. Ha già pubblicato i seguenti libri di poesia: Ombre di sera, Nel ricordo di Luca, Giovanni Paolo II: La testimonianza, Entra nel Delta il flusso della neve, Crocifigge il vento le nostre aspirazioni, Cavalca l'onda ululando la bufera, L’asprezza del contrasto, Attratto da orizzonti di tristezza, Cà dé Micheli.

Cà dé Micheli

Caratteristiche Tipografiche

Pagine 84
Formato 14x21
Rilegatura Cucita
   

Edizione Italiana

Ultima Edizione Stampa  2006
Anno 2006
ISBN 88-89480-21-1