Francesco Giostrelli

Francesco Giostrelli

Francesco Giostrelli si è diplomato all’Istituto d’Arte di Verona. Ha insegnato
nello stesso Istituto dal 1972 al 1994. È stato selezionato alle Biennali di Verona
nel 1965-1967. Negli anni ’80 ha diretto la Galleria Campidoglio di G. Meneghini,
negli anni ’90 la Galleria Arts-Nouveaux di A. Mancassola.
Nel 2013 ha pubblicato il romanzo “L’impostura iconica”, ed. Gondolin.
Oggi ha pubblicato “Breve saggio sulla visione dell’arte”, ed. QuiEdit
Attualmente è rappresentato dalla Galleria Spazio 6 di G. Zanini a Verona.
Vive e lavora a Verona.

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    Breve saggio sulla visione dell’Arte

    €10,00

    di Francesco Giostrelli

    Il saggio parte dalla considerazione che l’arte non può narrarsi, quindi trattasi di storia della visione interpretativa.
    Un racconto che mette in evidenza le qualità grafico-plastiche della rappresentazione che si reggono sulla internazionalità progettuale e sulla creatività operativa.
    Pertanto la rappresentazione artisticamente valida è il risultato di un’abilità esecutiva e di una capacità interpretativa che danno visibilità a tre ordini di riferimento
    fondamentali: la narrazione, la descrizione e la documentazione (un surrogato della realtà, espressione dei mezzi di comunicazione di massa).
    Una condizione resa possibile grazie all’acquisizione dell’armonia, un patrimonio qualitativo comune sia all’autore che all’osservatore e capace di favorire la fruizione
    dell’opera. Con la comparsa dell’Astrattismo, il referente, inteso come realtà da interpretare, che aveva ragione di essere nei tre ordini sopra-esposti, venne sostituito
    da un immaginario interiore e intuitivo privo di forma che si reggeva sul solo dato armonico.
    Frattanto, nel tentativo di spostare in avanti i limiti di una ricerca sempre più radicale, sorse in seno all’arte astratta una rivolta contro ogni intenzionalità progettuale
    a favore di una casualità inconscia quanto selvaggia che prese il nome di “Action-painting” dal luogo di provenienza. Essa abolì ogni ricerca formale e conquista
    armonica, punto ineludibile di riferimento di tutta l’arte passata e presente e istituì come prassi creativa l’incompetenza e l’arbitrio conferendo al caos un credito
    pseudo culturale, come se il disordine appartenesse alla vera arte.

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