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    Vivere l’incertezza

    a cura di Carlo Chiurco

    Un verso famoso dell’atto V della Tempesta di Shakespeare afferma: «Siamo della materia / Di cui son fatti i sogni». La pandemia ci ha impartito numerose lezioni, ma forse la più importante è proprio questa: l’incertezza è la materia di cui sono fatte le nostre vite. La fiducia che riponiamo nel potere della razionalità calcolante, nella volontà e nella sovranità del soggetto deve (re)imparare a convivere con l’incertezza dell’esistenza. Oltre ad analizzare i vari sensi in cui si declina  l’incertezza, così come sono stati indagati e definiti dalla fisica, dalla logica, dal pensiero antico e dalla filosofia morale, il volume cerca di mostrarne l’importanza sia come virtù morale che come principio della conoscenza: una guida pratica e teorica al vivere.

    20,00
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    Il pensiero medievale

    di Carlo Chiurco

    I mille anni che separano la fine del sistema politico del mondo antico dall’età delle grandi scoperte geografiche sono una delle più ardite e originali creazioni della civiltà occidentale. Teologia, filosofia, etica, estetica si innalzano a vette di complessità inaudite nel segno del continuo confronto con l’eredità del mondo antico da un lato, e la certezza indubitabile per la fede costituita dalla verità rivelata dall’altro. Una verità che l’uomo medievale, come ogni altro aspetto della sua esistenza, non può limitarsi a pensare senza anche viverla e renderla concretamente esistente, così come Dio stesso si era incarnato in una donna facendosi umano. È all’interno di queste tre coordinate fondamentali che si sviluppa la straordinaria avventura del pensiero medievale, della quale il volume intende dar conto attraverso una prima parte dedicata all’analisi dei grandi temi fondamentali della filosofia del Medioevo, ed una seconda, più tradizionale, comprendente delle schede sugli autori o le scuole di pensiero più importanti, in modo da coniugare l’esigenza di informare, tipica del manuale, con la necessità, per la riflessione, di andare sempre al fondamento di ogni questione: perché si può fare storia della filosofia solo se non rinuncia a filosofare.

    19,00
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    La realtà e l’io

    di Ferdinando Luigi Marcolungo

    Il presente volume è frutto delle ricerche sul pensiero di Giuseppe Zamboni avviate a partire dalla pubblicazione degli inediti, che hanno consentito una conoscenza del suo pensiero al di là degli schemi della polemica attorno al problema del realismo e in particolare alla precedenza o meno della metafisica rispetto alla gnoseologia.

    Tali contesti problematici impedivano di comprendere le ragioni delle posizioni zamboniane e soprattutto le staccavano dalle problematiche a partire dalle quali avevano preso le mosse, in particolare il positivismo di fine Ottocento, rappresentato in Italia e a Padova, dove Zamboni studiò, dalla figura di Roberto Ardigò, il Maestro del positivismo italiano.

    12,00
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    Sistema di gnoseologia e di morale

    di Giuseppe Zambini

    a cura di Ferdinando Luigi Marcolungo

    Quasi al termine del suo insegnamento all’Università Cattolica di Milano, nel 1930, Giuseppe Zamboni (1875-1950) offriva, con questo Sistema di gnoseologia e di morale, una sintesi efficace delle sue ricerche sul problema della conoscenza, a partire dai contenuti qualitativo-spaziali, che ci sono offerti dalle sensazioni, fino a giungere alla loro elaborazione intellettiva e ad altri contenuti, di natura soggettiva, offerti dalle tensioni, dai sentimenti e dagli atti di volontà che contraddistinguono il vissuto del soggetto. In tutto questo gioca un ruolo fondamentale la capacità di distinguere nei vari contenuti il c’è e il che cosa, in quella che il Nostro indicava come astrazione disindivuante, che segna il passaggio dalla sfera sensitiva a quella intellettiva. In modo analogo l’indagine gnoseologica viene applicata, nel quarto capitolo, al campo della vita morale; l’analisi della natura della volontà ci aiuta a riscoprire il dinamismo della scelta così come ci si manifesta nella tensione tra l’impulso e il valore oggettivo, una tensione destinata a trovare nel rispetto della persona umana la propria armonica composizione.

    22,00
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    PeriagogeTeoria della singolarità e filosofia come esercizio di trasformazione

    di Guido Cusinato

    E se la singolarità prendesse forma nel trasgredire, nel deviare, nel trascendere, nell’esprimersi? E se all’origine ci fosse la necessità di far fronte all’imprevisto, all’esperienza di una crisi radicale che porta a uscire al di fuori di sé, fino ad arrivare a viversi come una sorpresa?

    Con «singolarità» Cusinato intende il risultato d’un processo creativo d’individuazione che si concretizza in una forma espressiva unica e irripetibile. Ciò che caratterizza la singolarità non è dunque l’identità d’una sostanza, ma l’unicità d’un percorso espressivo. E tale unicità si costituisce in una conversione (periagoge) del posizionamento nel mondo che porta a far breccia sugli orizzonti del senso comune, fino a inaugurare un nuovo inizio. Una singolarità può essere un’opera d’arte, un gesto, un evento, una persona. È a partire da questo intreccio fra singolarità, crisi e autotrascendimento che Cusinato delinea una nuova fenomenologia della persona: la persona non è un «centro spirituale» che s’incarna in un corpo e neppure una continuità di stati della coscienza o un’unità assembleare. La persona è piuttosto un ordine del sentire unico e inconfondibile che facendosi contagiare dall’esemplarità altrui viola la propria chiusura operativa. È un sistema non autopoietico che opera sostituendo il paradigma immunitario con quello del prendersi cura del mondo. La crisi del proprio orizzonte d’intrascendenza non è un evento patologico da neutralizzare, ma ciò che permette l’apertura al mondo. Nella persona la fame di nascere (la fame propria di un vivente che non finisce mai di nascere) si fonde così con la cura del desiderio che dà forma alla propria excentricità.

     

    29,00
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    Filosofi sempre

    di Linda Napolitano Valvitara

    “Filosofi sempre” è calco semplificato di uno dei tratti da Platone ascritti al suo Eros, “filosofo per la vita intera”. Esser “filosofi sempre” significa non tanto una professionalità o uno stato, ma una postura interiore: essa media la capacità di cercare – in dialogo continuo con gli altri – e formulare argomentazioni il più possibile solide alle opinioni che si nutrono (lògos) e d’intrecciarle poi a buone narrazioni (mýthos), che plasmino le proprie emozioni e motivino il successivo agire di quanto ci si arrischi a creder vero, e buono per sé come per gli altri.

    Dalla filosofia antica – dal testo platonico soprattutto – ci giungono ‘immagini’ potenti e significative dei perduranti pericoli del non esser “filosofi sempre”: si può allora volersi sottrarre allo sguardo degli altri, tentar di farsi invisibili (come l’antico Gige o il tolkieniano Gollum), nutrendo una sostanziale e distruttiva invidia (phthònos), che mira a togliere agli altri i loro beni e a non condividere con essi i propri. Questo modo – certo inattuale e non corrente – d’intendere la filosofia, base per un vero long life learning, pare aver tuttora valore a prevenire, forse essa sola, ogni forma di autoritaria tirannide.

    18,00
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    Soggettività, soggettivismo, soggettivazioni (Vol 1)

    a cura di Davide Poggi

    Questo quinto prodotto editoriale del Centro “Ricerche di Gnoseologia e Metafisica”, intitolato Soggettività, soggettivismo, soggettivazioni, apre (trattandosi del primo di due volumi) un percorso di indagine e riflessione che, dopo aver esplorato nei precedenti lavori le capacità generative (Presente/i e Futuro/i, del 2022) e performative (Transizioni, del 2023) del soggetto, discende nel cuore della soggettività stessa e fa di ciò che scopre dell’essere soggetto (in senso ontologico), del suo costituirsi come tale (in senso storico) e del suo rapporto (conoscitivo ed etico) con il mondo, un punto di accesso peculiare (soggettivato, ma non in senso deteriore) e un dispositivo di comprensione del reale nella sua integralità, rendendo conto tanto delle possibili chiusure soggettivistiche, quanto del fatto che anche queste chiusure svelano pur sempre, seppur indirettamente e come in una sorta di contrappasso, la trama e le dinamiche della realtà (senza che si perda l’ancoraggio a una dimensione ulteriore e più universale di senso).

    21,00
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    “In scienza e coscienza”

    a cura di Davide Poggi

    “In scienza e coscienza”: mai come negli ultimi due anni abbiamo sentito pronunciare queste parole, da parte del personale medico-sanitario, dei rappresentanti delle istituzioni e, più in generale, di tutti coloro che si sono trovati non tanto “di fronte”, quanto piuttosto “dentro” una realtà in cui l’intrìco di variabili, che sempre caratterizza (pur inavvertitamente) il mondo della vita, è emerso in tutta la sua drammatica potenza e caoticità. Chi sceglie e agisce “in scienza e coscienza” si trova a convivere

    con l’incertezza, attuando una compenetrazione dell’aspetto teorico e di un’idea di ciò che “dovrebbe essere” perché “sarebbe bene/preferibile che fosse”, da cui una valutazione di ciò che occorre fare nel concreto.

    Scienza e coscienza dominano la riflessione filosofica, in particolare, dalla modernità ai giorni nostri, nella duplice accezione, morale e cognitiva: tanto della coscienza si è provato a fare oggetto di scienza, quanto si è avvertita l’urgenza (specialmente nel Novecento) di applicare alla scienza una riflessione etica. Questi due concetti costituiscono appunto i temi portanti del secondo volume del Centro “Ricerche di Gnoseologia e Metafisica”, “In scienza e coscienza”. Dall’età moderna alla contemporaneità, tra epistemologia ed etica, che raccoglie i contributi dei vari membri del Centro, arricchiti, in questo nuovo percorso condiviso, dalla presenza dei partecipanti al Gruppo di Studi di Filosofia della Medicina diretto dal prof. Antonio Moretto.

    18,00
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    Studi sulla “Critica della ragion pura”

    di Giuseppe Zamboni

    a cura di Ferdinando Luigi Marcolungo

    Giuseppe Zamboni (1875-1950) tenne due corsi sulla Critica della ragion pura all’Università Cattolica di Milano negli anni 1928/29 e 1930/31. Questi Studi ripercorrono la prima Critica a partire dalla Dialettica trascendentale per ritornare all’Introduzione, all’Estetica e all’Analitica trascendentale. In questo modo riescono a fornirci una singolare lettura del testo kantiano alla luce della prospettiva della gnoseologia pura zamboniana. Da una parte, infatti, la critica alla metafisica viene esaminata con riferimento ai presupposti della mentalità kantiana, che fin dall’inizio esclude la possibilità di una conoscenza di quel che supera il piano puramente fenomenico; dall’altra si valorizzano le categorie dell’Analitica alla luce delle fondamentali funzioni conoscitive, senza condividerne tuttavia l’apriorismo dell’impostazione. Per superare le difficoltà di Kant sarebbe necessario riconsiderare l’esperienza dell’io, non solo l’io puro conoscitivo, ma anche l’io dei sentimenti e degli atti di volontà, a partire dal quale si può riguadagnare il piano propriamente ontologico; nello stesso tempo, un esame condotto senza pregiudizi avrebbe potuto mostrare come dall’esperienza si può giustificare il valore necessario e universale delle nostre conoscenze, senza alcun ricorso all’a priori.

    24,00