Enrico De Vivo è insegnante e direttore della rivista Enrico De Vivo

Enrico De Vivo (Nocera Inferiore, 1963) ha pubblicato nel 1999 Racconti impensati di ragazzini (Feltrinelli) e nel 2004 ha curato l’antologia Il fior fiore di Zibaldoni e altre meraviglie (Edit Santoro). Nel 2001 ha ideato la rivista letteraria Zibaldoni e altre meraviglie (www.zibaldoni.it), che dirige tuttora. Vive e lavora ad Angri, in provincia di Salerno.

Enrico De Vivo

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    Divagazioni stanziali

    12,30

    di Enrico De Vivo

    Ecco un libro pieno di pazienza, di calma, di attenzioni, di bei racconti, senza niente di romanzesco, tutto al naturale. Quasi tutti quelli che scrivono mettono avanti serie giustificazioni, mostrandosi gente che sa come va il mondo e cosa bisogna pensare. Invece qui troviamo uno che scrive come per un gioco di onde di corrente che passano attraverso il suo sistema nervoso, per tornare poi all’esterno – ma strada facendo hanno scaricato un po’ di effluvi maligni. Scrive Gianni Celati: “Sui monti, nelle valli, nelle paludi, nei deserti di sabbia o nei deserti delle città, lontano da quelli che non vogliono sentirsi sbagliati, e che per non sentirsi sbagliati stanno sempre a calcolare la mossa vincente… noi cerchiamo qualcosa che somigli al libro di Enrico De Vivo – scritto per le delizie del divagare, del riscrivere storie e tentare strade senza obbligo, in uno stato di atarassia napoletana, o dei paraggi”.

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    Saggi Inventati

    15,20

    di Enrico De Vivo

    Questa raccolta di saggi si stacca da tutte le raccolte di saggi in circolazione, per una dedizione rara, che sfugge del tutto al pensiero universitoide: «se il pedante universitoide mira sempre al sapere=potere, questo libro è all’altro capo di tutto ciò: il volo del pensiero=gioco, che si industria con i concetti, con gli pseudoconcetti, con le trovate del cuore e quelle dell’immaginario, oppure con le nuvole» (Gianni Celati). È un pensiero che si aziona all’istante, non appena è toccato da immagini che lo elettrizzano: paesaggi, situazioni, figure e personaggi di libri o di film, allegorie, metafore. De Vivo scrive di letteratura, dei suoi temi e dei suoi fantastici maestri (“Saggi Inventati”, appunto), come i santi che tengono in mano un cuore palpitante; scrive con il cuore in mano, anzi con il kindé in mano, come direbbero i Dogon. E il kindé, vera sede di tutte le passioni, è qualcosa di più del cuore, è cuore e fegato insieme. Dal cuore nasce adesione, dal fegato nasce rifiuto: e così in questi saggi si alternano sorprendentemente visioni esaltanti e malinconiche, toni delicati e gravi, limpide descrizioni e analisi acute. Nella lettera che apre il volume, Massimo Rizzante scrive: «Caro Enrico, […] per me sei riuscito a mescolare i tuoi maestri partenopei, tutti i tuoi maestri, da Leopardi (partenopeo doc) a Basile, da Vico a De Simone, dagli artisti imbroglioni ai tuoi alunni svegli e cerimoniosi, con la critica del presente, di questo nostro presente castrato, senza padri, senza eredi e senza neppure quei perdigiorno sognatori e pieni di umori, di cui sento tanto la mancanza. […] Tu, con i tuoi saggi, sei entrato nella Grande Compagnia degli Umili che si danno la mano nel corso dei secoli e che ogni anno si ritrovano in un giardino di ginestre, sotto il Vesuvio, ad aspettare che il Gobbo Divino assegni a ciascuno una parte nella commedia».

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