Adottare uno sguardo. L'adozione nella letteratura italiana del Cinquecento e dell’Otto-Novecento

“Su queste colline quarantanni fa c’erano dei dannati che per vedere uno scudo d’argento si caricavano un bastardo dell’ospedale, oltre ai figli che avevano già. C’era chi prendeva una bambina per averci poi la servetta e comandarla meglio; la Virgilia volle me perché di figlie ne aveva già due”. (Cesare Pavese, La luna e i falò) “La mente di Marianno s’aperse il giorno in cui abbandonò l’ospizio. Da quel giorno ricordò […]. Aveva aperto gli occhi dal sonno dell’infanzia come li apre il dormente se viene strappato dal suo giaciglio. E quel giorno restò nel ricordo come una muraglia. Al di là non un bagliore: La cieca vita della pianta”. (Italo Svevo, Marianno)

di Lorenzo  Carpanè

incaricato di Lingua e Letteratura Italiana nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Verona, è autore di studi che riguardano sia la storia dell'editoria e della cultura a Verona tra Cinque e Seicento, sia di saggi sulla tragedia e sul poema epico in età barocca.

Adottare uno sguardo. L'adozione nella letteratura italiana del Cinquecento e dell’Otto-Novecento

Caratteristiche Tipografiche

Pagine 103
Formato 14x21
Rilegatura Brossura
   

Edizione Italiana

Ultima Edizione
Anno 2018
ISBN 978-88-6464-505-6