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    L’io nell’era tecnologica

    di Antonino La Russa

    “Non esistono fatti, solo interpretazioni” è questo un celebre aforisma nietzschiano che attacca il principio di realtà. Non esistono fatti che si presentino come realtà in sé, dotati di un valore assoluto per il quale possano imporsi rispetto ad altri fatti. Posta questa negazione, quelli che chiamiamo fatti in realtà sono tali soltanto per il soggetto che li enuncia, quindi sono solo interpretazioni. Com’è noto, questa prospettiva vuole aprire la possibilità di dichiarare il superamento dei valori tradizionali che nella cultura occidentale hanno svolto il ruolo di riferimento per distinguere il bene e il male. Così, parafrasando il titolo di una delle opere più famose del filosofo tedesco, “al di là del bene e del male” rimane solo la volontà di potenza che pone se stessa come principio di realtà.

    Lo stesso aforisma, specialmente nella seconda parte, che riduce il mondo dei fatti a mondo di interpretazioni, significa anche che il senso dell’esistere del soggetto può ritrovarsi soltanto nella relazione con gli altri, quindi nella comunicazione e nel linguaggio. È nel campo ermeneutico dunque che bisogna cercarlo.

    Qui però l’esperienza si presenta in una molteplicità di sensi, sia per i diversi ambiti di indagine scientifica, che coesistono secondo gli interessi specifici delle scienze, sia perché gli stessi fatti possono essere interpretati con intenzioni e metodi diversi e perfino opposti1.

    In quest’ultimo caso è evidente che il campo ermeneutico si caratterizza per una conflittualità che richiede un superamento e una unificazione. Questo sforzo è stato da sempre la sfida che contraddistingue la filosofia.

     

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    Lo scacco e la ripresa

    di Antonino La Russa

    Con una metafora che contiene un certo fascino si può dire che la vita è una partita, una partita ingaggiata dal soggetto vivente, per cercare di dare senso al proprio essere nel mondo. In questa condizione lo scacco, anche se rinvia alla sconfitta, è il segno vitale della ricerca. Finché si vive, lo scacco ha un significato relativo, perché il vivere ci riserva la possibilità della ripresa della ricerca.

    La saggezza popolare esprime questa apertura alla possibilità della ripresa con il detto: “Finché c’è vita c’è speranza”. Chi lo pronuncia alza un po’ le spalle, come a far scivolare dietro di esse le preoccupazioni, e riprende a vivere la sua vita come prima, o quasi. Perché prima, come un’ombra, è passata l’idea che quella speranza ha un termine nella morte.

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    Un’idea di filosofia

    di Antonino La Russa

    Il termine filosofia deriva da due parole greche, philos=amore-amico e sophìa=sapienza, dunque filosofia significa amore per la sapienza, filosofo colui che è amico della sapienza, perché l’ama.

    Nel caso della filo-sofia, l’amicizia e l’amore sono rivolti verso la sapienza e non dovrebbe esservi nessun presupposto o pregiudizio contro. Tuttavia non di rado è capitato e capita anche ai filosofi di polemizzare (dal greco polemos=contesa, guerra), di contrapporsi con uno spirito di rigidezza che confina con la partigianeria. Talvolta si trovano contrapposte scuole filosofiche. Per esempio, ai primi del Settecento i seguaci di Leibniz polemizzano con quelli di Newton per il merito e la precedenza nella scoperta del calcolo infinitesimale.

    In altri casi, istituzioni storiche e correnti filosofiche polemizzano contrapponendo le rispettive concezioni generali della realtà.

     

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    Karl Jaspers. Tra filosofia e scienza

    di Ivan Valbusa

    Al di là della molteplicità degli interessi, l’intera opera di Karl Jaspers appare animata dall’idea di fondo che scienza e filosofia sono legate da un intreccio indissolubile, pena la morte di entrambe: come non si dà filosofia contro la scienza («chi desidera la filosofia […] desidera anche la scienza»), così non si dà nemmeno filosofia al di fuori della scienza («le scienze costituiscono inevitabilmente il campo in cui deve orientarsi ogni filosofia che voglia pensare secondo verità»). In tal senso, attraverso l’esame critico dei testi più significativi del pensatore di Oldenburg e il confronto con alcuni temi centrali dell’epistemologia classica e contemporanea, il libro intende mostrare come solo un dialogo consapevole, sereno e non ideologico tra le due discipline possa scongiurare ogni forma di scientismo da una parte o di dogmatismo dall’altra.

    Il presente lavoro si rivolge, in primo luogo, a quegli scienziati che nella loro pratica hanno incontrato i limiti della scienza e si sono interrogati su questioni di senso: gli scienziati che, più o meno consapevolmente, si sono fatti filosofi. Avrà raggiunto un buon risultato se riuscirà a offrire loro ulteriori spunti di approfondimento e di ricerca. In secondo luogo, è rivolto anche a quei filosofi che o non conoscono Jaspers, oppure lo ritengono un profeta dell’antiscienza e del pensiero olistico: la speranza è, in tal caso, quella di restituire la complessità della sua ricerca filosofica, superando le facili semplificazioni storiografiche del momento.

    16,00
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    Itinerario filosofico

    di Giuseppe Zamboni (a cura di Antonino La Russa)

    Come chiarisce il sottotitolo, Dalla propria coscienza all’esistenza di Dio, l’Itinerario filosofico di Giuseppe Zamboni (1875-1950) intende prendere in esame, in modo sistematico, le ragioni della trascendenza di Dio, fino a giungere al confine della possibilità di un assenso di fede. Un percorso di ricerca che l’Autore affronta “dal vivo” in un ciclo d’incontri tra l’autunno del ’46 e la primavera del ’47 e che pubblica nel 1948.

    Ne scaturisce un’opera coinvolgente, perché Zamboni, in continuità con le sue ricerche, attraverso un’analisi dei processi conoscitivi sviluppa una rigorosa indagine gnoseologica, riuscendo a offrirci valide prospettive, e forti argomentazioni, nel campo dell’antropologia, dell’etica e della metafisica. Comincia da ciò che si presenta e si manifesta nell’immediatezza sensibile della vita della coscienza per individuare, attraverso gli atti funzionali dell’intelligenza e della volontà, l’esperienza delle oggettività

    caratterizzate da differenti valori entitativi.

    Ciò che per il senso comune, e anche per tanti filosofi, è oramai scontato viene riscoperto in un’armonia in cui l’io, nell’autotrasparenza della consapevolezza di sé, dà vita a una nuova comprensione. In questo sfondo, il discorso su Dio si viene modellando come ricerca autonoma, tesa a cogliere gli elementi soprasensibili che possano rinviare, speculativamente, a un ente assoluto, capace di ridare senso alla realtà che, altrimenti, si dibatterebbe «nell’assurdo, nella tenebra e nel silenzio».

    18,00
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    La Fenomenologia nella Settima Stanza: Gerda Walther ed Edith Stein

    di Lucia Vantini

    Con Edith Stein e Gerda Walther la fenomenologia si spinge nella settima stanza, addentrandosi nello spazio straordinario e inquieto dell’esperienza mistica. Qui il mondo si esprime nella forma di un’oscurità feconda, capace di trasformare e rigenerare le storie. Queste due donne hanno saputo farne un tesoro da spartire, ispirando con la loro scrittura non solo le singolarità ma anche quelle piccole e grandi comunità che non si rassegnano a vivere di apatia verso le esistenze e i destini più feriti.

    16,00
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    Ideare

    di Giacomo Pezzano

    La filosofia di Deleuze è andata sinora incontro a un destino ambiguo: il suo “rovesciamento” del platonismo è stato celebrato da alcuni, demonizzato da altri, ma non così spesso compreso nel suo rigore e nella sua complessità. In questo libro, Pezzano si propone di ripensare Deleuze liberandosi dall’imperativo di ricondurlo al “postmoderno” e alla teoria dello spontaneismo del desiderio, e sforzandosi piuttosto di portare in superficie le questioni concrete che il suo pensiero consente di far vedere: che cos’è un problema? Come funziona una domanda? Com’è possibile che ci siano cose nuove? Come avvengono le trasformazioni? Qual è lo statuto delle relazioni? Che cosa capita quando avviene un incontro? Ma soprattutto: che cosa nasconde un’idea? Ecco allora che l’incessante lavoro creativo di Deleuze mostra tutta la sua radicalità: chiedersi non tanto “che cos’è un’idea?”, quanto piuttosto “che cosa significa ideare?”, e fare di questo interrogativo l’oggetto principale di tutta la filosofia. È a questo punto che anche il rapporto di Deleuze con Platone può guadagnare una nuova prospettiva.

    13,50
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    Sistema di gnoseologia e di morale

    di Giuseppe Zambini

    a cura di Ferdinando Luigi Marcolungo

    Quasi al termine del suo insegnamento all’Università Cattolica di Milano, nel 1930, Giuseppe Zamboni (1875-1950) offriva, con questo Sistema di gnoseologia e di morale, una sintesi efficace delle sue ricerche sul problema della conoscenza, a partire dai contenuti qualitativo-spaziali, che ci sono offerti dalle sensazioni, fino a giungere alla loro elaborazione intellettiva e ad altri contenuti, di natura soggettiva, offerti dalle tensioni, dai sentimenti e dagli atti di volontà che contraddistinguono il vissuto del soggetto. In tutto questo gioca un ruolo fondamentale la capacità di distinguere nei vari contenuti il c’è e il che cosa, in quella che il Nostro indicava come astrazione disindivuante, che segna il passaggio dalla sfera sensitiva a quella intellettiva. In modo analogo l’indagine gnoseologica viene applicata, nel quarto capitolo, al campo della vita morale; l’analisi della natura della volontà ci aiuta a riscoprire il dinamismo della scelta così come ci si manifesta nella tensione tra l’impulso e il valore oggettivo, una tensione destinata a trovare nel rispetto della persona umana la propria armonica composizione.

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    Studi sulla “Critica della ragion pura”

    di Giuseppe Zamboni

    a cura di Ferdinando Luigi Marcolungo

    Giuseppe Zamboni (1875-1950) tenne due corsi sulla Critica della ragion pura all’Università Cattolica di Milano negli anni 1928/29 e 1930/31. Questi Studi ripercorrono la prima Critica a partire dalla Dialettica trascendentale per ritornare all’Introduzione, all’Estetica e all’Analitica trascendentale. In questo modo riescono a fornirci una singolare lettura del testo kantiano alla luce della prospettiva della gnoseologia pura zamboniana. Da una parte, infatti, la critica alla metafisica viene esaminata con riferimento ai presupposti della mentalità kantiana, che fin dall’inizio esclude la possibilità di una conoscenza di quel che supera il piano puramente fenomenico; dall’altra si valorizzano le categorie dell’Analitica alla luce delle fondamentali funzioni conoscitive, senza condividerne tuttavia l’apriorismo dell’impostazione. Per superare le difficoltà di Kant sarebbe necessario riconsiderare l’esperienza dell’io, non solo l’io puro conoscitivo, ma anche l’io dei sentimenti e degli atti di volontà, a partire dal quale si può riguadagnare il piano propriamente ontologico; nello stesso tempo, un esame condotto senza pregiudizi avrebbe potuto mostrare come dall’esperienza si può giustificare il valore necessario e universale delle nostre conoscenze, senza alcun ricorso all’a priori.

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