Salvatore Carachino - Narratore leccese di storie surreali Salvatore Carachino

Salvatore Carachino è nato a Galatina ed ha frequentato il liceo “P. Colonna”. Laureato in Lettere a Milano e in Filosofia a Padova ha insegnato nelle scuole superiori di Verona, città dove vive. Ha pubblicato con QuiEdit – Vr Clara Weber, romanzo a sfondo storico sulla Grande Guerra, 2017, (seconda edizione riveduta) Una lanterna aggiunta – Ritorno in accademia, 2016, originale accostamento di racconto e teatro che si ripropone in  Allegra e le 96 tesi – Il principe chierico, 2020

 

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    Allegra e le 96 tesi – Il principe chierico

    16,10

    di Salvatore Carachino

    In una villetta di campagna tre giovani amici ingegneri chiamano per una serata in allegria una professionista del piacere della quale hanno notizia come donna molto attraente ed anche come colta e vivace conversatrice scommettendo su chi sarà scelto per restare solo con lei, ma al suo arrivo e poi con il sopraggiungere di altre due sue compagne essi rimarranno a lungo sospesi tra una possibilità di svago al di sopra di ogni aspettativa e una situazione che si prospetta molto intrigante.

    Le tre donne si presentano come suore ribelli e disinibite, impegnate in una vasta e segreta organizzazione per diffondere un libello clandestino con 96 tesi (una in più delle tesi di Lutero!) per una riforma della Chiesa a cominciare dall’abolizione del celibato. Un soggetto incendiario nella cornice di una giostra diabolica.

    Il principe chierico è il racconto dell’anziano professor Salvo che ha scritto l’Allegra e che, di ritorno nel paese di origine in Salento per vendere la piccola proprietà avita di campagna, spera anche di affidare la sua opera a gente di teatro. Conosce Amira, impiegata alla reception nel suo albergo, una siriana quarantenne con un figlio studente in una azienda agraria e un figliastro operaio agricolo del quale la signora rivela un interesse all’acquisto del campo. Pur riservata sulla sua vita e sul rapporto col marito più vecchio di lei lasciato nell’infelice madrepatria, la straniera sarà l’unica lettrice della commedia ed anche estimatrice delle altre opere del professore.

    In un clima di amicizia e di intesa intellettuale essi partecipano ad eventi culturali in paese, ma da estranei e trovando spesso rifugio in biblioteca, dove i libri aprono ad Amira un mondo nuovo mentre per il suo accompagnatore essi rappresentano una resa di conti con il suo passato. Nelle loro visite alla sua desolata campagna in vendita e in altre escursioni sul territorio salentino Salvo racconta della sua infanzia e prima giovinezza nella famiglia contadina, dei suoi studi in una fase storica di osmosi sociale e della ragazza amata un tempo che a lui sembra di rivedere nell’ascoltatrice, eletta a figura sostitutiva. E come la primavera con i suoi fiori si riprende il paesaggio degli ulivi devastato dalla malattia, così la straniera pare destinata a riversare la sua forza vitale su una terra che il vecchio invece abbandona per sempre. La parola è tesa a distinguere tra responsabilità e destino in una storia segnata da fedi e istituzioni in ritardo con la modernità, da deboli legami sociali e distacchi dolorosi.

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    Clara Weber

    19,00

    di Salvatore Carachino

    Al giovane professore Lucilio Corradi che assiste per lunghi giorni in ospedale il padre viene chiesto dal primario di reparto e attore dilettante di collaborare nella ricerca di fonti per uno spettacolo sulla Grande Guerra. Dal suo incontro con l’infermiera Clara si sviluppa una storia che assume un forte valore simbolico a specchio del dramma che deve essere rappresentato. Donna contesa da uomini molto diversi per formazione e carattere, orizzonte di sogni e tormento di una memoria senza pace, lei, accettata dalla compagnia teatrale come corista e comparsa, segue Lucilio con attori e attrici in escursioni mirate sui luoghi dell’epopea alpina.

    Racconti di impressionanti operazioni belliche compaiono in situazioni diverse, parte in originale e parte come adattamento. Si aggiungono brevi scene delle prove e momenti culminanti della prima recita. Due capitoli interi sono dedicati alla sorpresa strategica di Caporetto e alla tragica ritirata sul Piave. Ai fini di una narrazione unitaria, di una continuità tra il vero e l’invenzione, dialoghi e riflessioni sulla materia tratta dalle fonti si intrecciano con i destini dei protagonisti e con la complessa evoluzione dei loro sentimenti.

    L’autore ha cercato di armonizzare il rigore documentario con la fantasia onde assicurare credibile verosimiglianza a una vicenda romantica e appassionata, a una storia d’amore difficile e struggente nella quale l’evento tangenziale al racconto è presentato come recita evocante un passato collettivo doloroso e incancellabile. Personaggi a pieno titolo sono le montagne, in particolare la Tofana di Rozes e la Marmolada, ma anche la bella Verona, la città di Giulietta.

    Oggi sulla Grande Guerra, l’evento più significativo della nostra storia nazionale anche per le tracce visive che le montagne hanno conservato, se abbiamo imponenti e fondamentali contributi storici, purtroppo quella che noi chiamiamo la letteratura dell’anima sembra sparita dalla scuola e ignorata dal grande pubblico. Il romanzo ha la sua motivazione profonda nel timore diffuso oggi di una perdita dell’identità collettiva, dei valori della memoria fondanti la vita associata. Ricordare la Grande Guerra, il conflitto che concluse con alto tributo di sangue il processo risorgimentale e nel contempo fu una sconfitta epocale per l’umanità, è come portarsi sugli altari sacri a interrogare gli eroi, tutti quei giovani che persero la vita per gli errori delle loro famiglie e delle loro patrie.

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    Professor De Santis

    17,10

    di Salvatore Carachino

    Il giovane Luigi De Santis, docente di lettere in un istituto tecnico di Verona, accompagnando in Salento la sua classe quinta, rivede la sua terra d’origine. Gli affezionati allievi lo seguono nella scoperta emozionante del paesaggio e in un programma di incontri con una omologa classe pugliese.

    Nel clima festoso e vivace tipico dell’extra scuola la studentessa Milena, mossa ad atteggiamenti seduttivi verso il suo professore, risveglia in lui una sepolta memoria: gli anni della formazione universitaria. Anni segnati dall’incontro con una compagna di studi, Luisa, figura di senso al centro di un tormentato itinerario formativo tra passione per i classici e confronto con un mondo accademico che davanti alle crescenti tensioni sociali e alla globalizzazione delle tecniche si chiudeva in stanchi miti.

    Tema che realizza l’unità narrativa è il viaggio. Viaggio come rinnovamento, estasi, ma anche gioia-dolore del ritorno, nostalgia. De Santis è consapevole di essere per Milena punto di riferimento intellettuale e nel contempo oggetto, verosimilmente non unico, di prime prove di seduzione. Così nel conflitto tra razionalità e passione la lucidità è soccorsa dalla memoria di una giovinezza difficile, mentre il desiderio è alimentato in modo devastante dalle esperienze vive col gruppo classe, dal vissuto in spazi aperti. Ecco paesi come Leuca, Castro, Otranto, visti dal professore insieme con gli occhi della allieva prediletta ed amata in un incanto senza ieri e senza domani. Già. Ieri. I capitoli che raccontano l’avventura salentina, destinata a prolungarsi nella città scaligera, si alternano con quelli della memoria.

    Nella rievocazione del capoluogo lombardo, industriale e compulsivo balza l’ombrosa compagna Luisa, prodigiosa negli studi, promessa dell’ateneo milanese, immersa anche lei in un mondo concorrenziale e spasmodico. Questa parte è un canto che l’autore si concede, esclusivamente per sé in prima persona come a doversi difendere soltanto davanti a se stesso di una antica follia, di una passione d’amore che ad altri occhi susciterebbe irrisione. Le due storie, inizialmente estranee e distanti, andranno via via messe a specchio nel finale. Tessitura romantica forse questa del Professor De Santis, ma anche riflessione sull’esperienza drammatica dell’insegnamento Se ogni lezione che sia appassionante per tutta la classe contiene una speciale promessa a tutti i ragazzi, allora bisognerà augurarsi che la società non la mantenga poi solo con alcuni.

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    Una lanterna aggiunta – Ritorno in accademia

    19,00

    di Salvatore Carachino

    Soti Pasina, direttore di biblioteca in un paese del Salento, ha riportato da un viaggio in India con la figlia Sofia e l’amica di lei Claudia una serie di fotografie del grande raduno religioso del Kumbh Mela. Il francescano Alfonso Aloisio ne propone una selezione per l’attività parrocchiale. Gli incontri in un circolo letterario diventano occasione di dialogo sul destino delle religioni. Sono saltuariamente coinvolte le due giovani, aggressiva e malinconica Sofia, allegra e tempestosa Claudia. Esse sono sospese tra educazione laica e ascolto di un uomo di chiesa ritenuto personalità carismatica.

    Emerge l’idea che i credenti, se vogliono vivere nel mondo moderno, sono chiamati a tradurre i contributi rilevanti della loro fede in un linguaggio universalmente comprensibile e a rinunciare non alla loro tradizione identitaria, ma alla autorità vincolante e alla validità universale che quel passato ha sempre preteso. Al gruppo di viaggiatori si è accompagnata una signora, Gaia, la cui immagine ricorrente lascia intendere l’origine di una storia d’amore con Soti destinata a nuovi sviluppi. Anche per la saltuaria presenza della donna sulla scena degli incontri nasce tra Pasina e l’Aloisio una sotterranea sfida come alla conquista di un’anima.

    Per il frate alla suggestione per lo spettacolo religioso si aggiunge così una specie di incantamento, forse una nascosta crisi esistenziale, nel rivivere attraverso foto e racconti una straordinaria avventura che va dalla visita al raduno religioso ad altri magici paesaggi naturali ed artistici della regione indiana.  Ritorno in accademia è la commedia che si immagina scritta dal Pasina con un personaggio femminile destinato alla interpretazione della figlia, attrice dilettante, laureata senza lavoro stabile, e ciò nell’intento di tenerla legata al teatro come officina sociale e quindi al paese. Nella trama Toti, ex parlamentare agli arresti domiciliari accusato di gravi reati, ha ottenuto dal giudice la possibilità di recarsi nella vicina sede di una accademia letteraria dove dovrebbe ravvedersi con buone letture. A contrasto con squallide e torbide figure per le quali non esiste salvezza spicca la figlia ribelle che, pronta all’irrisione e al sarcasmo, ostinata ma anche rassegnata al fallimento, non perde occasione per rivolgere feroci critiche al padre e per scatenare violenti litigi con il fidanzato coinvolto in loschi affari e dal quale è attratta al solo livello sessuale.

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