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    Il fascismo e l’universo femminile

    18,50

    di Mirella Leone

    Donne, “madri della razza”, fattrici di futuri soldati, al centro dell’ideologia e del programma politico del fascismo. Donne che rispondono con il dissenso o con il consenso, entrambi fondati nell’interiorità, a partire dai bisogni, dall’aspirazione femminile all’autodeterminazione. Un rapporto, fra il fascismo e l’universo femminile, che viene analizzato e ricostruito attraverso il materiale documentario, dal punto di vista della storia di genere, contestualizzato nella storia nazionale e in quella locale, di Verona, dove le vicende emblematiche di tre donne confermano e integrano le tesi del saggio. Nella convergenza fra storia locale e storia di genere risulta una visione complessa, con aspetti poco noti e, per certi versi, imbarazzanti, come quello del consenso femminile al fascismo.

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    De tintinnabulis – Le campane

    15,50

    di Girolamo Maggi

    (a cura di Lorenzo Carpané)

    Il trattato, diviso in 20 capitoli, passa in rassegna dapprima una storia delle campane e poi il suo uso moderno nelle diverse forme; vi si leggono anche riferimenti alla sua permenenza a Cipro. L’interesse del trattato è dato non solo dalla ricostruzione – more erudito – della storia dell’uso delle campane, corredata da una fitta rete di richiami testuali, fatti a memoria a causa della condizione di schiavitù e della conseguente mancanza di libri, ma anche dalla dimensione geografica, che testimonia dell’uso delle campane all’epoca, anche in territori non cattolici.

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    Guerra fredda e dintorni

    26,00

    di Francesco Alberti

    Guerra Fredda e dintorni è un libro che descrive cinquant’anni di storia contemporanea, descrivendone gli eventi più significativi, le teorie geo-politiche e geo-economiche che l’hanno caratterizzata, le strutture statali che l’hanno sostenuta e le figure politiche che l’hanno contraddistinta. Di Guerra Fredda in questo libro non si parla solo al passato, ma al presente, descrivendo situazioni contingenti, proponendo al lettore argomenti seri di discussione e, guardando al futuro, argomentando scenari a divenire, che influenzeranno non solo la vita delle nazioni ma, altresì, e soprattutto, quella delle persone, in un contesto globalizzato che ha integrato il destino di tutti noi.

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    Ibridismo, scambio, traduzione culturale

    13,50

    di Peter Burke

    Traduzione a cura di Alessandro Arcangeli

    Negli ultimi decenni la globalizzazione, gli incontri e le assimilazioni culturali, i processi di acculturazione e di ibridazione, sono stati al centro di un dibattito che ha visto confrontarsi studiosi di diverso orientamento, dando vita a contrasti sociali e politici tutt’altro che risolti. Quali le prospettive? Il mondo va verso un’indistinta omogeneità culturale o prevarranno forme di resistenza alla globalizzazione? Si preparano forse nuove sintesi? Dalla Coca–Cola al Bombay mix, da Hernán Cortés a Milan Kundera, le riflessioni distaccate di un brillante storico che non vuole “evadere dalle proprie posizioni nella storia e nella società”

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    Nostalgia dell’eterno ritorno nel Capodanno veneto

    12,50

    di Moreno Menini

    Nella storia veneta il capodanno si è sempre celebrato al 1 Marzo era celebrato nelle nostre campagne sotto una miriade di nomi: Brusa Marso, Bati Marso, Trato Marso, Nar incontra Marso, Cantar Marso, Osade de Marso, Sella Marso, Fora Febraro etc. Questa antichissima festa sacra dell’anno nuovo, nella quale il tempo viene ritualmente sacrificato per rigenerarsi a nuova vita, si è conservata nel folklore del Veneto (e di qualche altra località dell’alta Italia) fino al secondo dopoguerra. Dalla loro analisi emerge la certezza arcaica che la vita umana e cosmica non terminano con la morte ma possono sempre ricominciare un “nuovo inizio”. Nella tesi presentata da questo volume anche la storia e l’arte hanno tratto linfa dalle feste del capodanno veneto: intorno al 1000 d.C. Venezia celebrerà il suo“ nuovo inizio”, l’indipendenza politica e culturale da Bisanzio, istituzionalizzando il 1 Marzo come suo capodanno ufficiale. A partire dallo stesso periodo i più grandi maestri scultori, pittori e miniatori della Valpadana eterneranno la scena di questi riti sul mese di Marzo degli splendidi Calendari Medievali Cristiani che adornano le nostre Chiese e Palazzi.

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    Montagne di sangue

    11,00

    di Andrea Toffolon

    Omicidi, aggressioni, stupri, angherie. Faide interminabili tra famiglie aristocratiche. Le pratiche messe in atto da alcuni nobili per imporre il proprio dominio sul territorio. Il tentativo dei rappresentati della Repubblica di Venezia di gestire queste situazioni attraverso gli strumenti del diritto. E ancora: sacerdoti lontani dagli ideali tridentino; giochi folli e brutali… Da una ricerca condotta su molteplici fonti, emerge la quotidianità della violenza di una città della Terraferma veneta.

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    La chiesa romanica di San Michele Extra e i suoi affreschi

    20,00

    di Gerardo Carcereri

    Non c’è vita fuor dalle mura di Verona, ma solo purgatorio, tortura, inferno.” (Romeo e Giulietta, Atto III)

    Eppure nella chiesa romanica di san Michele extra, appena fuori da queste mura, v’è una sublime visione del Paradiso. Nel vasto affresco del suo coro monastico infatti si può ancora contemplare la scena finale del Paradiso dantesco (Par. XXXIII. 115-132). Essa fu dipinta quando vi era badessa Francesca Della Scala, figlia di Cangrande I – il Signore di Verona al quale Dante aveva dedicato il suo Paradiso –  e vi erano monache tre nipoti del sommo vate: Gemma, Alighiera e Lucia.

    Sulla destra si erge la figura di San Bernardo – grazie al quale fu concessa a Dante la visione del Dio trino – proprio accanto ad una mandorla trinitaria formata da “tre giri” (archi dell’iride, e non già cerchi) “di tre colori e d’una contenenza”. Il giro o arco inferiore – quello del Figlio – “come iri da iri, pare riflesso” di quello superiore – del Padre – “e il terzo” – ‘arcobaleno profondo dello Spirito – “pare foco” che irradia luce e faville negli altri due (“quinci e quindi igualmente spira”). Guardando poi nel secondo arco, lo si vede “pinto della nostra effige”. Si scorge cioè in esso il volto del Cristo – il Crocifisso – identico, come in ogni altro “Trono di grazia”, a quello del Padre.

    Al nostro triplice arcobaleno fanno infine da corona i simboli del creato, che qui a noi tutto “si squadérna”: i clipei dei quattro “esseri viventi” (uomini e animali), il fregio fitomorfo e i lapidei segnaposti delle monache (regno vegetale e minerale). La Trinità qui dunque ci appare – come già a Dante – “un riso dell’universo” (Par. XXVII, 4).

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    Giro d’Italia in 150 giochi

    14,00

    a cura di Dino Mascalzoni e Associazione Giochi Antichi

    Ispirato alla celebrata gara ciclistica a tappe, il giro d’Italia in 150 giochi, vuole ricordare il 2011, 150° anniversario dell’Unità d’Italia, non solo attraversando la penisola ma idealmente soffermandosi a giocare nei vari territori. L’intero Giro sarà un’occasione per sottolineare l’importante ricorrenza e promuovere la cultura dei Luoghi attraverso il gioco di tradizione quale importante catalizzatore di conoscenza, tipicità e rispetto ambientale. Venti le regioni attraversate dall’evento ludico, centocinquanta i giochi vissuti nelle altrettante tappe. Dalla suggestiva Verona per arrivare, dopo un affascinante percorso nel cuore di Torino, attraversando piccole contrade, paesi e città, tutte collegate dalla comune passione ludica viva e attiva. La partenza del Giro è da Verona, in particolare dalla Facoltà universitaria di Scienze Motorie e Sportive, in onore agli studenti che utilizzando dati ed informazioni archiviate nel “Centro di Documentazione sul Gioco Tradizionale di Casa Colombare” dall’ Associazione Giochi Antichi in 10 anni di ricerca, hanno disegnato il giro, ricercando e confrontando il tema del gioco tradizionale in relazione alle regioni attraversate. Per chi ci seguirà in questa avventura, sarà un’opportunità unica per visitare il nostro Paese, cogliendo ed assaporando i valori del gioco di tradizione, così come quelli storici, culturali e paesaggistici.

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    Di qua e di la’ dell’Ongarine

    15,00

    di Veronica Nicolis

    “I ghe dasèa quel che i no podèa torghe”.

    Sofferenze e gioie nei ricordi degli abitanti di Avesa e Quinzano: mestieri, calendari popolari e aneddoti conservati nella memoria di chi li ha vissuti

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