Collana diretta da Guido Cusinato.

L’intenzione che anima il progetto culturale, da cui sono nate la rivista e la sua collana editoriale, vuole essere innanzitutto quella di promuovere una riflessione non riduzionistica sulla condizione umana, offrendo un libero spazio di discussione critica sui temi di una filosofia vissuta come esercizio di ridestamento e di trasformazione. Questo implica la capacità di spostare lo sguardo verso la periferia, cioè anche verso tematiche e autori che negli ultimi decenni erano rimasti al margine del dibattito filosofico o venivano guardati con sospetto. Per far questo la soluzione più feconda è quella di caratterizzare la rivista anche attraverso un dialogo fra esperti della filosofia antica, moderna e contemporanea.

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    PeriagogeTeoria della singolarità e filosofia come esercizio di trasformazione

    di Guido Cusinato

    E se la singolarità prendesse forma nel trasgredire, nel deviare, nel trascendere, nell’esprimersi? E se all’origine ci fosse la necessità di far fronte all’imprevisto, all’esperienza di una crisi radicale che porta a uscire al di fuori di sé, fino ad arrivare a viversi come una sorpresa?

    Con «singolarità» Cusinato intende il risultato d’un processo creativo d’individuazione che si concretizza in una forma espressiva unica e irripetibile. Ciò che caratterizza la singolarità non è dunque l’identità d’una sostanza, ma l’unicità d’un percorso espressivo. E tale unicità si costituisce in una conversione (periagoge) del posizionamento nel mondo che porta a far breccia sugli orizzonti del senso comune, fino a inaugurare un nuovo inizio. Una singolarità può essere un’opera d’arte, un gesto, un evento, una persona. È a partire da questo intreccio fra singolarità, crisi e autotrascendimento che Cusinato delinea una nuova fenomenologia della persona: la persona non è un «centro spirituale» che s’incarna in un corpo e neppure una continuità di stati della coscienza o un’unità assembleare. La persona è piuttosto un ordine del sentire unico e inconfondibile che facendosi contagiare dall’esemplarità altrui viola la propria chiusura operativa. È un sistema non autopoietico che opera sostituendo il paradigma immunitario con quello del prendersi cura del mondo. La crisi del proprio orizzonte d’intrascendenza non è un evento patologico da neutralizzare, ma ciò che permette l’apertura al mondo. Nella persona la fame di nascere (la fame propria di un vivente che non finisce mai di nascere) si fonde così con la cura del desiderio che dà forma alla propria excentricità.

     

    29,00
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    La Fenomenologia nella Settima Stanza: Gerda Walther ed Edith Stein

    di Lucia Vantini

    Con Edith Stein e Gerda Walther la fenomenologia si spinge nella settima stanza, addentrandosi nello spazio straordinario e inquieto dell’esperienza mistica. Qui il mondo si esprime nella forma di un’oscurità feconda, capace di trasformare e rigenerare le storie. Queste due donne hanno saputo farne un tesoro da spartire, ispirando con la loro scrittura non solo le singolarità ma anche quelle piccole e grandi comunità che non si rassegnano a vivere di apatia verso le esistenze e i destini più feriti.

    16,00
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    Ideare

    di Giacomo Pezzano

    La filosofia di Deleuze è andata sinora incontro a un destino ambiguo: il suo “rovesciamento” del platonismo è stato celebrato da alcuni, demonizzato da altri, ma non così spesso compreso nel suo rigore e nella sua complessità. In questo libro, Pezzano si propone di ripensare Deleuze liberandosi dall’imperativo di ricondurlo al “postmoderno” e alla teoria dello spontaneismo del desiderio, e sforzandosi piuttosto di portare in superficie le questioni concrete che il suo pensiero consente di far vedere: che cos’è un problema? Come funziona una domanda? Com’è possibile che ci siano cose nuove? Come avvengono le trasformazioni? Qual è lo statuto delle relazioni? Che cosa capita quando avviene un incontro? Ma soprattutto: che cosa nasconde un’idea? Ecco allora che l’incessante lavoro creativo di Deleuze mostra tutta la sua radicalità: chiedersi non tanto “che cos’è un’idea?”, quanto piuttosto “che cosa significa ideare?”, e fare di questo interrogativo l’oggetto principale di tutta la filosofia. È a questo punto che anche il rapporto di Deleuze con Platone può guadagnare una nuova prospettiva.

    13,50