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    Cod innanzi al mare

    17,50

    di Mario Marino

    L’odissea di una famiglia senegalese costretta a lasciare il Paese a causa di soprusi e minacce di morte. Si integra nella realtà del villaggio dei Pescatori. Il ritorno in Patria di Cod suggellerà il suo desiderio di rivincita, pur lasciando indietro l’amata figliola, comunque in buone mani. Una cronaca incalzante, scarna, immaginosa che dà spazio alle emozioni e considerazioni del lettore.

    ‘Mi immaginavo la donna svegliarsi di soprassalto, gridare, sedersi sudata sul letto, biascicare frasi che solo Cod poteva intendere: quelle facce mostruose, gli occhi strabuzzati, le bocche fameliche, i fetidi fiati che incombevano sopra di lei, vedendosi la morte sghignazzarle impietosa’.

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    Da Arlecchino a Zanni

    19,00

    di Claudia Maschio

    Il Carnevale, festa di antichissime origini, ci riporta a un tempo festivo che è contemporaneamente tempo pagano, sacro, tempo di protesta, di rivalsa, di gioco, tempo dell’alterità, dell’inversione dei ruoli, di ribellione ideologica e politica, tempo che maschera e smaschera. Solleviamo dunque il sipario e presentiamo questo bellissimo spettacolo, che è lo spettacolo della vita. Accomodiamoci in teatro, in compagnia di amici simpatici o indisponenti, timidi o baldanzosi, giovani o vecchi. Tipi umani che intraprenderanno un viaggio nella storia e nei luoghi del Carnevale, alla scoperta di costumi, leggende e fiabe che li condurrà nella Roma imperiale, nell’antica Grecia, nell’Italia della commedia dell’arte sino alle tradizioni di oggi, che sono poi le stesse di ieri giunte intatte, o profondamente modificate, sino a noi. Ma il viaggio è lungo: occorre fermarsi, ogni tanto, per potersi rinfrancare con gnocchi, cannoli, bugie, zippulas, tagliatelle fritte e quanto più si riesce ad assaggiare quanto le nostre regioni offrono, con la varietà e l’eccellenza che da sempre le contraddistingue, le loro ricette più gustose. Luci in scena: Arlecchino si esibisce con la sua straordinaria allegria. E con la sua lieve malinconia.

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    Di sola madre

    15,00

    di Lisa Albertini

    Due donne, con circa vent’anni di differenza l’una dall’altra, s’incontrano casualmente nella vecchia Parigi. La reciproca, emozionante conoscenza, farà luce sull’origine della più giovane, copia riprodotta a sua insaputa, dell’altra. Ne seguirà un sofferto rapportarsi di entrambe, ora unite, con l’Istituto di Ricerca che è all’origine della vicenda. Il romanzo conduce a questo incontro narrando le due storie di vita di Justine e Odette, l’una successiva all’altra, intrecciate con quelle di altri personaggi. In un avvicendarsi ricco di sensibile introspezione e momenti poetici, tra episodi di vita e discussioni degli operatori dell’Istituto riguardo alla procreazione in chiave biomedica, giunge infine ad una conclusione inattesa.

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    Divagazioni stanziali

    13,00

    di Enrico De Vivo

    Ecco un libro pieno di pazienza, di calma, di attenzioni, di bei racconti, senza niente di romanzesco, tutto al naturale. Quasi tutti quelli che scrivono mettono avanti serie giustificazioni, mostrandosi gente che sa come va il mondo e cosa bisogna pensare. Invece qui troviamo uno che scrive come per un gioco di onde di corrente che passano attraverso il suo sistema nervoso, per tornare poi all’esterno – ma strada facendo hanno scaricato un po’ di effluvi maligni. Scrive Gianni Celati: “Sui monti, nelle valli, nelle paludi, nei deserti di sabbia o nei deserti delle città, lontano da quelli che non vogliono sentirsi sbagliati, e che per non sentirsi sbagliati stanno sempre a calcolare la mossa vincente… noi cerchiamo qualcosa che somigli al libro di Enrico De Vivo – scritto per le delizie del divagare, del riscrivere storie e tentare strade senza obbligo, in uno stato di atarassia napoletana, o dei paraggi”.

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    Dormi e sogna, ascolta e canta

    10,50

    di Emanuela Chiavarelli

    (illustrazioni di Luigi Scapini)

    In questo libro, che unisce la melodia all’immagine, si condensano le risposte più adeguate alel esigenze dei più piccini. Il lavoro nasce dalla già sperimentata collaborazione di due genitori-nonni: Emanuela Chiavarelli, cantautrice delle canzoni, e Luigi Scapini, che ne ha abilmente illustrato le diverse sequenze conferendo maggiore concretezza ai personaggi.

    La prima parte consiste in sei ninnenanne nate dall’esperienza diretta dell’autrice, finalizzate, quindi, non solo a facilitare il sonno dei bimbi, ma a consolarne il pianto, a sottolineare un evento, a chiarire le motivazioni di oscure paure fino a socchiudere delicatamente insieme la sfera dei sogni, il misterioso regno della fantasia.

    La seconda parte è dedicata, invece, all’intrattenimento diurno. Ognuna delle sei canzoni svolge, anche in questo caso, un ruolo peculiare a diversi livelli: da quelle semplicemente finalizzate al canto e al ballo, alle piccole storie esprimenti velatamente una morale fino a permette di cogliere le straordinarie corrispondenze tra suoni, colori e suggestioni la cui chiave rende l’armonia del mondo un vero incanto.

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    Dorn di Lot

    19,50

    di Vincenzo Claudio Saletti

    Quando il gelo copre ogni cosa e i cristalli di neve cadono copiosi, Dorn di Lot si sveglia lentamente dal suo lungo letargo che dura dalla primavera sino all’inizio dell’inverno stirandosi pigramente… “chi sarà mai questo Dorn?” vi chiederete…

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    Due ragazzi per strada

    12,00

    di Lorenzo Carpanè

    Quindici giorni. Tanto dura l’incontro tra Marco e Furio. Marco è un ragazzo di famiglia contadina che prende la bicicletta per tornare a casa dal collegio dove studia; Furio è un altro ragazzo, in fuga. Le loro vite sorprendentemente si intrecciano, nella piccola realtà della campagna veneta. L’avventura sta dietro l’angolo, la piccola e la grande storia si fondono. Finiscono le vacanze, si chiude una storia, con un finale che apre ad altre storie.

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    Due uomini difficili

    13,00

    di Davide Bortoletti

    Chissà se la sala prove un giorno ospiterà altre due persone, una band…

    Chissà.

    Yuri ed Efrem: due amici, due musicisti di una band che dal niente hanno portato in auge.

    All’improvviso il loro sogno svanisce.

    Ma si sa che spesso la vita  conduce in un vicolo cieco, a perdersi e temprarsi, per poi ritrovrsi.

     

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    Fascicolo personale

    24,00

    di Gabriele Fedrigo

    Fascicolo personale è la storia di un uomo trasformato in π da un fantomatico sistema chiamato zona, un’azienda all’avanguardia nella lavorazione e nella manipolazione di materia grigia cerebrale. Fascicolo personale è anche la storia di uno sguardo gettato sulla banalità di una vita spesa a maneggiare carte e a evadere pratiche. Il famoso Pi greco (3,14159265358…) non è solo il nome di una delle tante specie di corpi che popolano la zona, ma è assurto a simbolo del compito svolto dai π. Un compito noioso, poco remunerativo, spesse volte frustrante, qual è appunto rincorrere e acciuffare carte, fogli e documenti, per poi instradarli e farli arrivare, quando possibile, alla loro destinazione: un fascicolo personale da riporre, chiusa la carriera, sugli scaffali impolverati di una soffitta o di una cantina.

     

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