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    Poeti del mondo

    55,00

    di Massimo Spiritini

    Introduzione di Mirella Spiritini

    “Massimo Spiritini tra le tante opere pubblicate teneva moltissimo alle traduzioni, come Poeti di Francia, Poeti stranieri, Poeti del mondo e Panorama della poesia mondiale. Discutevo molto con mio padre, perché io davo la preferenza ai suoi libri di poesie; infatti Versi è il titolo che ho scelto per una raccolta di sue poesie pubblicata nel 2010.

    Affrontare la pubblicazione di una delle sue opere di traduttore mi pone anche innanzi un problema di scelta. Poeti del mondo esce nel 1939 come dimostra il contratto stipulato con la Garzanti. Dalle mie ricerche non risulta che ne sia rimasta copia, nè alla Nazionale di Firenze, nè in altre prestigiose biblioteche e neppure a Verona. Io lo ricordo bene quel libro: la copertina nella quale il cartone era foderato da una stoffa sottile color rosso scuro. Anche nella nostra casa, centrata da un aereo americano colpito dalla contraerea, quell’edizione è sparita. Tuttora si trova facilmente la ristampa del 1945, decisa dalla Garzanti, forse pensando ad una possibilità di successo, dato il momento favorevole per uno slancio verso una cultura libera ed aperta al mondo. Il mio papà ricevette le copie della seconda edizione, ma certo non andò a Milano; durante quella primavera era impegnato con capomastri e muratori a salvare quel che era rimasto della casa di Castelvecchio. Aveva dunque in testa altro che la poesia.

    L’edizione del 1945 fece il suo corso, ma lo Spiritini, sistemate le faccende di famiglia, tornò a lavorare; nacque così il Panorama della poesia mondiale, edito da Bocca nel 1951. Questa raccolta contiene alcune delle liriche già pubblicate dalla Garzanti ed altre nuove, che erano rimaste nel cassetto. Quindi io mi trovavo di fronte ad un bivio: riprendere con copia anastatica il più noto Poeti del mondo, o privilegiare il volume del 1951 della casa editrice Fratelli Bocca.

    Ho scelto Poeti del mondo e me ne assumo tutta la responsabilità. L’edizione del 1939 è interessante anche per una caratteristica del contratto: la firma dallo Spiritini è posta al seguito di questa frase: “L’autore dichiara di non essere di razza ebraica.”

    Ancora: i nomi di battesimo dei poeti dovevano, ove possibile, essere tradotti in italiano. L’autore dovette subire poi un’altra costrizione: i testi poetici erano divisi in capitoli, uno per ogni lingua e sicuramente il traduttore aveva iniziato con i poeti francesi, seguiti dai belgi, dai tedeschi e dagli inglesi. L’editore volle dare la precedenza ai poeti tedeschi e nel 1945 non ripristinò l’ordine preferito dall’autore. Che il Massimo volesse partire dai poeti francesi è provato dal lavoro successivo Panorama della poesia mondiale: qui troviamo al primo posto i francesi ed i nomi di battesimo nelle lingue originali”

    (Dall’introduzione di Mirella Spiritini Massari)

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    FRAGMENTA

    19,50

    di Dante Clementi 

    Una poesia che è mite autobiografia, consegnata al lettore con voce
    dimessa e gentile, con la disarmata sincerità di una confessione. Eppure
    solo apparentemente poesia lieve e delicata. Pensosa, invece, e densa e
    sapiente, attraversata pur nella letizia profonda del cuore, dall’inquieta
    tristezza che addensa sull’anima il tempo divoratore. Allora alla poesia,
    soltanto ad essa, è dato di ricomporre e salvare dall’ombra i frammenti
    di vita, ridonarli ancora luminosi e ardenti di primavera, mentre l’autunno
    spoglia e l’inverno imminente gela le vene. Al cuore, solo al cuore che ha trasalimenti
    e tremori nascosti, mestizie e avvertimenti dolorosi, questa poesia
    confida la fedeltà ostinata alla vita, la gratitudine di aver preso parte
    alla meravigliosa avventura della creazione.

     

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    Versi

    16,90

    di Massimo Spiritini

    a cura di Mirella Spiritini Massari

    Massimo Spiritini pubblicò in vita molte opere, fra cui soprattutto traduzioni dalle più varie lingue. Egli teneva moltissimo ai “Poeti del mondo”, integrati poi da “Panorama della poesia mondiale”. Il presente volume raccoglie una scelta di testi divisi in sezioni, che corrispondono alle raccolte di cui portano il titolo. Alcune liriche risultano ripetute nei vari volumi, evidentemente perché ritenute dall’autore più valide. Sono qui conservate nella posizione cronologicamente corretta, perché si collochino nella temperie spirituale in cui presero vita.
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    Vento d’autunno e prima neve

    15,00

    di Luisa Palazzoli Mostrada

    La poesia occidentale si è molte volte bagnata alle rive del lirismo giapponese racchiuso nella forma poetica haiku, per trovarvi chiarezza, semplicità sorgiva e legittimazione alle piccole presenze quotidiane. I versi di Luisa Palazzoli Mostarda si rilevano subito per la grazia, la misura, la compiutezza, ed insieme per un’impronta peculiare: ogni componimento nasce da uno stile contemplativo, da una postura dell’anima che dona libertà. Emotivamente, la raccolta è scaturita da un vissuto di perdita, e il desiderio del superamento di una perdita, implica, di per sé, la disposizione al viaggio, nella consapevolezza della fugacità di tutte le cose, anche dell’esperienza del dolore.

    Il titolo della raccolta “Vento d’autunno e prima neve” è, esso stesso, lo sguardo poetico calato su di un istante, un momento dell’anno sospeso tra due stagioni, quando, in Giappone, il freddo giunge lentamente a mutare i colori del paesaggio. L’attenzione alle piccole cose fugaci diviene la via per accostarsi all’eterno, all’universale, al sublime, coltivando una costante inclinazione alla leggerezza nella quotidianità, in profonda adesione ai valori della cultura giapponese. Lo sguardo sfiora il mondo circostante, nell’irripetibile bellezza di un momento pienamente colto.

     

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    Un giaciglio per l’anima

    14,00

    di Orio Grazia

    Illustrazioni di Luciana Soriato

    Dialogare con la propria anima si rivela un percorso tormentoso, lastricato di tante incertezze e illuminato da sporadici sprazzi di luce. Nella tensione che sgomenta, si va allestendo una galleria di quadretti che la quotidianità ispira e la mente fatica a tradurre in linguaggio. Tardano a comporsi le risposte, persino insperate su argomenti così profondi…

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    La fermata

    13,00

    di Andrea Bazzani

    Nella raccolta di Andrea Bazzani si incontra una miriade di immagini incalzanti, tratte dalla quotidianità, colte con drammatica freschezza nell’intimità fragile di una lunga “fermata” nel corso della vita.

    I versi denotano un grande spirito di osservazione, che l’autore sa mettere a frutto nella ricerca estemporanea di suggestioni anche solo sfiorate, ma vivide di inquietudine. Il poeta si dimostra grande studioso dell’animo umano, ne conosce i drammi e li sottopone al giudizio del mondo. (…)

    Notevoli le situazioni che ritraggono profonde sinestesie, frutto di accostamenti sensoriali audaci e sorprendenti.

    Dall’Introduzione di Orio Grazia

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    Chi bussa alla porta

    13,00

    di Elisa Paganica

    Il giardino d’una vecchia casa, una gatta, un marito. Vengono a ruota figure, venditori ambulanti. Avanti e indietro nel tempo nello splendore rosso della vite americana, nel bianco rosato d’una pratolina. Uccelli e fantasmi

    fremono insieme, dorme il giardino. Pulsa lì accanto il mattone antico della città.

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    C’è stato un inizio

    13,00

    di Graziella Nicolis

    “non ne vuole sapere

    di cosa c’è dentro

    di cosa c’è fuori

    solo desidera alzarsi, estraniare

    danzare, danzare, danzare.” (G.N.)

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