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    Corpi del re – Condannati e condanne nella Francia del XVIII secolo

    di Arlette Farge

    Ladri, truffatori, mendicanti, soldati, violenti, assassini, disertori, banditi, bestemmiatori, uomini e donne: una rappresentazione sintetica e appassionante di una città in ebollizione, violenta, pronta a esplodere, incline alla rissa come alle manifestazioni di gioia. Su tutto questo, l’ombra di un potere che celebra la forza monarchica attraverso l’orrore del supplizio, che colpisce corpi, imprigionandoli e straziandoli. Una guida inconsueta fra caffè, taverne, piazze, mercati, sagrati della Parigi dell’età dei Lumi, e insieme una riflessione sul diritto moderno, le pratiche giuridiche, il percorso storico della giustizia.

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    Scopri i tesori di San Zeno

    di Paola Pisani

    • Sfoglia le pagine e scopri i tesori di San Zeno
    • Attività, CD-ROM 3D interattivo e adesivi per completare le pagine
    • Notizie e curiosità sulla vita del Santo di Verona
    • Approfondimenti architettonici sulla Basilica di San Zeno a Verona
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    Banditi a Torretta

    di Attilio Ravagnani

    Il bastion de la Croxeta sorgeva allo sbocco del Nichesola nel Tartaro. La mattina del 27 settembre 1682 un fornito gruppo di uomini sotto il comando di Giacomo Nicoletto, capitano della guardia di Legnago, irrompe nella torre, sale al piano superiore e fa prigionieri Giacomo Grego e Giustina Cavarzere che ancora dormivano sugli stramassi.

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    Montagne di sangue

    di Andrea Toffolon

    Omicidi, aggressioni, stupri, angherie. Faide interminabili tra famiglie aristocratiche. Le pratiche messe in atto da alcuni nobili per imporre il proprio dominio sul territorio. Il tentativo dei rappresentati della Repubblica di Venezia di gestire queste situazioni attraverso gli strumenti del diritto. E ancora: sacerdoti lontani dagli ideali tridentino; giochi folli e brutali… Da una ricerca condotta su molteplici fonti, emerge la quotidianità della violenza di una città della Terraferma veneta.

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    La lingua italiana e l’idea di nazione

    di Mirella Spiritini Massari

    “Non so a voi, ma a me capita a volte di avere un’intuizione che però presenta tante facce difficili da identificare e raccordare. Siamo davanti a mille rivoli e non ci resta che darci da fare per mettere ordine e distinguere i vari argomenti cercando di creare una progressione accettabile.

    Iniziamo dalla parola.

    La parola ci distingue in quanto uomini. L’uomo ha dato un nome alle cose, ai sentimenti, agli dei. Tuttavia la parola in sè è uno strumento, che viene usato dal pensiero per esprimere un’idea o per raccontare una storia. Per di più i significati delle parole spesso col passar del tempo subiscono delle modifiche; insomma hanno a che fare con la storia.

    Dunque la parola, il linguaggio, la storia.

    A questo punto mi è sembrato giusto scegliere tra le tante la parola Italia. L’Italia anticamente era considerata un luogo geografico, nel quale gli intellettuali ancora scrivevano in latino, anche se con molte semplificazioni. Il popolo parlava ormai una lingua volgare, discesa dal latino e diversa nelle varie regioni. Si passa presto al diffondersi di una lingua colta, che è ancora un volgare, ma è soprattutto lingua italiana.

    Dunque l’Italia non è più solo un luogo geografico, ma è un paese unito nella cultura, nel linguaggio, nella storia. In Europa l’Italia è considerata maestra di civiltà, ma nessuno la considera un possibile stato: anche quando le Signorie sono ricche e potenti, c’è sempre la mano straniera che si garantisce il potere supremo.

    Pur con questi limiti tra gli intellettuali si è ormai diffuso il senso della libertà di pensiero, liberando la cultura dalle ristrettezze imposte dalla Chiesa. L’Illuminismo significa tutto questo ed offre alla letteratura uno spazio nuovo. Il Rinascimento trae origine da questo spirito di libertà. Siamo al culmine del Rinascimento nel momento del massimo splendore e tuttavia vi è nell’aria un’inquietudine che risuona nell’opera di molti poeti. Insomma non siamo più al Quant’è bella giovinezza. Il mondo dell’Ariosto, per esempio, solo ad uno sguardo superficiale può apparire sereno. In realtà è pieno di avventure confuse e gratuite, nasconde dunque una visione negativa della vita. Arriviamo poi presto alla controriforma, che blocca la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero; nascono allora solo innocue poesiole e canzonette.

    Il pensiero è comunque sempre vivo e nasce l’Illuminismo con filosofi francesi come Voltaire, Rousseau, Montesquieu ed italiani come Verri, Parini, Cesare Beccaria. I filosofi dunque lavorano e diffondono un pensiero nuovo, presto colto in Francia nel suo significato politico. E siamo alla rivoluzione. Le barricate, Napoleone, un primo assaggio di libertà poi tradito dal dittatore; il tempo corre ed una certa idea dell’Italia prende forma.

    La scossa arriva alla fine del Settecento, quando inizia a farsi strada un pensiero nuovo, nel quale in Italia trova posto l’idea di uno stato. Per realizzarla occorsero molti decenni, molte guerre e molti morti; alla fine pian piano si costruì uno Stato, sempre tuttavia con i confini contesi e spesso incerti.

    (dall’Introduzione)

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    La malattia nel mito

    di Paola Arnaldi

    Nel mito il morbo non declassa i suoi eroi e anche se un’epidemia di peste li fa precipitare anzitempo all’Orco o una malattia si insinua subdolamente nei loro tessuti e cellule minandole progressivamente, gli eroi rimangono tali.

    Lontani sono i campi di battaglia, sempre più affievoliti gli echi degli oricalchi, ma nell’immaginario delle patologie termini come pugna, lotta, o più poeticamente tenzone rinnovano gli antichi ardori… il nemico si è fatto invisibile,

    la sua appartenenza all’Ade non lo rende però meno pericoloso, le armi si affilano impotenti di fronte all’incombente falce saturnia, l’aretè edificata sulla vita “activa” cerca di costruirsi una nuova identità nell’impari lotta contro il male.

    L’orizzonte visivo dai campi di battaglia si restringe al corpo… lo si ausculta in attesa dei sintomi rivelatori, lo si blandisce, lo si neutralizza con farmaci adeguati. La malattia allontana l’infermo dagli umani consorzi, il suo “deserto stato” non attira i mortali, ancor più se aggravato da piaghe nauseabonde, come nel caso di Filottete abbandonato nell’isola di Lemno. Ercole sul monte Eta, avvolto nella tunica sudario, incauto dono di Deianira si appresta ad affrontare la tredicesima fatica, questa volta non contrassegnata dal successo, ma sempre impresa eroica, così come Aiace, dopo aver massacrato in un attacco di pazzia gli armenti innocenti diventa il boia di se stesso uccidendosi, perché la follia, anche se provocata da divinità, non ammette attenuanti.

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    Nostalgia dell’eterno ritorno nel Capodanno veneto

    di Moreno Menini

    Nella storia veneta il capodanno si è sempre celebrato al 1 Marzo era celebrato nelle nostre campagne sotto una miriade di nomi: Brusa Marso, Bati Marso, Trato Marso, Nar incontra Marso, Cantar Marso, Osade de Marso, Sella Marso, Fora Febraro etc. Questa antichissima festa sacra dell’anno nuovo, nella quale il tempo viene ritualmente sacrificato per rigenerarsi a nuova vita, si è conservata nel folklore del Veneto (e di qualche altra località dell’alta Italia) fino al secondo dopoguerra. Dalla loro analisi emerge la certezza arcaica che la vita umana e cosmica non terminano con la morte ma possono sempre ricominciare un “nuovo inizio”. Nella tesi presentata da questo volume anche la storia e l’arte hanno tratto linfa dalle feste del capodanno veneto: intorno al 1000 d.C. Venezia celebrerà il suo“ nuovo inizio”, l’indipendenza politica e culturale da Bisanzio, istituzionalizzando il 1 Marzo come suo capodanno ufficiale. A partire dallo stesso periodo i più grandi maestri scultori, pittori e miniatori della Valpadana eterneranno la scena di questi riti sul mese di Marzo degli splendidi Calendari Medievali Cristiani che adornano le nostre Chiese e Palazzi.

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    Andata de mal per questo ziogo

    di Margherita Corsi

    Ai veneziani di età moderna piaceva giocare d’azzardo, è risaputo. Meno noto è che tanti di loro fossero soliti dedicare il proprio tempo e denaro ad un tipo molto particolare di scommesse. Un piccolo gruppo di documenti dell’Archivio di stato di Venezia racconta le storie di alcuni di questi giocatori e soprattutto giocatrici che, nella Venezia tra Sei e Settecento, si interessavano al gioco «sopra parti di donne gravide» o come veniva chiamato più comunemente «gioco di panze».

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    I padri di Lilith

    di Lucia Fiorio

    Un percorso a passo leggero, con uno sguardo divertito ma serissimo, attraverso il modo in cui gli uomini hanno rappresentato, immaginato e catalogato le donne nel corso dei secoli. Una ricostruzione della figura della strega e delle sue trasformazioni fra arte, storia, letteratura. Una proposta a guardare il mondo con occhi diversi, con la precisa convinzione di parlare a un presente figlio di rappresentazioni che vollero la donna oscillare fra rassicurante presenza e perturbante, affascinante, minaccia.

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