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    Verona (Provincia di Gardaland)

    di Mario Magagnino

    A raccontarlo così, non sembrerebbe quasi possibile. Perché viviamo nella società dell’immagine, ma può capitare di sentirsi dire, da una estetista, che «lavora nel mondo dell’immagine». O di incontrare un giovane “PR di discoteca”, convinto di essere occupato nelle relazioni pubbliche. Fino a qualche tempo fa, l’insegna di una tipografia ben visibile su una strada di grandissimo traffico, spiegava che questi volonterosi tipografi stampavano «moduli continui, déplant, magliette, marketing»! La domanda sorge spontanea: il mondo della comunicazione è capace di comunicare sé stesso? Dopo aver letto questo libro, la risposta è altrettanto spontanea: sì! È sufficiente lasciarsi prendere per mano da Magagnino e farsi raccontare – con il suo stile secco e senza troppi svolazzi – che cosa veramente sia la comunicazione d’impresa e quali strumenti concorrano a costruire un’efficace immagine di marca. Senza reticenze e falsi moralismi, l’impresa deve comunicare con ogni mezzo a sua disposizione – dall’asilo aziendale al necrologio – la sua esistenza e la sua presenza a tutto il mondo che le sta attorno. Fino a far pensare che Verona, la città di Romeo e Giulietta, sia in provincia di Gardaland! Silvano Tommasoli.

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    La narrazione sportiva

    di Paolo Dell’Aquila

    Il sistema sport si caratterizza oggi per un complesso mosaico di reti che si sviluppano grazie alla globalizzazione, interessando i media e le aziende. Le manifestazioni olimpiche sono un fenomeno sia universale, per la loro portata e per i valori che esprimono, sia locale, per il richiamo alle culture territoriali. In questo libro si studia lo sviluppo della globalizzazione e l’emergere delle audience sportive, con un’ottica rivolta al linguaggio del giornalismo ed alle nuove forme di comunicazione. Le trasformazioni dell’homo ludens di Huizinga ci porteranno ad interrogarci se il nuovo atleta, prigioniero dalla sportivizzazione e delle esigenze del megasport, rimanga all’interno del modello della prestazione e del record o se sviluppi maggiore capacità riflessiva. È possibile parlare oggi di uno sport più capace di integrare le molteplici dimensione del benessere, più in grado di porsi come obiettivo il maggiore equilibrio individuale e sociale? Ci sono tracce di un aumento della riflessività del moderno edonista virtuoso, più in grado di moderare aspirazioni e stili di vita, in una visione più sana e più “etica” dello sviluppo sociale ed ambientale? Il sentiero intrapreso con questo studio riparte dalle domande precedenti, per riflettere sulla comunicazione sportiva e sulle pratiche di gioco e per capire se in esse si possano ravvedere sintomi di un superamento della “vecchia” cultura del record e della prestazione.

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