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    “In scienza e coscienza”

    a cura di Davide Poggi

    “In scienza e coscienza”: mai come negli ultimi due anni abbiamo sentito pronunciare queste parole, da parte del personale medico-sanitario, dei rappresentanti delle istituzioni e, più in generale, di tutti coloro che si sono trovati non tanto “di fronte”, quanto piuttosto “dentro” una realtà in cui l’intrìco di variabili, che sempre caratterizza (pur inavvertitamente) il mondo della vita, è emerso in tutta la sua drammatica potenza e caoticità. Chi sceglie e agisce “in scienza e coscienza” si trova a convivere

    con l’incertezza, attuando una compenetrazione dell’aspetto teorico e di un’idea di ciò che “dovrebbe essere” perché “sarebbe bene/preferibile che fosse”, da cui una valutazione di ciò che occorre fare nel concreto.

    Scienza e coscienza dominano la riflessione filosofica, in particolare, dalla modernità ai giorni nostri, nella duplice accezione, morale e cognitiva: tanto della coscienza si è provato a fare oggetto di scienza, quanto si è avvertita l’urgenza (specialmente nel Novecento) di applicare alla scienza una riflessione etica. Questi due concetti costituiscono appunto i temi portanti del secondo volume del Centro “Ricerche di Gnoseologia e Metafisica”, “In scienza e coscienza”. Dall’età moderna alla contemporaneità, tra epistemologia ed etica, che raccoglie i contributi dei vari membri del Centro, arricchiti, in questo nuovo percorso condiviso, dalla presenza dei partecipanti al Gruppo di Studi di Filosofia della Medicina diretto dal prof. Antonio Moretto.

    18,00
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    Filosofi sempre

    di Linda Napolitano Valvitara

    “Filosofi sempre” è calco semplificato di uno dei tratti da Platone ascritti al suo Eros, “filosofo per la vita intera”. Esser “filosofi sempre” significa non tanto una professionalità o uno stato, ma una postura interiore: essa media la capacità di cercare – in dialogo continuo con gli altri – e formulare argomentazioni il più possibile solide alle opinioni che si nutrono (lògos) e d’intrecciarle poi a buone narrazioni (mýthos), che plasmino le proprie emozioni e motivino il successivo agire di quanto ci si arrischi a creder vero, e buono per sé come per gli altri.

    Dalla filosofia antica – dal testo platonico soprattutto – ci giungono ‘immagini’ potenti e significative dei perduranti pericoli del non esser “filosofi sempre”: si può allora volersi sottrarre allo sguardo degli altri, tentar di farsi invisibili (come l’antico Gige o il tolkieniano Gollum), nutrendo una sostanziale e distruttiva invidia (phthònos), che mira a togliere agli altri i loro beni e a non condividere con essi i propri. Questo modo – certo inattuale e non corrente – d’intendere la filosofia, base per un vero long life learning, pare aver tuttora valore a prevenire, forse essa sola, ogni forma di autoritaria tirannide.

    18,00
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    Figure del fenomenico

    di Paola Polettini

    Questo libro espone un lavoro di epistempologia a orientamento fenomenologico. Ho ritenuto fondante nella mia riflessione critica il modo del rapporto con la natura.

    Scrivere questo libro è stata per me come una restituzione ai filosofi che hanno accolto la mia presenza e il mio pensiero.

     

     

    18,00
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    Pagine di epistemologia sulla nascita della forma

    di Paola Polettini

    La domanda filosofica sulla nascita della forma è relativa al modo di intendere il rapporto tra il soggetto e il suo mondo. Questo lavoro pone a fondamento l’assunzione che il rapporto tra il vivente e l’ambiente, in quanto mutua relazione trasformativa, appartenga a una originaria relazione costituente le cui modalità si possono riscontrare ai più diversi livelli delle espressioni vitali: dalle cellule primordiali fino all’organismo umano e alle possibilità stesse del

    pensiero di dar luogo alla formulazione linguistica e alla astrazione. Il circolo ermeneutico è inerente alla ipotesi.

    18,00
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    Gladiator, l’atleta del possibile

    Valéry e lo «sport della mente»

    di Gabriele Fedrigo

    Nella “Commedia Intellettuale” messa in scena nei Cahiers di Paul Valéry si assiste alla ricorrente comparsa di eroi della mente dediti a scandagliare e a perlustrare la macchina cerebrale che li ha fatti nascere e che li sostiene. Accanto a Monsieur Teste, Leonardo da Vinci e Robinson splende per la sua luce adamantina un personaggio che gioca tanto il ruolo di un cavaliere che di un cavallo e il cui nome è Gladiator.

    Nei Cahiers Gladiator funziona da catalizzatore di un vasto progetto di rifacimento dei meccanismi implicati nella valorizzazione degli “oggetti mentali” (idee e immagini) spontaneamente prodotti dal cervello o che quest’ultimo assume più o meno accidentalmente dall’ambiente esterno. Scopo da raggiungere è depotenziare gli effetti di risonanza di quelle “idee” ed “immagini” che, opportunamente mascherate nelle vesti di “idoli”, cercano di sottrarsi alla transitorietà e alla rapida sostituzione a cui sono invece ‘destinate’. Per raggiungere il suo obiettivo Gladiator impugna le sottili lame dell’analisi e un formidabile arsenale di esercizi con cui praticare quello che lo stesso Valéry chiama “sport della mente”. Gladiator non è infatti solo un ‘terapeuta’ delle aberrazioni della sensibilità nervosa, ma anche lo “sportivo” che pratica un “training” con cui rendere duttile, flessibile e plastico il suo “sistema neuro-psichico”.

    L’‘agone neuronale’ fra i circuiti deputati alla valorizzazione e quelli della consciousness coinvolti nei processi di relativizzazione di qualsiasi “oggetto mentale” si trasforma in nuova palestra dove Gladiator cerca di addestrarsi e di forgiarsi. L’esperimento atletico si configurerà come un tentativo alquanto peculiare di costruire nel cervello un dispositivo con cui tenersi costantemente aperti a sperimentare “jusqu’au bout” il proprio “possibile”.

    18,90
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    Il pensiero medievale

    di Carlo Chiurco

    I mille anni che separano la fine del sistema politico del mondo antico dall’età delle grandi scoperte geografiche sono una delle più ardite e originali creazioni della civiltà occidentale. Teologia, filosofia, etica, estetica si innalzano a vette di complessità inaudite nel segno del continuo confronto con l’eredità del mondo antico da un lato, e la certezza indubitabile per la fede costituita dalla verità rivelata dall’altro. Una verità che l’uomo medievale, come ogni altro aspetto della sua esistenza, non può limitarsi a pensare senza anche viverla e renderla concretamente esistente, così come Dio stesso si era incarnato in una donna facendosi umano. È all’interno di queste tre coordinate fondamentali che si sviluppa la straordinaria avventura del pensiero medievale, della quale il volume intende dar conto attraverso una prima parte dedicata all’analisi dei grandi temi fondamentali della filosofia del Medioevo, ed una seconda, più tradizionale, comprendente delle schede sugli autori o le scuole di pensiero più importanti, in modo da coniugare l’esigenza di informare, tipica del manuale, con la necessità, per la riflessione, di andare sempre al fondamento di ogni questione: perché si può fare storia della filosofia solo se non rinuncia a filosofare.

    19,00
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    Estetica dell’esistenza e ascesi «gay»

    Appunti intorno a Michel Foucault

    di Gabriele Fedrigo

    “Il comportamento sessuale è costituito come ambito di pratica morale, nel pensiero greco, da atti di piacere (aphrodisia) che rientrano in un campo agonistico di forze difficili da padroneggiare; essi richiedono, per assumere la forma di una condotta razionalmente e moralmente accettabile, la messa in gioco di una strategia della misura e del momento, della quantità e dell’opportunità; e questa tende, come compimento ideale, a una perfetta padronanza di sé in cui il soggetto è “più forte” di se stesso fin nell’esercizio del potere che esercita sugli altri. Ora, l’esigenza di austerità implicita nella costituzione di questo soggetto padrone di sé non si presenta sotto forma di una legge universale alla quale ciascuno e tutti dovrebbero sottomettersi, ma piuttosto come un principio di stilizzazione della condotta per chi voglia dare alla propria esistenza la forma più bella e compiuta possibile.” (Michel Foucault, L’uso dei piaceri)

    19,00
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    Tilt! I carnet Roland Barthes

    di Gabriele Fedrigo

    “Se fossi scrittore, e morto, come mi piacerebbe

    che la mia vita si riducesse, a cura di un biografo

    amichevole e disinvolto, ad alcuni particolari, alcuni

    gusti, alcune inflessioni, diciamo:

    dei ‘biografemi’, la cui distinzione e mobilità

    potrebbero viaggiare fuori da ogni destino e andare a

    raggiungere, simili ad atomi epicurei, qualche corpo

    futuro, promesso alla stessa dispersione”

    (Roland Barthes)

    …immagino ora quel “corpo futuro, promesso alla

    stessa dispersione”, lo immagino immerso nelle

    acque del Neutro…

    19,00
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    Vivere l’incertezza

    a cura di Carlo Chiurco

    Un verso famoso dell’atto V della Tempesta di Shakespeare afferma: «Siamo della materia / Di cui son fatti i sogni». La pandemia ci ha impartito numerose lezioni, ma forse la più importante è proprio questa: l’incertezza è la materia di cui sono fatte le nostre vite. La fiducia che riponiamo nel potere della razionalità calcolante, nella volontà e nella sovranità del soggetto deve (re)imparare a convivere con l’incertezza dell’esistenza. Oltre ad analizzare i vari sensi in cui si declina  l’incertezza, così come sono stati indagati e definiti dalla fisica, dalla logica, dal pensiero antico e dalla filosofia morale, il volume cerca di mostrarne l’importanza sia come virtù morale che come principio della conoscenza: una guida pratica e teorica al vivere.

    20,00