Il corpo e la parola

Lo scopo di questo volume non è certo di presentare in modo sistematico una “teoria del teatro”, ma molto più semplicemente di fornire, soprattutto agli studenti universitari, qualche “pista di accostamento” ad alcuni dei temi e problemi fondamentali che concernono l’arte scenica in quanto specifica forma di comunicazione. Il teatro è da sempre un linguaggio complesso, nato all’incrocio di più codici (visivo, verbale, cinetico), inscindibile fin dalle sue origini dall’idea oggi tanto in voga di multimedialità: testo scritto, recitazione, movimento, musica, scenografia, luci, costumi sono elementi che contribuiscono tutti, sia pur con diversi equilibri e gerarchie a seconda delle epoche oltre che delle individuali scelte artistiche, a determinare il senso e il valore dell’opera teatrale. Qui si è però voluto soffermare l’attenzione sui due elementi che ci paiono davvero irrinunciabili perché si dia comunicazione teatrale: il corpo e la parola. La situazione di base del teatro, la sua manifestazione più semplice e assieme più originaria, è la presenza in uno spazio determinato del corpo di almeno un attore “espressivamente intenzionato”, nei suoi gesti e magari persino nella sua immobilità. Rispetto a questa situazione la parola stessa può apparire superflua, e una porzione significativa della ricerca scenica del Novecento l’ha considerata tale: è pur vero, tuttavia, che il teatro occidentale nasce nel segno della centralità dell’elemento verbale, e ad esso rimane legato per gran parte del corso della sua storia. Corpo e parola, parola contro corpo, corpo contro parola: in armonica o problematica convivenza oppure in aperta concorrenza, sono dunque da sempre queste le due componenti fondamentali dell’espressione e della comunicazione teatrale. Separarle è in buona misura arbitrario, e il fatto che esse si spartiscano più o meno a metà questo libro non presuppone l’ingenua credenza che un discorso sull’una non coinvolga inevitabilmente l’altra e viceversa. Come si vedrà, il discorso sulla parola teatrale rimanda in continuazione alla concreta fisicità del teatro, all’inevitabile destino di “incarnazione” di tale parola, mentre a sua volta il corpo contempla tra i suoi possibili “gesti” anche l’emissione fonica dell’elemento verbale. Le due parti del libro non intendono porsi in un rapporto di continuità, quanto piuttosto di opposizione, la prima proponendo una riflessione sul valore della parola per la scena attraverso temi che permettono un attraversamento a grandi linee dell’intera cronologia del teatro occidentale; la seconda concentrando la propria analisi sul Novecento, secolo nel quale il tema del corpo ha vissuto una fase di particolare focalizzazione, tanto nella riflessione filosofica quanto nelle pratiche artistiche, e in quelle teatrali nel modo più esplicito. Si è scelto, insomma, di puntare i fari sulla comunicazione teatrale da diverse posizioni, di illuminarne zone diverse, fiduciosi nel fatto che la pluralità degli sguardi contribuisca all’elaborazione di una riflessione non scontata né completamente eterodiretta.

di Nicola  Pasqualicchio

Insegna Storia del Teatro e dello Spettacolo presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Verona. Si occupa in particolare di drammaturgia e spettacolo del Novecento. Ha pubblicato saggi su Artaud, Beckett e sull’attore solista nel teatro italiano.

di Simone  Azzoni

Critico teatrale, è collaboratore de “L’Arena” e di “Sipario”. Ha pubblicato saggi su riviste specializzate, come “Il Castello di Elsinore”, e tiene corsi e seminari di drammaturgia e storia del teatro.

Il corpo e la parola

Caratteristiche Tipografiche

Pagine 128
Formato 16x23
Rilegatura Cucita
   

Edizione Italiana

Ultima Edizione Stampa  2005
Anno 2005
ISBN 88-89480-98-X