Gabriele Fedrigo
Aspirante scrittore di varietà e di epifanie domestiche. Dopo la folgorazione con Paul Valéry, si è messo a sondare l’effimero della vita.
- Filosofia e poesia
- Male
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(0)By : Gabriele Fedrigo
Nel tempo che ci resta
€17,00di Gabriele Fedrigo
«Quando abitavamo tutti insieme e la morte non aveva ancora mietuto quel piccolo mondo sgangherato cui stavamo aggrappati come fanno i naufraghi con la scialuppa di salvataggio, il mattino era sempre mia madre ad alzarsi per prima dal letto. E se ciò non accadeva, e di motivi ce ne potevano essere, alzarsi senza vederla girare per casa metteva tristezza. Se invece tutto scorreva nella normalità di sempre, normalità che rafforzava in me l’idea benefica di una realtà su cui potevo ancora fare affidamento, tanto ero impigliato in un mondo che mi parlava solo di corpi vanamente in lotta con la contingenza, sentire i rumori che lei faceva, rumori che piano piano avrebbero risvegliato la casa, metteva di buon umore.»
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Homo neuro-aestheticus
€5,70di Gabriele Fedrigo
Con questo lavoro vorrei mettere a disposizione del lettore un tentativo di accostarmi alla neuroestetica di Semir Zeki abbozzato in occasione di un convegno organizzato da Gian Franco Frigo e Fabio Grigenti del Dipartimento di Filosofia dell’Università di Padova. Il convegno svoltosi nei giorni 9 e 10 giugno del 2006 portava come titolo: ‘Anthropos: origine, sviluppo (e fine?) di un concetto’. Elaborato sulla scia di una precedente ricerca, ‘Che cosa può un uomo? Potenzialità biologica, selezione naturale e cervello da Paul Valéry a Gerald M. Edelman’ (Torino, 2005), il mio intervento cercava di interrogarsi criticamente sulla neuroestetica a partire non solo dalla relazione fra estetica filosofica e neuroestetica, ma anche dalla genesi neuronale della nostra poliedrica potenzialità estetica.
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(0)By : Gabriele Fedrigo
Tilt! I carnet Roland Barthes
€19,00di Gabriele Fedrigo
“Se fossi scrittore, e morto, come mi piacerebbe
che la mia vita si riducesse, a cura di un biografo
amichevole e disinvolto, ad alcuni particolari, alcuni
gusti, alcune inflessioni, diciamo:
dei ‘biografemi’, la cui distinzione e mobilità
potrebbero viaggiare fuori da ogni destino e andare a
raggiungere, simili ad atomi epicurei, qualche corpo
futuro, promesso alla stessa dispersione”
(Roland Barthes)
…immagino ora quel “corpo futuro, promesso alla
stessa dispersione”, lo immagino immerso nelle
acque del Neutro…
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(0)By : Gabriele Fedrigo
Sebastian
€8,40di Gabriele Fedrigo
Il sole di nuovo.
La luna di nuovo.
Fuori a Spoon River
sono ancora baci
mentre nel fuoco
brilla la mia testa.
Fra luce ardente
si scioglie
il piacere e il dolore,
e un triste ricordo.
Era ancora di ieri
il nostro muto stare
fra gli oleandri e i noccioli verdi.
E lontano il cumulo di tempo,
le ossa calde
dietro il biancospino
e il ciliegio in fiore.
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(0)By : Gabriele Fedrigo€5,00
di Gabriele Fedrigo
“È come se fosse nel DNA del presepe l’aver
espunto da sé quanto di più alienato e alienante
viviamo dell’ambiente in cui si consumano
vanamente i nostri giorni”
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(0)By : Gabriele Fedrigo
Idiorritmie
€24,00di Gabriele Fedrigo
“Chiamo fantasma un ritorno di desideri, d’immagini, che vagano, che si cercano in voi, talvolta per tutta una vita, e spesso non cristallizzano che attraverso una parola”.
Il fantasma esplorato da Roland Barthes nel suo primo corso tenuto al Collège de France (1977) è una possibilità del Vivere-Insieme: “non è il vivere-a-due, non è il discorso simil-coniugale, che seguirebbe – per miracolo – al Discorso amoroso. [È] un fantasma di vita, di regime, di genere di vita, diaita, dieta. Né duale, né plurale (collettivo). Qualche cosa come una solitudine interrotta in modo regolare: il paradosso, la contraddizione, l’aporia di una messa in comune delle distanze – l’utopia di un socialismo delle distanze”.
Nella parola idiorritmia, tratta dal vocabolario dell’esperienza religiosa dei monaci del Monte Athos, Barthes trova ciò che finalmente farà cristallizzare il suo fantasma come Vivere-Insieme. Lontana dalle forme gregarie e dallo stile di vita eremitico, l’idiorritmia è “forma mediana, utopica, edenica, idilliaca” del Vivere-Insieme. Allora perché non mettersi sui suoi passi? Perché non esplorare questa “utopia domestica”? Perché non cominciare ad assaporare il gusto della parola idiorritmia come possibile stile del Vivere-Insieme?
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(0)By : Gabriele Fedrigo
Gladiator, l’atleta del possibile
€18,90Valéry e lo «sport della mente»
di Gabriele Fedrigo
Nella “Commedia Intellettuale” messa in scena nei Cahiers di Paul Valéry si assiste alla ricorrente comparsa di eroi della mente dediti a scandagliare e a perlustrare la macchina cerebrale che li ha fatti nascere e che li sostiene. Accanto a Monsieur Teste, Leonardo da Vinci e Robinson splende per la sua luce adamantina un personaggio che gioca tanto il ruolo di un cavaliere che di un cavallo e il cui nome è Gladiator.
Nei Cahiers Gladiator funziona da catalizzatore di un vasto progetto di rifacimento dei meccanismi implicati nella valorizzazione degli “oggetti mentali” (idee e immagini) spontaneamente prodotti dal cervello o che quest’ultimo assume più o meno accidentalmente dall’ambiente esterno. Scopo da raggiungere è depotenziare gli effetti di risonanza di quelle “idee” ed “immagini” che, opportunamente mascherate nelle vesti di “idoli”, cercano di sottrarsi alla transitorietà e alla rapida sostituzione a cui sono invece ‘destinate’. Per raggiungere il suo obiettivo Gladiator impugna le sottili lame dell’analisi e un formidabile arsenale di esercizi con cui praticare quello che lo stesso Valéry chiama “sport della mente”. Gladiator non è infatti solo un ‘terapeuta’ delle aberrazioni della sensibilità nervosa, ma anche lo “sportivo” che pratica un “training” con cui rendere duttile, flessibile e plastico il suo “sistema neuro-psichico”.
L’‘agone neuronale’ fra i circuiti deputati alla valorizzazione e quelli della consciousness coinvolti nei processi di relativizzazione di qualsiasi “oggetto mentale” si trasforma in nuova palestra dove Gladiator cerca di addestrarsi e di forgiarsi. L’esperimento atletico si configurerà come un tentativo alquanto peculiare di costruire nel cervello un dispositivo con cui tenersi costantemente aperti a sperimentare “jusqu’au bout” il proprio “possibile”.
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(0)By : Gabriele Fedrigo
Fisiologia delle «opere della mente»
€12,40Paul Valéry al collège de France(1937-1945)
di Gabriele Fedrigo
Quali legami possiamo stabilire fra una scultura di Michelangelo e un sonetto di Shakespeare? E fra una pagina di un romanzo e la fisica quantistica? Durante i suoi anni di insegnamento al Collège de France (1937-1945) il poeta Paul Valéry si propone il “progetto veramente temerario” di reperire quel denominatore comune che sta alla base della vastissima produzione artistica, letteraria, filosofica e scientifica della nostra specie. L’indagine sui meccanismi fisiologici implicati nella “fabbricazione” di quelle che Valéry chiama “opere della mente”, si sviluppa, da un lato, attraverso il tentativo di abbozzare le linee di una “Economia poietica” e, dall’altro, mediante una riflessione sul significato di quel “Capitale intellettuale” che apre la specie umana a un'”immensa avventura”. Da qui le domande: “Che fare… dell’Uomo? – Possiamo farci una nuova idea dell’Uomo? – Possiamo crearci un nuovo scopo, un nuovo desiderio?”
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(0)By : Gabriele Fedrigo
Estetica dell’esistenza e ascesi «gay»
€19,00Appunti intorno a Michel Foucault
di Gabriele Fedrigo
“Il comportamento sessuale è costituito come ambito di pratica morale, nel pensiero greco, da atti di piacere (aphrodisia) che rientrano in un campo agonistico di forze difficili da padroneggiare; essi richiedono, per assumere la forma di una condotta razionalmente e moralmente accettabile, la messa in gioco di una strategia della misura e del momento, della quantità e dell’opportunità; e questa tende, come compimento ideale, a una perfetta padronanza di sé in cui il soggetto è “più forte” di se stesso fin nell’esercizio del potere che esercita sugli altri. Ora, l’esigenza di austerità implicita nella costituzione di questo soggetto padrone di sé non si presenta sotto forma di una legge universale alla quale ciascuno e tutti dovrebbero sottomettersi, ma piuttosto come un principio di stilizzazione della condotta per chi voglia dare alla propria esistenza la forma più bella e compiuta possibile.” (Michel Foucault, L’uso dei piaceri)








