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    Psicologia sociale della moda – Abbigliamento e identità

    25,00

    di Paola Pizza

    C’è un messaggio profondo dietro la superficie della moda e per comprenderlo occorre la psicologia che analizza non solo l’immagine, ma anche la psiche.

    Questo libro si propone di indagare la moda come un fenomeno sociopsicologico che contribuisce alla definizione dell’identità degli individui e dei gruppi, e aiuta a raggiungere gli obiettivi. Guarda ai significati della moda non fermandosi all’individuo e alle dinamiche intrapsichiche, ma analizzando anche la sua appartenenza ai gruppi, e le sue interazioni sociali.

    I capitoli del libro si articolano in base ai cinque principi del comportamento sociale (obiettivi, identità, conoscenza, influenza, comunicazione)e sono arricchiti da esempi tratti da film, serie televisive e letteratura contemporanea. Questa seconda edizione è aggiornata con una bibliografia più ampia e con un paragrafo sugli studi sociopsicologici sulla moda.

    Inoltre, i capitoli sono completati dall’analisi dei problemi sociali più attuali della psicologia quotidiana con la moda. La conclusione del libro formula una speranza: che la moda sia strumento di benessere, e aiuti a valorizzare l’unicità di ogni persona, superando i condizionamenti, il conformismo e gli stereotipi estetici.

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    Raccontare e raccontarsi

    14,60

    di Cristina Lonardi

    Da sempre genere letterario di primo piano, la narrazione biografica si è via via accreditata presso diverse discipline scientifiche: in medicina, come supporto alla diagnosi e alla terapia; in psicologia, come tecnica di autoanalisi; nelle scienze della formazione, come strumento di intervento pedagogico.

    La biografia è presente fin dai suoi albori nella ricerca sociologica, indicando un modo di far parlare i soggetti per classi, etnie, appartenenze, interpretando dal basso problematiche sociali di ampio respiro e spingendosi nei complessi meandri delle costruzioni identitarie.

    È appunto alle applicazioni sociologiche del narrare che è dedicato questo volume. Esso traccia una mappa convincente degli svariati modi di fare ricerca che possono che possono essere compresi in quello che, con un termine generale, verrà indicato come “approccio biografico”.

    La lettura del volume è un’utile introduzione alla ricerca qualitativa nei corsi di base di varie scienze sociali (sociologia e psicologia) della medicina e delle scienze della formazione. Ma anche esperi e ricercatori potranno riconoscere alla trattazione il merito di tracciare una topografia della ricerca

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    Racconti di cefalea

    15,60

    di Cristina Lonardi

    La cefalea è una “malattia invisibile”. Pur provocando sofferenza fisica e psicologica essa, infatti, non ha quei segni rivelatori caratteristici con qui si manifestano molte altre malattie croniche. Perciò chi ne soffre è costantemente preso dal dilemma se vivere il proprio dramma in silenzio (con il pericolo di essere svalutato e biasimato dagli altri), o se manifestarlo, finendo per innescare nei propri riguardi i circuiti emarginanti dello stigma.

    Il volume è una raccolta di 31 racconti offerti alla ricercatrice da pazienti di un Centro Cefalee del Nord Italia con lo scopo di capire come si costruisca (o si ricostruisca) l’identità del malato di cefalea; quale sia la sua rappresentazione sociale della malattia; quali le sue strategie di negoziazione identitaria. Ne risulta un quadro nel quale facilmente potrà riconoscersi chiunque soffra di emicrania, malattia molto diffusa che mina silenziosamente la trama delle relazioni familiari e sociali.

    Las lettura del volume è consigliata ai professionisti della salute (medici, infermieri ed altri operatori socio-sanitari) che si occupano anche di altre malattie croniche nella quale i complessi e delicati compromessi identitari e relazionali che portano il paziente a convivere con la malattia, costituiscono importanti obiettivi terapeutici.

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    Rischio. Una parola pericolosa

    15,80

    di Lorenzo Migliorati

    Rischio. Una parola pericolosa.

    Ma che cosa rappresenta veramente il rischio? Si confonde e si sovrappone al pericolo come sembra sostenere, a volte, il senso comune? È sempre e solo un elemento accidentale da evitare, gestire, casomai, trasferire ad altri, come sostiene la radicata tradizione razionalistica moderna?

    Quel che è certo è che, rischiando, è possibile otte3nere risultati maggiori di quelli che si potrebbero ottenere senza rischiare nulla. È questo un ribaltamento concettuale per il quale il rischio non è solo un fattore destabilizzante delle relazioni, ma assolve una qualche funzione sociale positiva per l’attore, sia esso individuale o collettivo.

    A partire da uno scavo attorno ai concetti di rischio e di pericolo e da una ricostruzione della parabola storico-sociale dell’idea di rischio, a cavallo tra società della tradizione e società moderne, tra rappresentazioni sociali dell’eroe e dell’imprenditore, tra comunità e società e tra organicismo e individualismo, il volume cerca di dare una risposta a tutti questi interrogativi e gettare una luce diversa su una delle rappresentazioni più affascinanti della cultura.

    Troppo spesso guardato con sospetto e trattato come un elemento destabilizzante nello svolgersi ideale degli eventi, il rischio è, invece, un efficace indicatore di importati dinamiche del mutamento sociale. A patto che venga osservato come una categoria neutra che la cultura informa di significati simbolici e di rappresentazioni sociali divisive.

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    Simulacro

    16,00

    di Debora Viviani

    Parlare di simulacri, o, più semplicemente, definire cos’è un simulacro è problematico. L’ambivalenza concettuale insita nel termine stesso implica una certa difficoltà a definire in modo dettagliato quali dimensioni e quali proprietà lo contraddistinguono. C’è chi, come Walter Benjamin, parla di «annientamento dell’aura», oppure chi, come Gilles Deleuze, definisce il simulacro un’«immagine demoniaca». Ma cosa significa realmente il termine simulacro?

    Attraverso l’analisi degli elementi semantici che lo compongono e ripercorrendo la sua evoluzione storico-filosofica, il volume cerca di sistematizzare e circoscrivere in un preciso spazio concettuale il termine simulacro, per evidenziare le dimensioni che lo definiscono ed eliminare l’evanescenza che contraddistingue questo seducente ed accattivante concetto della postmodernità.

    L’ambivalenza di questo termine è da sempre oggetto di interesse e sfiducia da parte di chi lo avvicina. Guardato con sospetto e curiosità, approda ora verso un suo possibile riscatto.

    Utilizzato come snodo interpretativo fondamentale a chiarire l’irrealtà e l’indeterminatezza della nostra società, l’ambiguità che lo caratterizza è ora punto di forza negli studi sulla postmodernità.

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    Sociology of Theatre and Performance

    25,00

    by Maria Shevtsova

    These essays from 1983 to 2008 are pioneering in establishing the field of the sociology of theatre and performance. They cover various aspects, focusing on theoretical and methodological principles, the problem of contextualisation and of defining contexts for theatre practice, and approaches to analysing and understanding performances in terms that are aesthetic as well as sociocultural at one and the same time. It is in this area of artistic works as process and achievements, which the sociology of the arts in general has found notoriously difficult, that the book makes its most innovative contribution.

    The book also provides examples of audience analysis, introducing the category of ethnic identification, which studies of audiences had neglected, including those by Pierre Bourdieu concerning museum attendance and viewing in galleries. Here domographics and other quantitative factors are correlated with spectators’ assessment of theatre productions, emphasising the importance of such qualitative material for grasping the social significance and dynamics of theatre/performance.

    The book’s wide range of interest, perceived and presented from a number of different angles, employs a diverse range of methods: conceptual framing, cultural embedding, textual deconstruction, empirically-based sociocultural performance analysis, ethnographic research, media documentation, questionnaire surveys and interviews with actors, directors and spectators. Different types of performances are discussed, going from the mainstage productions of path-breaking directors of the twentieth and twenty-first centuries – including opera – to performances with a political thrust, or to community groups involved in identifying and authenticating multiculturalism.

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    Sport come mezzo di inclusione

    16,00

    a cura di Paolo Dell’Aquila

    Sport come mezzo di inclusione racchiude un insieme di contributi interdisciplinari relativi al rapporto fra gioco e integrazione sociale. In esso si trovano saggi di Paolo Dell’Aquila, Antonello De Oto, Donatella Donati, Nico Bortoletto, Cristina Lonardi, Alessio Albertini ed una presentazione di Federico Schena. Il volume descrive come l’attività sportiva, a determinate condizioni, si trasformi in un mezzo di inclusione dei soggetti più deboli e oggetto di discriminazioni, a causa del sesso, dell’età, delle condizioni sociali o dell’appartenenza religiosa o etnica. Negli ultimi anni il fenomeno è divenuto un formidabile strumento per rivendicare i diritti delle minoranze (pensiamo a Cassius Clay, Joe Lewis, Joe Frazier, Jesse Owens) o per integrare gli atleti disabili (tramite le Paralimpiadi). Le manifestazioni sportive recenti hanno visto comparire le rivendicazioni del movimento black live matter (vedi campionati europei di calcio) o i trionfi di atleti come Marcell Jacobs o Faustino Desalu, che ci hanno fatto riflettere sul multiculturalismo e sullo sport. Eroi come Bebe Vio e le sessantanove medaglie paralimpiche di Tokyo stanno a testimoniare un movimento che rivendica uno sport diverso, umanistico ed inclusivo. Per questo il gioco assume oggi la sfida di un nuovo diritto di cittadinanza culturale, di uno strumento volto a reintegrare ampie fasce della popolazione all’interno

    del sistema sociale

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    Sport e disabilità

    16,00

    di Paolo Dell’Aquila e Donatella Donati

    In questo volume si espone la nascita del sistema sport moderno, dominato dalla razionalizzazione, dalla quantificazione e dalla globalizzazione, che ha dato origine, in età contemporanea, alle grandi cerimonie sportive.

    La “sportivizzazione” genera i mega eventi sportivi, con particolare riferimento all’atletica per normodotati e, in seguito, all’atletica per disabili. Sono raccontati l’emergere ed il funzionamento dei giochi olimpici e poi paralimpici e le modalità con cui essi hanno favorito l’inclusione e lo sviluppo di una mentalità maggiormente ecocompatibile e relazionale.

    Nella seconda parte questo saggio racconta come lo sport per persone con disabilità, utilizzato in ambito medico per la riabilitazione, è giunto ad essere ciò̀ che è oggi. Dopo il sintetico ritratto dei suoi due capostipiti: Ludwig Guttman e Antonio Maglio, vengono ripercorse le tappe evolutive principali del movimento Paralimpico e della sua Mission. Infine, viene evidenziata sia l’importanza dell’attività sportiva per le persone con disabilità intellettivo-relazionale, che la carenza di sostegni preventivi orientati all’acquisizione di stili di vita attivi. In conclusione si sottolinea il processo inclusivo realizzato attraverso la pratica sportiva sorretta dalla presa in carico socio-sanitaria ed educativa.

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    Storie del Nordest

    15,60

    di Luca Mori, Francesca Setiffi e Lorenzo Migliorati

    Le pagine che seguono sono il risultato di una indagine biennale sul lavoro degli artigiani, ideata e diretta dalla professoressa Maria Caterina Federici dell’Università di Perugia,  a partire dall’idea che esistano delle intelligenze locali e territoriali con competenze più o meno nascoste, ma in grado di pilotare la ripresa dello sviluppo economico anche in aree apparentemente marginali rispetto al mainstream  dello sviluppo economico nazionale, soprattutto in un momento in cui le tradizionali strutture della produzione di massa sono pesantemente in crisi.

    L’artigianalità, con la sua minuta diffusione, con la sua personalizzazione, con le sue competenze flessibili e lo scarso ricorrere a strutture automatizzate, sembra proprio una delle possibili risposte alla crisi tardo moderna della produzione di massa.”

    Dalla Prefazione del Prof. Domenico Secondulfo

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