Lingua e letteratura italiana

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    Letteratura paziente (2010-2013) Articoli e saggi

    19,50

    di Stefano Vicentini

    Negli spazi diversi di un giornale d’oggi ci sono cose -notizie, commenti, memorie, pensieri- non proprio così rapidamente esauribili, né dal punto di vista della loro utilità sul piano dell’informazione, né da quello di una loro capacità di costituire elementi interessanti per una cultura non esclusivamente legata in modo stretto all’attualità più facilmente consumabile. Ecco perché non è privo di senso il fatto che chi, come Stefano Vicentini, scrive per le pagine culturali dei giornali raccolga i suoi articoli, li disponga in un determinato ordine, li integri anche con altri suoi scritti di misura più ampia, inediti o editi su riviste specializzate e ne ricavi un libro. […]

    La letteratura deve essere paziente nel senso dell’attenzione premurosa, del rifiuto di ogni superficiale sbrigatività che essa instaura, in una specie di partita doppia, con chi la frequenta, ossia col lettore: paziente lei perché non rifiuta di attendere che i suoi valori, i suoi sensi meno appariscenti, le sue ricchezze più nascoste siano lentamente accostati; paziente lui perché accetta questa scuola della pazienza, perché sa qual è la via non ovvia e non affrettata che bisogna seguire.

    • dalla Prefazione di Giulio Galetto
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    Letteratura Paziente (2013-2016) Articoli E Saggi

    19,50

    di Stefano Vicentini

    Negli spazi diversi di un giornale d’oggi ci sono cose -notizie, commenti, memorie, pensieri- non proprio così rapidamente esauribili, né dal punto di vista della loro utilità sul piano dell’informazione, né da quello di una loro capacità di costituire elementi interessanti per una cultura non esclusivamente legata in modo stretto all’attualità più facilmente consumabile. Ecco perché non è privo di senso il fatto che chi, come Stefano Vicentini, scrive per le pagine culturali dei giornali raccolga i suoi articoli, li disponga in un determinato ordine, li integri anche con altri suoi scritti di misura più ampia, inediti o editi su riviste specializzate e ne ricavi un libro. […]

    La letteratura deve essere paziente nel senso dell’attenzione premurosa, del rifiuto di ogni superficiale sbrigatività che essa instaura, in una specie di partita doppia, con chi la frequenta, ossia col lettore: paziente lei perché non rifiuta di attendere che i suoi valori, i suoi sensi meno appariscenti, le sue ricchezze più nascoste siano lentamente accostati; paziente lui perché accetta questa scuola della pazienza, perché sa qual è la via non ovvia e non affrettata che bisogna seguire.

    • dalla Prefazione di Giulio Galetto
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    Letteratura Paziente (2019-2019) Articoli E Saggi

    19,50

    di Stefano Vicentini

    Negli spazi diversi di un giornale d’oggi ci sono cose -notizie, commenti, memorie, pensieri- non proprio così rapidamente esauribili, né dal punto di vista della loro utilità sul piano dell’informazione, né da quello di una loro capacità di costituire elementi interessanti per una cultura non esclusivamente legata in modo stretto all’attualità più facilmente consumabile. Ecco perché non è privo di senso il fatto che chi, come Stefano Vicentini, scrive per le pagine culturali dei giornali raccolga i suoi articoli, li disponga in un determinato ordine, li integri anche con altri suoi scritti di misura più ampia, inediti o editi su riviste specializzate e ne ricavi un libro. […]

    La letteratura deve essere paziente nel senso dell’attenzione premurosa, del rifiuto di ogni superficiale sbrigatività che essa instaura, in una specie di partita doppia, con chi la frequenta, ossia col lettore: paziente lei perché non rifiuta di attendere che i suoi valori, i suoi sensi meno appariscenti, le sue ricchezze più nascoste siano lentamente accostati; paziente lui perché accetta questa scuola della pazienza, perché sa qual è la via non ovvia e non affrettata che bisogna seguire.

    • dalla Prefazione di Giulio Galetto
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    Letteratura Paziente (2019-2022) Articoli E Saggi

    19,50

    di Stefano Vicentini

    Negli spazi diversi di un giornale d’oggi ci sono cose -notizie, commenti, memorie, pensieri- non proprio così rapidamente esauribili, né dal punto di vista della loro utilità sul piano dell’informazione, né da quello di una loro capacità di costituire elementi interessanti per una cultura non esclusivamente legata in modo stretto all’attualità più facilmente consumabile. Ecco perché non è privo di senso il fatto che chi, come Stefano Vicentini, scrive per le pagine culturali dei giornali raccolga i suoi articoli, li disponga in un determinato ordine, li integri anche con altri suoi scritti di misura più ampia, inediti o editi su riviste specializzate e ne ricavi un libro. […]

    La letteratura deve essere paziente nel senso dell’attenzione premurosa, del rifiuto di ogni superficiale sbrigatività che essa instaura, in una specie di partita doppia, con chi la frequenta, ossia col lettore: paziente lei perché non rifiuta di attendere che i suoi valori, i suoi sensi meno appariscenti, le sue ricchezze più nascoste siano lentamente accostati; paziente lui perché accetta questa scuola della pazienza, perché sa qual è la via non ovvia e non affrettata che bisogna seguire.

    • dalla Prefazione di Giulio Galetto
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    Letteratura per l’infanzia (Anno accademico 2024-2025)

    10,00

    Aspetti epistemologici, evoluzione storica e approfondimenti teorici

    di Luca G.M. Ganzerla e Silvia Blezza Picherle

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    Luigi Fallacara e gli ermetismi. Lingua, stile e metrica

    20,00

    di Luca Trissino

    Le costanti stilistiche e lessicali della lingua poetica di Fallacara rivelano l’adesione progressiva alle fondamentali koinai del nostro Novecento e illuminano senza dubbio la genesi, la stratificazione, il consolidamento della langue ermetica. Se un’indagine linguistica degli ermetismi deve senz’altro cominciare dall’analisi dei fatti strettamente stilistici, è necessario integrare la ricerca delle costanti grammaticali con le «ragioni non formali» della poesia, che emergono con chiarezza sul piano semantico. Il libro intende fondere lo studio del caso immanente con la dimensione contestuale, preso atto del carattere fortemente comunitario del linguaggio ermetico, al fine di dimostrare come la relazione tra il lessico e la grammatica, tra contenuti e forme, e soprattutto tra stile e maniera, sia indissolubile, reciproca ed evidentissima nella gestualità espressiva degli ermetici.

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    Michele Enrico Sagramoso. Il carteggio, i viaggi, la massoneria

    29,00

    di Federico Chesi

    con una prefazione di Gian Paolo Romagnani

    Il volume ricostruisce le vicende biografiche del marchese veronese Michele Enrico Sagramoso (1720-1791) attraverso ricerche d’archivio e la trascrizione di documenti autografi. Cuore della monografia è l’edizione del carteggio del Sagramoso conservato presso la Biblioteca Civica di Verona. Accanto al carteggio, l’edizione di alcuni documenti inediti: una parte dei diari del Sagramoso – Itinerari e Notizie – finora ritenuti irreperibili e rinvenuti, invece, durante lo studio del carteggio. Il corpus documentario, corredato da ampi saggi che approfondiscono gli avvenimenti biografici, le frequentazioni, i legami con la massoneria, rappresenta il contributo di maggior completezza prodotto sinora sulla figura del balì dell’Ordine di Malta; il quale, grazie al ruolo di diplomatico dell’ordine melitense, poté compiere virtuosi e proficui viaggi in tutta Europa, instaurando importanti amicizie e fitte relazioni con i protagonisti della nobiltà del XVIII secolo.

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    Nel grido d’una gioia

    14,00

    di Elisabetta Zampini

    Torna a parlare la voce di una donna straordinaria, vissuta nella prima metà del Novecento fra Verona e Milano.

    Ida Vassalini fu una personalità ecclettica, severa e poetica, dolente ma innamorata dell’infinito. Attraverso di lei si riscoprono con emozione i momenti più fecondi che hanno animato il Novecento.

    La ricerca di un’esperienza religiosa autentica, rinnovata e libera, ed il sogno della fratellanza universale e della cooperazione fra i popoli divennero in lei un richiamo urgente. Fu segretaria della sezione italiana della Lega Femminile Internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF), s’impegnò per l’abolizione della pena di morte e per la costituzione degli Stati Uniti d’Europa. Come Maria Montessori, vide nell’educazione nel bambino la nascita di un mondo nuovo.

    Il lei si incontrano la tradizione dell’Occidente e il sentiero luminoso dell’Oriente: dopo aver studiato il sanscrito e il pali, tradusse la Bhagavad Gita e il Dhammapada, veri tesori dell’India. Ispirata dai filosofi Pietro Martinetti e Giuseppe Rensi, fece del “dubbio” il suo punto di vista sull’esistenza per liberare il pensiero da ogni forma autoritaria e dogmatica. Lasciò nel canto, nelle liriche, la speranza della gioia.

    Questo è il primo libro a lei dedicato.

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    Nell’inclita città di Verona

    14,70

    di Lorenzo Carpanè

    Il genere pastorale ricopre una funzione non secondaria nella storia letteraria nazionale tra Cinque e Seicento; così è anche per una realtà culturalmente non centrale, pur se non del tutto marginale, come quella veronese, segnata, forse più che altrove, dalla funzione di promozione culturale della principale istituzione musicale e letteraria, l’Accademia Filarmonica. Il genere pastorale viene qui indagato attraverso due testi, La Nigella di Giovanni Fratta (1582) e I due forestieri di Orazio Sorio (1612), visti non solo nella loro dimensione letteraria ma anche come testimoni della realtà sociale e culturale veronese del tempo. Un ulteriore tassello al mondo pastorale è offerto dallo studio sulle relazioni intercorse tra Battista Guarini, l’autore del Pastor fido, e la Filarmonica, sia per la sua affiliazione che attorno al caso di un gesuita che pronunciò una pubblica condanna della favola guariniana.

    Un ulteriore contributo alla storia letteraria veronese tra fine Cinque ed inizio Seicento è offerto dall’ultimo capitolo, dedicato alla ricezione di Dante, con un’indagine che si muove tra librerie, biblioteche e testi poetici.

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