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    Società tecnologia lavoro

    1,44

    A cura di Giuliano Amato

    La questione della Tecnica ha raggiunto una dimensione ormai universale. Solo alcuni angoli remoti della geografia conosciuta sono ancora al riparo dalla sua rete e dagli interrogativi che essa apre e propone. L’origine è antica: dal fuoco e dalla ruota (due mezzi primordiali), siamo pervenuti al computer, allo smartphone e ai robot. Fino agli ultimi decenni del secolo scorso, la tecnologia provocava interesse e curiosità, promuoveva adesione e consentiva un certo divertimento. Quelle categorie si sono rapidamente evolute in desiderio e pulsione, fino a lambire il terreno della dipendenza. La questione è diventata problema, il problema si è tramutato in idolo.
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    5,00

    di Gabriele Fedrigo

    “È come se fosse nel DNA del presepe l’aver

    espunto da sé quanto di più alienato e alienante

    viviamo dell’ambiente in cui si consumano

    vanamente i nostri giorni”

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    Covid-19 Cartoline dal fronte

    8,00

    di Federico Lunardi

    Schizzi di umanità e riflessione che raccontano, senza un vero io narrante, immagini, sentimenti, fatti, accadimenti. Parole nate dal dialogo con pazienti, colleghi, famigliari. Parole scritte nelle corsie ospedaliere – sede di dolore e speranza – in un Italia che mai nella propria storia ha vissuto limitazioni di libertà così spinte. Un tentativo di ragionare, riflettere, meditare. Un tentativo di mettere in comune punti di domanda a una comunità umana che dovrà fare i conti con un recente passato, un incerto presente e un imprevedibile futuro se vorrà trovare una dimensione comune inclusiva.

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    Il tempo dell’umiltà

    10,00

    di Orio Grazia

    L’alluvione dell’Alpone (Verona) del 1° novembre 2010 lasciò molte famiglie senza una casa. Orio Grazia era fra quelli che, come disse una volta, videro tutti i loro mobili infradiciati e maciullati, impilati nel cortile, e quella era la loro casa. L’acqua gli aveva portato va tutto.

    Furono giorni di rabbia, ma anche di umiltà e condivisione.

    Nelle notti insonni, trascorse domandandosi che cosa ne sarebbe stato di lui e della sua famiglia, Orio Grazia scrisse questo diario intimo.

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    L’ira che non volevo

    10,00

    di Alejandro Orsi

    Un viaggio attraverso le vicissitudini che ci stanno accadendo, un percorso capace di cambiare l’angolazione del nostro punto di vista, rompendo gli equilibri a cui siamo abituati e scardinando definitivamente il modo in cui guardiamo gli avvenimenti odierni. Un percorso emotivo tanto necessario quanto impellente, che ci vede diventare protagonisti inconsapevoli ed impreparati: una situazione forse fatale a cui dobbiamo reagire con vigore per non restare spettatori inermi al cospetto dai cambiamenti strutturali che stiamo subendo. Dal Covid19 alla guerra in Ucraina passando attraverso avvenimenti e testimonianze che formeranno un disegno nitido e diverso da quello propinato dalla “propaganda dell’informazione”: una censura sulle notizie in grado di cambiare le priorità di spesa sia sanitaria che militare (per la difesa) compiute dagli Stati più importanti sullo scacchiere mondiale.

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    L’abbraccio smarrito

    10,00

    di Antonio Dalla Pellegrina

    Un invito a ritrovare la bellezza dell’abbraccio vero e della comunità, contro solitudine e paure. Una riflessione spirituale di fede e vita nel XXI secolo.

    “All’interno delle nostre celebrazioni domenicali non si vive più la vicinanza, non si sente di far parte di una comunità che ci unisce, anzi si percepisce che non c’è il desiderio di abbracciarsi, e si intravede invece lontananza, indifferenza, forse la paura di essere giudicati e ripresi per il gesto che si può fare. Così piano piano ci chiudiamo in noi stessi e nascono le più devastanti malattie di questo secolo: depressioni, paure, solitudini, che sempre più ci impoveriscono.”

    “Chi ci ha portato via l’abbraccio in questo XXI secolo? Ciascuno cerchi di dare la propria risposta. Le cause dello smarrimento dell’abbraccio possono essere moltissime; tra queste voglio segnalarne una piccola e attuale: l’uso continuo ed eccessivo del telefonino, col quale è stato introdotto un inappropriato abbraccio virtuale. Ci riesce più facile e gradito scrivere sul telefonino ‘ti abbraccio di tutto cuore’, invece di partire e uscire dal nostro comodo habitat per andare ad abbracciare qualcuno realmente, nei gesti e soprattutto nei fatti.”

    “Ciascuno di noi può assomigliare anche a quel Dio Uomo che si fa carne in silenzio per farsi conoscere e abbracciare. Nella nostra vita, che pensiamo insignificante, oggi più di ieri siamo chiamati a riscoprire la bellezza e la gioia di questo Dio sempre più vicino a noi.”

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    La poesia dei fratelli Doplicher

    12,00

    di Michele Arcangelo Nigro

    2020. La covid-19 tiene l’umanità in scacco. Manifestazioni di angoscia per un incertissimo futuro, di abnegazione, d’irrazionale incoscienza comportamentale si alternano ai moti di protesta di chi ha perso i propri mezzi di sussistenza e alla paranoia dei vari terrapiattisti, negazionisti, complottisti. Tutto fermo, esclusi i reparti anti-covid. Liste d’attesa interminabili nella sanità del territorio e negli ospedali pubblici: non si fanno che interventi in stato d’emergenza. L’organismo di Pazienti oncologici o portatori di altre malattie a grande diffusione (a centinaia di migliaia) non accedono ai controlli o alle cure e, senza rendersene conto, muoiono, giorno per giorno, per metastasi ancora silenti, per restringimenti arteriosi irreversibili, per diabeti non diagnosticati e mal curati. Solo i sanitari dei reparti di terapia intensiva o sub-intensiva lavorano a pieno ritmo. Per contro — e, certo, non eroicamente — è ferma la pubblica

    amministrazione in settori chiave, come gli uffici giudiziari. Una vera, irresponsabile “Narrrenschiff ”.

    In questo clima da tregenda e di tragedia esce, per i tipi di Quiedit, Verona, un mio volumetto, dal titolo: Prose ritmate: scienza, etica e versi: forte richiamo alla ragione, alla morale e al senso civico. Ne mando una copia al poeta Paolo Ruffilli, che conosco da non molto, ma che è persona civile, nel senso più ampio e autentico del termine (mi onora la sua amicizia). Ne ricevo un riscontro positivo, insieme all’invito a far conoscere ad altri lo scritto. Fra questi è Sergio Doplicher, matematico e fisico, Professore Emerito di Analisi funzionale e Fisica teorica, nonché di Meccanica quantistica, a Roma “La Sapienza”, che replica al plico contenente il mio libro con l’invio di tre volumi: uno, redatto insieme a Fausta Ferro-Luzzi, di argomento iconologico (Il ‘De Rerum Natura’ di Giorgione, Il Teatro di Giovanni Bellini, Lo sguardo della Gioconda. ARAC-6 NE. Roma 2011), uno di (semi)divulgazione della fisica dei quanti e di riflessioni filosofiche sui concetti di razionalità e di cultura (Mondo quantistico e Umanesimo. Carocci editore. Roma. 2018) e uno di poesie (Porte per ba. Edizioni Sinestesie. Avellino. 2020),

    pubblicato con lo pseudonimo di Sergio Doraldi.

    Mi era noto un altro Doplicher, Fabio: poeta, drammaturgo, autore di scritti critici e notevole promotore culturale, da non molto scomparso. Chiedo allo scienziato se si tratti di un suo congiunto. “Era mio fratello” mi risponde. Ne avevo, a suo tempo, letto (e stampati da Internet) alcuni componimenti, oltre alla silloge Poesie di Roma, ritrovandovi una parte significativa della mia vita trascorsa in riva al Tevere.

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    L’opera di Arnaldo Ederle dal 1963 al 2018

    12,00

    di Michele Arcangelo Nigro

    Quella di Arnaldo Ederle, recentemente scomparso, è stata certamente una della voci più coerenti e profonde della poesia italiana, come fatto rilevare da alcuni dei suoi più illustri amici e colleghi, che ne hanno, nel corso degli anni e con un’attenzione che mai è venuta meno, presentato e commentato l’opera.

    Dagli esordi “sperimentali” degli anni ’60 del secolo scorso egli è venuto affrancandosi con consapevole celerità, approdando a una visione del comporre ispirata a un solidale, generoso umanesimo e, insieme, a una visione dell’arte — in lui favorita dagli studi musicali — per molti versi precorritrice di quel ritorno, per così dire, “al classico” che i maggiori tra gli studiosi di linguaggi e di estetica (da Chomsky al nostro Ferraris) registrano con attenta sensibilità.

    Nel presente contributo si viaggia per oltre un cinquantennio di produzione, costellato da quei successi di critica che il riserbo dell’Arnaldo ha sempre curato di ostentare e che è sembrato al suo autore mettere in debita evidenza.

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    Verde e salute

    12,00

    Gabriele Renzetti

    In un’epoca segnata dall’urbanizzazione crescente, dalla crisi climatica e da stili di vita sempre più sedentari, il legame tra natura e salute si rivela essenziale per il benessere dell’individuo e della collettività. Il volume ‘Verde e Salute’ affronta con chiarezza e rigore scientifico il ruolo delle piante e delle aree verdi nella promozione della salute fisica, mentale e ambientale, dimostrando come il verde non rappresenti un semplice elemento decorativo, bensì una vera e propria infrastruttura vitale per la qualità della vita.

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