Collana diretta da Gabriel Maria Sala.

La collana mediazioni culturali diretta da Gabriel Maria Sala, propone testi d’esperienze che si confrontano con attraversamenti di confini geografici, culturali o esistenziali. I lavori che saranno pubblicati racconteranno le mediazioni che sono state necessarie per dare senso all’esperienze intraprese, agli spostamenti di sguardi su di sé e sugli altri e le altre, e alle trasformazioni nel modo di agire pratiche e interventi. La collana, articolata in tre sezioni, itinerari, ricerche e clinica, accoglie ricerche, esperienze educative o terapeutiche, formazioni e viaggi in contesti culturali differenti. Alcuni libri proposti nascono dal lavoro svolto dagli autori e dalle autrici che hanno interagito con le attività del Laboratorio di Mediazione Culturale, che dalla fine degli anni novanta, opera presso l’Università di Verona

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    Lasciarsi toccare

    17,00

    di Lorenzo Moreni

    Nonostante il desiderio di conoscere meglio un altro mondo diverso dal nostro, il Marocco, proprio per questa ragione, saremo costretti a spostare il focus prima su di noi. Un’operazione preliminare di conoscenza, necessaria e faticosa, per favorire quel processo di ridimensionamento dell’io, così forte e imponente per la nostra cultura, lasciando ampio spazio alle differenze. La competente presenza di Mohamed Berdaddouch, e la chiarezza che egli ha sulla sua funzione di mediatore culturale, ha richiesto a noi viaggiatori e viaggiatrici lo sforzo, di provare a leggere il mondo del Marocco, talvolta senza riuscirci, attraverso le sue lenti. Mohamed non ha seguito il principio del – secondo me – o – io penso che. L’ha oltrepassato aprendosi e aprendoci a quel principio che fa la differenza – da noi si fa così, da noi si pensa

    così, da noi…

    L’idea di trasformare in un unico testo l’insieme dei diari di viaggio, le riflessioni e le scritture successive, si è concretizzata grazie alla generosa disponibilità di tutti e tutte i/le viaggiatori/trici.

    Senza

    FRANCINE ROSENBAUM

    FABRIZIO BERTOLI

    ROSANNA FOGLIATA

    MARIA LUISA COMINCIOLI

    SI MOHAMED BERDADDOUCH

    questo libro non avrebbe visto la luce.

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    Tra le pieghe delle culture

    12,00

    di Maria Grazia Soldati

    “Questo testo è frutto di venti anni di lavoro etno-clinico con famiglie migranti, con le scommesse, le sfide e gli scacchi che la migrazione pone e ha posto loro; è il frutto anche dell’incontro con le mie domande e quelle degli operatori dei servizi socioeducativi. Domande che hanno orientato la mia azione clinica verso la ricerca e sperimentazione di nuove pratiche di lavoro quali la costruzione di spazi di mediazione culturale, l’utilizzo della mediazione linguistica culturale e del lavoro etnoclinico. Stare in uno spazio di mediazione culturale è stato, ed è per me, un ambito di esperienza che ci può spostare dalla nostra sfera puramente individuale e etnocentrica verso il mondo degli altri. Per lo straniero, il migrante, l’altro culturale, può rappresentare invece uno spazio di riconoscimento attraverso la possibilità di mostrarsi nel proprio sapere culturale.” (L’autrice)

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    Lo sguardo dietro

    14,50

    di Maria Grazia soldati

    Sono partita per andare nel Punjab del Pakistan con il desiderio di tornare con nuovi saperi utili a rinnovare l’incontro con le molte donne e famiglie pakistane che incontro nelle scuole, nei servizi sociali, nelle comunità e nelle case. Grazie alla presenza complice del mio accompagnatore, mediatore culturale, ho immaginato che il viaggio potesse aiutarmi a comprendere meglio il mondo della loro origine.

    Costruendo un itinerario che offrisse un arricchimento del mio sguardo, attraverso gli incontri nei villaggi tradizionali come nelle metropoli, all’Università del Punjab come nei Women Crisis Centres di Lahore, la mia esperienza è divenuta via via sempre più ricca e complessa. Ma grazie al partire da sé, da quel continuo essere interpellata sul “chi sono io”, in un farsi e disfarsi della mia identità di genere, di ruolo familiare, della mia posizione di donna occidentale e di ricercatrice e dall’azione congiunta di Mediazione Culturale come ricerca di strategie interattive, traduzioni linguistiche e mediazioni relazionali indispensabili per facilitare la conoscenza è emersa la narrazione scritta di come ho incontrato il Pakistan.

    Un viaggio di formazione in età adulta, un percorso di ricerca in cui il viaggio stesso ne è diventato il campo, in grado di emozionare, perturbare e nel contempo creare nuovi saperi, visioni e punti di vista su di Me, su di Noi e sugli Altri e le Altre.

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    Noi e l’oro

    15,00

    di Simone Perin

    Oggi che le scienze sociali ci hanno resi consapevoli della natura multivocale e plurale del lavoro di cura, e del carattere problematico dei percorsi identitari, diventa urgente che ai livelli del noi – nei nostri gruppi, nelle nostre istituzioni – i processi e i prodotti culturali si possano svincolare dalla loro aderenza a determinati modelli, contribuendo a restituire il concetto di cultura ai luoghi in cui esso viene ridefinito e riattualizzato. È il tempo di ripensare la nostra idea di universale, che troppo spesso occulta le differenze, e finisce per occupare tutto lo spazio della riflessione e delle pratiche.

    L’esperienza di ricerca raccolta nel testo di pone quindi l’obiettivo di testimoniare il vincolo a vivere, imparare e sperimentare, sul campo, i paradossi e le contraddizioni dell’incontro con l’Altro, della rivendicazione di sé, delle costruzioni identitarie; è la politica della testimonianza, che costituisce un senso di differenza e di vita, poiché in grado di liberare e ricostruire spazi, pensieri, metafore, rappresentazioni.

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