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    Scopri i tesori di San Zeno

    di Paola Pisani

    • Sfoglia le pagine e scopri i tesori di San Zeno
    • Attività, CD-ROM 3D interattivo e adesivi per completare le pagine
    • Notizie e curiosità sulla vita del Santo di Verona
    • Approfondimenti architettonici sulla Basilica di San Zeno a Verona
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    Verona, le porte dell’impero

    di Marco Pasa

    Il lavoro, che si propone di tratteggiare succintamente i grandi quadri dell’evoluzione del territorio veronese e dei suoi paesaggi dalla Romanizzazione alla inclusione nell’Impero asburgico, presenta Verona, fondata dai Romani proprio allo sbocco della Valdadige come avamposto a presidio della Postumia, ed il suo territorio nella funzione di “Porte dell’Impero”. Da sempre infatti la città e il suo territorio con le numerose direttrici che lo solcano – non solo l’Adige ma anche il Sarca-Garda-Mincio ed i solchi vallivi che si aprono la via nella regione montano-collinare – rappresentano vie preferenziali per rapporti economici e culturali tra il Centro Europa e l’Adriatico.

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    La lingua italiana e l’idea di nazione

    di Mirella Spiritini Massari

    “Non so a voi, ma a me capita a volte di avere un’intuizione che però presenta tante facce difficili da identificare e raccordare. Siamo davanti a mille rivoli e non ci resta che darci da fare per mettere ordine e distinguere i vari argomenti cercando di creare una progressione accettabile.

    Iniziamo dalla parola.

    La parola ci distingue in quanto uomini. L’uomo ha dato un nome alle cose, ai sentimenti, agli dei. Tuttavia la parola in sè è uno strumento, che viene usato dal pensiero per esprimere un’idea o per raccontare una storia. Per di più i significati delle parole spesso col passar del tempo subiscono delle modifiche; insomma hanno a che fare con la storia.

    Dunque la parola, il linguaggio, la storia.

    A questo punto mi è sembrato giusto scegliere tra le tante la parola Italia. L’Italia anticamente era considerata un luogo geografico, nel quale gli intellettuali ancora scrivevano in latino, anche se con molte semplificazioni. Il popolo parlava ormai una lingua volgare, discesa dal latino e diversa nelle varie regioni. Si passa presto al diffondersi di una lingua colta, che è ancora un volgare, ma è soprattutto lingua italiana.

    Dunque l’Italia non è più solo un luogo geografico, ma è un paese unito nella cultura, nel linguaggio, nella storia. In Europa l’Italia è considerata maestra di civiltà, ma nessuno la considera un possibile stato: anche quando le Signorie sono ricche e potenti, c’è sempre la mano straniera che si garantisce il potere supremo.

    Pur con questi limiti tra gli intellettuali si è ormai diffuso il senso della libertà di pensiero, liberando la cultura dalle ristrettezze imposte dalla Chiesa. L’Illuminismo significa tutto questo ed offre alla letteratura uno spazio nuovo. Il Rinascimento trae origine da questo spirito di libertà. Siamo al culmine del Rinascimento nel momento del massimo splendore e tuttavia vi è nell’aria un’inquietudine che risuona nell’opera di molti poeti. Insomma non siamo più al Quant’è bella giovinezza. Il mondo dell’Ariosto, per esempio, solo ad uno sguardo superficiale può apparire sereno. In realtà è pieno di avventure confuse e gratuite, nasconde dunque una visione negativa della vita. Arriviamo poi presto alla controriforma, che blocca la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero; nascono allora solo innocue poesiole e canzonette.

    Il pensiero è comunque sempre vivo e nasce l’Illuminismo con filosofi francesi come Voltaire, Rousseau, Montesquieu ed italiani come Verri, Parini, Cesare Beccaria. I filosofi dunque lavorano e diffondono un pensiero nuovo, presto colto in Francia nel suo significato politico. E siamo alla rivoluzione. Le barricate, Napoleone, un primo assaggio di libertà poi tradito dal dittatore; il tempo corre ed una certa idea dell’Italia prende forma.

    La scossa arriva alla fine del Settecento, quando inizia a farsi strada un pensiero nuovo, nel quale in Italia trova posto l’idea di uno stato. Per realizzarla occorsero molti decenni, molte guerre e molti morti; alla fine pian piano si costruì uno Stato, sempre tuttavia con i confini contesi e spesso incerti.

    (dall’Introduzione)

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    Castel Vecchio e dintorni

    di Mirella Spiritini Massari

    “Si vivono come contemporanei eventi accaduti da molti anni o da decenni, e si sentono lontanissimi, definitivamente cancellati, fatti e sentimenti vecchi di un mese. Il tempo si assottiglia, si allunga, si contrae, si rapprende in grumi che sembra di toccare con mano o si dissolve come banchi di nebbia che si dirada e svanisce nel nulla; è come se avesse molti binari, che si intersecano o si divaricano, sui quali esso corre in direzioni differenti e contrarie….” (Claudio Magris)

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    I padri di Lilith

    di Lucia Fiorio

    Un percorso a passo leggero, con uno sguardo divertito ma serissimo, attraverso il modo in cui gli uomini hanno rappresentato, immaginato e catalogato le donne nel corso dei secoli. Una ricostruzione della figura della strega e delle sue trasformazioni fra arte, storia, letteratura. Una proposta a guardare il mondo con occhi diversi, con la precisa convinzione di parlare a un presente figlio di rappresentazioni che vollero la donna oscillare fra rassicurante presenza e perturbante, affascinante, minaccia.

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    Le “Madri” della Ricostruzione italiana 1945-1960

    Di Mirella Leone

    Dalle macerie della II guerra mondiale emergono le donne protagoniste della Ricostruzione politica, economica e culturale dell’Italia. Casalinghe, operaie, politiche, contadine, insegnanti, giornaliste, sindacaliste e soggetti collettivi, come le associazioni femminili (i Gdd, il Cif, l’Udi), avanzano in un difficile percorso di emancipazione, imprimendo i segni del generare simbolico e della cura femminile nello spazio pubblico del Paese sconvolto dalla guerra. Storia di genere e storia generale convergono in un quadro olistico complesso, in cui le donne a volte rivestono un ruolo marginale, a volte centrale, ma mai insignificante. Nonostante le contraddizioni e le lacerazioni, le italiane del secondo dopoguerra non si arrestano e, lottando contro resistenze e pregiudizi misogini di un patriarcato ancora persistente, tentano di ricostruire se stesse nella tensione fra pubblico e privato, fra tradizione e innovazione, e di offrire un importante contributo per ricostruire le istituzioni, la politica, l’economia, il sindacato, la cultura. Moltissime elargiscono la loro cura con un impegno totalizzante, alcune col sacrificio della propria vita e tutte, figure note e masse di donne ignote, meritano legittimamente di essere riconosciute come Madri della Ricostruzione italiana.

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    Banditi a Torretta

    di Attilio Ravagnani

    Il bastion de la Croxeta sorgeva allo sbocco del Nichesola nel Tartaro. La mattina del 27 settembre 1682 un fornito gruppo di uomini sotto il comando di Giacomo Nicoletto, capitano della guardia di Legnago, irrompe nella torre, sale al piano superiore e fa prigionieri Giacomo Grego e Giustina Cavarzere che ancora dormivano sugli stramassi.

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    Da Mori ad Angiari per morir di peste

    di Attilio Ravagnani

    Che ci faceva un pastore di Mori (Trento) ad Angiari (Verona) mentre imperversava la peste del 1630? Filippo: un nome, una vita. Questa è la storia di una ricerca — con risvolti semiseri — su un immigrato del Seicento nelle lande angiaresi, fra torri colombare, nobili vicari, arcipreti parsimoniosi e poveri massari.

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    Andata de mal per questo ziogo

    di Margherita Corsi

    Ai veneziani di età moderna piaceva giocare d’azzardo, è risaputo. Meno noto è che tanti di loro fossero soliti dedicare il proprio tempo e denaro ad un tipo molto particolare di scommesse. Un piccolo gruppo di documenti dell’Archivio di stato di Venezia racconta le storie di alcuni di questi giocatori e soprattutto giocatrici che, nella Venezia tra Sei e Settecento, si interessavano al gioco «sopra parti di donne gravide» o come veniva chiamato più comunemente «gioco di panze».

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