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    Fascicolo personale

    di Gabriele Fedrigo

    Fascicolo personale è la storia di un uomo trasformato in π da un fantomatico sistema chiamato zona, un’azienda all’avanguardia nella lavorazione e nella manipolazione di materia grigia cerebrale. Fascicolo personale è anche la storia di uno sguardo gettato sulla banalità di una vita spesa a maneggiare carte e a evadere pratiche. Il famoso Pi greco (3,14159265358…) non è solo il nome di una delle tante specie di corpi che popolano la zona, ma è assurto a simbolo del compito svolto dai π. Un compito noioso, poco remunerativo, spesse volte frustrante, qual è appunto rincorrere e acciuffare carte, fogli e documenti, per poi instradarli e farli arrivare, quando possibile, alla loro destinazione: un fascicolo personale da riporre, chiusa la carriera, sugli scaffali impolverati di una soffitta o di una cantina.

     

    24,00
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    La bomba

    di Orio Grazia

    Siamo nella campagna veneta, all’indomani della Liberazione.

    Alcuni ragazzi costituiscono un gruppo per portare a termine il pericoloso progetto di perforare un ordigno inesploso, da cui ricavare la povere nera.

    Durante gli incontri segreti i dialoghi, sempre più liberi, rivelano le ingenuità delle menti giovanili, ma nello scambio di battute traspaiono in tutto il loro peso anche la propaganda del Ventennio e la tradizione dell’ambiente rurale. I toni delle discussioni si fanno sempre più accesi, nel goffo tentativo di far prevalere gli interessi del singolo; alla fine si impone la comune, straripante voglia di vivere e di gestire la riguadagnata libertà dopo gli anni difficili della guerra.

    16,00
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    La protesta del lupo

    di Orio Grazia

    Un dialogo improbabile, tra il lupo della fiaba di Cappuccetto Rosso e uno scrittore in cerca di fortuna, alle prese con il remake della nota storiella, diventa il luogo virtuale per una profonda riflessione su varie problematiche della vita di relazione. La protesta dell’animale, che non sopporta di essere l’immagine della cattiveria e della perfidia, viene raccolta dall’autore, il quale si sofferma con profondità di pensiero sulle considerazioni dell’interlocutore uscito da una pagina del libro che sta riscrivendo.

    Alla fine la vicenda che tutti conoscono si trasforma radicalmente e i ruoli si mescolano fino ad invertirsi; al lettore viene proposta una vicenda che mette a nudo le peggiori meschinità dell’uomo, proprio attraverso le parole con le quali dimostra spesso e impunemente il suo disprezzo verso i propri simili e gli animali.

    14,00
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    Giulietta e Romeo

    di Lisa Albertini

    Il silenzio, leggero, diffuso, ospitava l’intimità degli

    sguardi. La luce della torcia, appesa al muro della

    casa, arrivava con i suoi bagliori poco distante dalla

    figura di Romeo, lasciandola tuttavia in ombra

    Una storia nata nel XIV secolo in città, una Verona medioevale abitata vivacemente da molti, attraversata dal fiume costellato di mulini e luogo di traffico mercantile, amata dai gabbiani poggiati sull’acqua, o agli argini sotto ai rami dei tigli e dai piccioni, sempre presenti a sorvegliare piazze e torri, governata dagli Scaligeri suoi signori, fautori di arte e cultura, protetta da chiese e abbazie. Dove lotte politiche interne diversificavano, nonostante tutto, gli abitanti, dividendoli sempre in due fazioni, sino a sconvolgere l’unione di una giovane coppia, negli anni divenuta simbolo.

    15,00
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    Il tempo della felicità

    di Lulù Leblanche

    Loris, cresciuto con un senso di pericolo costante, dovrà affrontare molte difficoltà per superare il senso di colpa, vergogna, inadeguatezza che si porta dietro dal passato. Lui è solo

    un adolescente, e il dolore e la rabbia che prova a volte gli sembrano intollerabili da sopportare. Passo dopo passo, Loris imparerà a fare le sue scelte e a vivere i suoi desideri nonostante tutto, e scoprirà che tutto il dolore del passato l’ha reso più forte, e gli ha anche dato la capacità di troverà la sua unicità.

    14,00
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    In horas et in menses

    di Carla Facchinetti

    In horas et in menses è una serie di racconti ideati e scritti da Carla Facchinetti, pensati come pratica traduttiva per i licei e per le università. Utilizzabili sia con il metodo tradizionale che con il metodo Ørberg, i racconti sono comprensivi delle diverse strutture morfo-sintattiche che gli studenti affrontano nello studio della Lingua latina nel biennio/triennio liceale e all’università.

    5,00
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    Il rosso è un colore

    di Antonino La Russa

    Chi era Galileo, quando ancora non era lo scienziato che conosciamo attraverso le immagini del processo del 1633 e della vecchiaia?

    Nella Padova della fine del Cinquecento, egli è un giovane professore di discipline matematiche, che conquista una vasta platea di studenti, tanti amici ed estimatori; tuttavia, nello stesso tempo attorno a lui si vanno stringendo nemici mossi da invidia e fanatismo, i più torbidi impulsi umani. Ma perché, ora, accetta di entrare in una storia di latrocinio, delitti, congiure che toccano anche l’Università (lo Studio, come si chiamava allora) e lo Stato Veneziano, minacciato da pericoli esterni? Come riesce a trasformare una vicenda terribile in un’occasione di esercizio della prudenza e della spregiudicatezza, dell’ingegno e dell’astuzia, salvando la famiglia di un suo caro amico? E perché la sua vita si complica ulteriormente quando conosce Marina, la donna che gli darà tre figli e che anni dopo abbandonerà, per ritornare in Toscana?

    Nella vicenda del romanzo, il gioco del verosimile emerge da uno sfondo storico ricostruito con notizie e linguaggi tratti da fonti conosciute (gli studi di Antonio Favaro, la descrizione della Padova del Seicento di Angelo Portenari, il poderoso epistolario galileiano, le commedie di Ruzante, per citarne alcune) e, poi, da inediti: un documento scoperto all’Archivio di Stato di Padova, dall’autore di questo romanzo, e pubblicato negli Atti dell’Accademia galileiana, altri inediti in fase di studio, e infine un manoscritto conservato presso la Biblioteca dell’Università di Padova

    20,00
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    Allegra e le 96 tesi – Il principe chierico

    di Salvatore Carachino

    In una villetta di campagna tre giovani amici ingegneri chiamano per una serata in allegria una professionista del piacere della quale hanno notizia come donna molto attraente ed anche come colta e vivace conversatrice scommettendo su chi sarà scelto per restare solo con lei, ma al suo arrivo e poi con il sopraggiungere di altre due sue compagne essi rimarranno a lungo sospesi tra una possibilità di svago al di sopra di ogni aspettativa e una situazione che si prospetta molto intrigante.

    Le tre donne si presentano come suore ribelli e disinibite, impegnate in una vasta e segreta organizzazione per diffondere un libello clandestino con 96 tesi (una in più delle tesi di Lutero!) per una riforma della Chiesa a cominciare dall’abolizione del celibato. Un soggetto incendiario nella cornice di una giostra diabolica.

    Il principe chierico è il racconto dell’anziano professor Salvo che ha scritto l’Allegra e che, di ritorno nel paese di origine in Salento per vendere la piccola proprietà avita di campagna, spera anche di affidare la sua opera a gente di teatro. Conosce Amira, impiegata alla reception nel suo albergo, una siriana quarantenne con un figlio studente in una azienda agraria e un figliastro operaio agricolo del quale la signora rivela un interesse all’acquisto del campo. Pur riservata sulla sua vita e sul rapporto col marito più vecchio di lei lasciato nell’infelice madrepatria, la straniera sarà l’unica lettrice della commedia ed anche estimatrice delle altre opere del professore.

    In un clima di amicizia e di intesa intellettuale essi partecipano ad eventi culturali in paese, ma da estranei e trovando spesso rifugio in biblioteca, dove i libri aprono ad Amira un mondo nuovo mentre per il suo accompagnatore essi rappresentano una resa di conti con il suo passato. Nelle loro visite alla sua desolata campagna in vendita e in altre escursioni sul territorio salentino Salvo racconta della sua infanzia e prima giovinezza nella famiglia contadina, dei suoi studi in una fase storica di osmosi sociale e della ragazza amata un tempo che a lui sembra di rivedere nell’ascoltatrice, eletta a figura sostitutiva. E come la primavera con i suoi fiori si riprende il paesaggio degli ulivi devastato dalla malattia, così la straniera pare destinata a riversare la sua forza vitale su una terra che il vecchio invece abbandona per sempre. La parola è tesa a distinguere tra responsabilità e destino in una storia segnata da fedi e istituzioni in ritardo con la modernità, da deboli legami sociali e distacchi dolorosi.

    17,00
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    Una lanterna aggiunta – Ritorno in accademia

    di Salvatore Carachino

    Soti Pasina, direttore di biblioteca in un paese del Salento, ha riportato da un viaggio in India con la figlia Sofia e l’amica di lei Claudia una serie di fotografie del grande raduno religioso del Kumbh Mela. Il francescano Alfonso Aloisio ne propone una selezione per l’attività parrocchiale. Gli incontri in un circolo letterario diventano occasione di dialogo sul destino delle religioni. Sono saltuariamente coinvolte le due giovani, aggressiva e malinconica Sofia, allegra e tempestosa Claudia. Esse sono sospese tra educazione laica e ascolto di un uomo di chiesa ritenuto personalità carismatica.

    Emerge l’idea che i credenti, se vogliono vivere nel mondo moderno, sono chiamati a tradurre i contributi rilevanti della loro fede in un linguaggio universalmente comprensibile e a rinunciare non alla loro tradizione identitaria, ma alla autorità vincolante e alla validità universale che quel passato ha sempre preteso. Al gruppo di viaggiatori si è accompagnata una signora, Gaia, la cui immagine ricorrente lascia intendere l’origine di una storia d’amore con Soti destinata a nuovi sviluppi. Anche per la saltuaria presenza della donna sulla scena degli incontri nasce tra Pasina e l’Aloisio una sotterranea sfida come alla conquista di un’anima.

    Per il frate alla suggestione per lo spettacolo religioso si aggiunge così una specie di incantamento, forse una nascosta crisi esistenziale, nel rivivere attraverso foto e racconti una straordinaria avventura che va dalla visita al raduno religioso ad altri magici paesaggi naturali ed artistici della regione indiana.  Ritorno in accademia è la commedia che si immagina scritta dal Pasina con un personaggio femminile destinato alla interpretazione della figlia, attrice dilettante, laureata senza lavoro stabile, e ciò nell’intento di tenerla legata al teatro come officina sociale e quindi al paese. Nella trama Toti, ex parlamentare agli arresti domiciliari accusato di gravi reati, ha ottenuto dal giudice la possibilità di recarsi nella vicina sede di una accademia letteraria dove dovrebbe ravvedersi con buone letture. A contrasto con squallide e torbide figure per le quali non esiste salvezza spicca la figlia ribelle che, pronta all’irrisione e al sarcasmo, ostinata ma anche rassegnata al fallimento, non perde occasione per rivolgere feroci critiche al padre e per scatenare violenti litigi con il fidanzato coinvolto in loschi affari e dal quale è attratta al solo livello sessuale.

    20,00