Sociologia e Ricerca sociale

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    Racconti di cefalea

    di Cristina Lonardi

    La cefalea è una “malattia invisibile”. Pur provocando sofferenza fisica e psicologica essa, infatti, non ha quei segni rivelatori caratteristici con qui si manifestano molte altre malattie croniche. Perciò chi ne soffre è costantemente preso dal dilemma se vivere il proprio dramma in silenzio (con il pericolo di essere svalutato e biasimato dagli altri), o se manifestarlo, finendo per innescare nei propri riguardi i circuiti emarginanti dello stigma.

    Il volume è una raccolta di 31 racconti offerti alla ricercatrice da pazienti di un Centro Cefalee del Nord Italia con lo scopo di capire come si costruisca (o si ricostruisca) l’identità del malato di cefalea; quale sia la sua rappresentazione sociale della malattia; quali le sue strategie di negoziazione identitaria. Ne risulta un quadro nel quale facilmente potrà riconoscersi chiunque soffra di emicrania, malattia molto diffusa che mina silenziosamente la trama delle relazioni familiari e sociali.

    Las lettura del volume è consigliata ai professionisti della salute (medici, infermieri ed altri operatori socio-sanitari) che si occupano anche di altre malattie croniche nella quale i complessi e delicati compromessi identitari e relazionali che portano il paziente a convivere con la malattia, costituiscono importanti obiettivi terapeutici.

    15,60
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    Storie del Nordest

    di Luca Mori, Francesca Setiffi e Lorenzo Migliorati

    Le pagine che seguono sono il risultato di una indagine biennale sul lavoro degli artigiani, ideata e diretta dalla professoressa Maria Caterina Federici dell’Università di Perugia,  a partire dall’idea che esistano delle intelligenze locali e territoriali con competenze più o meno nascoste, ma in grado di pilotare la ripresa dello sviluppo economico anche in aree apparentemente marginali rispetto al mainstream  dello sviluppo economico nazionale, soprattutto in un momento in cui le tradizionali strutture della produzione di massa sono pesantemente in crisi.

    L’artigianalità, con la sua minuta diffusione, con la sua personalizzazione, con le sue competenze flessibili e lo scarso ricorrere a strutture automatizzate, sembra proprio una delle possibili risposte alla crisi tardo moderna della produzione di massa.”

    Dalla Prefazione del Prof. Domenico Secondulfo

    15,60
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    Verona (Provincia di Gardaland)

    di Mario Magagnino

    A raccontarlo così, non sembrerebbe quasi possibile. Perché viviamo nella società dell’immagine, ma può capitare di sentirsi dire, da una estetista, che «lavora nel mondo dell’immagine». O di incontrare un giovane “PR di discoteca”, convinto di essere occupato nelle relazioni pubbliche. Fino a qualche tempo fa, l’insegna di una tipografia ben visibile su una strada di grandissimo traffico, spiegava che questi volonterosi tipografi stampavano «moduli continui, déplant, magliette, marketing»! La domanda sorge spontanea: il mondo della comunicazione è capace di comunicare sé stesso? Dopo aver letto questo libro, la risposta è altrettanto spontanea: sì! È sufficiente lasciarsi prendere per mano da Magagnino e farsi raccontare – con il suo stile secco e senza troppi svolazzi – che cosa veramente sia la comunicazione d’impresa e quali strumenti concorrano a costruire un’efficace immagine di marca. Senza reticenze e falsi moralismi, l’impresa deve comunicare con ogni mezzo a sua disposizione – dall’asilo aziendale al necrologio – la sua esistenza e la sua presenza a tutto il mondo che le sta attorno. Fino a far pensare che Verona, la città di Romeo e Giulietta, sia in provincia di Gardaland! Silvano Tommasoli.

    15,80
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    Rischio. Una parola pericolosa

    di Lorenzo Migliorati

    Rischio. Una parola pericolosa.

    Ma che cosa rappresenta veramente il rischio? Si confonde e si sovrappone al pericolo come sembra sostenere, a volte, il senso comune? È sempre e solo un elemento accidentale da evitare, gestire, casomai, trasferire ad altri, come sostiene la radicata tradizione razionalistica moderna?

    Quel che è certo è che, rischiando, è possibile otte3nere risultati maggiori di quelli che si potrebbero ottenere senza rischiare nulla. È questo un ribaltamento concettuale per il quale il rischio non è solo un fattore destabilizzante delle relazioni, ma assolve una qualche funzione sociale positiva per l’attore, sia esso individuale o collettivo.

    A partire da uno scavo attorno ai concetti di rischio e di pericolo e da una ricostruzione della parabola storico-sociale dell’idea di rischio, a cavallo tra società della tradizione e società moderne, tra rappresentazioni sociali dell’eroe e dell’imprenditore, tra comunità e società e tra organicismo e individualismo, il volume cerca di dare una risposta a tutti questi interrogativi e gettare una luce diversa su una delle rappresentazioni più affascinanti della cultura.

    Troppo spesso guardato con sospetto e trattato come un elemento destabilizzante nello svolgersi ideale degli eventi, il rischio è, invece, un efficace indicatore di importati dinamiche del mutamento sociale. A patto che venga osservato come una categoria neutra che la cultura informa di significati simbolici e di rappresentazioni sociali divisive.

    15,80
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    Simulacro

    di Debora Viviani

    Parlare di simulacri, o, più semplicemente, definire cos’è un simulacro è problematico. L’ambivalenza concettuale insita nel termine stesso implica una certa difficoltà a definire in modo dettagliato quali dimensioni e quali proprietà lo contraddistinguono. C’è chi, come Walter Benjamin, parla di «annientamento dell’aura», oppure chi, come Gilles Deleuze, definisce il simulacro un’«immagine demoniaca». Ma cosa significa realmente il termine simulacro?

    Attraverso l’analisi degli elementi semantici che lo compongono e ripercorrendo la sua evoluzione storico-filosofica, il volume cerca di sistematizzare e circoscrivere in un preciso spazio concettuale il termine simulacro, per evidenziare le dimensioni che lo definiscono ed eliminare l’evanescenza che contraddistingue questo seducente ed accattivante concetto della postmodernità.

    L’ambivalenza di questo termine è da sempre oggetto di interesse e sfiducia da parte di chi lo avvicina. Guardato con sospetto e curiosità, approda ora verso un suo possibile riscatto.

    Utilizzato come snodo interpretativo fondamentale a chiarire l’irrealtà e l’indeterminatezza della nostra società, l’ambiguità che lo caratterizza è ora punto di forza negli studi sulla postmodernità.

    16,00
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    Sport come mezzo di inclusione

    a cura di Paolo Dell’Aquila

    Sport come mezzo di inclusione racchiude un insieme di contributi interdisciplinari relativi al rapporto fra gioco e integrazione sociale. In esso si trovano saggi di Paolo Dell’Aquila, Antonello De Oto, Donatella Donati, Nico Bortoletto, Cristina Lonardi, Alessio Albertini ed una presentazione di Federico Schena. Il volume descrive come l’attività sportiva, a determinate condizioni, si trasformi in un mezzo di inclusione dei soggetti più deboli e oggetto di discriminazioni, a causa del sesso, dell’età, delle condizioni sociali o dell’appartenenza religiosa o etnica. Negli ultimi anni il fenomeno è divenuto un formidabile strumento per rivendicare i diritti delle minoranze (pensiamo a Cassius Clay, Joe Lewis, Joe Frazier, Jesse Owens) o per integrare gli atleti disabili (tramite le Paralimpiadi). Le manifestazioni sportive recenti hanno visto comparire le rivendicazioni del movimento black live matter (vedi campionati europei di calcio) o i trionfi di atleti come Marcell Jacobs o Faustino Desalu, che ci hanno fatto riflettere sul multiculturalismo e sullo sport. Eroi come Bebe Vio e le sessantanove medaglie paralimpiche di Tokyo stanno a testimoniare un movimento che rivendica uno sport diverso, umanistico ed inclusivo. Per questo il gioco assume oggi la sfida di un nuovo diritto di cittadinanza culturale, di uno strumento volto a reintegrare ampie fasce della popolazione all’interno

    del sistema sociale

    16,00
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    Sport e disabilità

    di Paolo Dell’Aquila e Donatella Donati

    In questo volume si espone la nascita del sistema sport moderno, dominato dalla razionalizzazione, dalla quantificazione e dalla globalizzazione, che ha dato origine, in età contemporanea, alle grandi cerimonie sportive.

    La “sportivizzazione” genera i mega eventi sportivi, con particolare riferimento all’atletica per normodotati e, in seguito, all’atletica per disabili. Sono raccontati l’emergere ed il funzionamento dei giochi olimpici e poi paralimpici e le modalità con cui essi hanno favorito l’inclusione e lo sviluppo di una mentalità maggiormente ecocompatibile e relazionale.

    Nella seconda parte questo saggio racconta come lo sport per persone con disabilità, utilizzato in ambito medico per la riabilitazione, è giunto ad essere ciò̀ che è oggi. Dopo il sintetico ritratto dei suoi due capostipiti: Ludwig Guttman e Antonio Maglio, vengono ripercorse le tappe evolutive principali del movimento Paralimpico e della sua Mission. Infine, viene evidenziata sia l’importanza dell’attività sportiva per le persone con disabilità intellettivo-relazionale, che la carenza di sostegni preventivi orientati all’acquisizione di stili di vita attivi. In conclusione si sottolinea il processo inclusivo realizzato attraverso la pratica sportiva sorretta dalla presa in carico socio-sanitaria ed educativa.

    16,00
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    Il mix fra qualità e quantità nella ricerca sociale

    di Mauro Niero

    Nonostante il dibattito fra qualità e quantità nella metodologia della ricerca sociale abbia assunto ultimamente toni meno accesi rispetto ad alcuni decenni fa, esso continua a prospettare l’attività del fare ricerca come una sorta di bivio verso mondi diversi e, soprattutto, alternativi.

    In opposizione a questa tendenza, il volume considera le pur forti diversità che contraddistinguono le tradizioni e le forme della ricerca (della quantità, della qualità, ma non solo) come opportunità anziché come vincoli, proponendo dei modi per farle convivere. Nella prospettiva del mix vengono indicate soluzioni composite di disegni, modelli e tecniche di ricerca che hanno il proposito di aumentare le potenzialità a disposizione del ricercatore. Di migliorare l’aderenza al problema affrontato e di ottenere una maggiore efficacia conoscitiva.

    Centralità del problema e mix metodologico sono anche i tratti salienti dello studio dei casi di cui si parla nella seconda metà del volume, rispetto a cui esso offre indicazioni di impianto ed esempi pratici.

    Il volume è consigliato a chi sia interessato alle nuove frontiere del dibattito qualità/quantità ed è indispensabile per colore che intendessero condurre ricerche su casi (gruppi, organizzazioni, istituzioni) in sociologia e nelle scienze sociali applicate.

    16,50
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    I pensieri delle mamme

    di Paola Di Nicola

    La madre, attenta osservatrice dei fattori naturali, ambientali e relazionali che fanno da contorno alla salute-malattia del proprio figlio, può essere rappresentata da un’immagine in movimento che vede crescere il protagonismo della donna nella cura con l’aumento delle due competenze relazionali davanti agli ambienti di vita quotidiana del bambino in età pediatrica (in prevalenza scuola e famiglia e la disposizione comunicativa nei confronti del medico, in termini di testimone dei disturbi del proprio figlio, ci restituisce la visione di una madre consapevole di quanto le perturbazioni negli equilibri relazionali nel e del quotidiano del bambino possono incidere sui suoi livelli di vulnerabilità.

    La ricerca condotta nell’area di Verona mette in luce che la propensione ad instaurare un dialogo proattivo con il  pediatra è maggiormente ravvisabile nelle madri occupate, a più alta scolarizzazione e al di sopra dei 40 anni che dimostrano, grazie alla disponibilità all’ascolto e al dialogo offerta dal medico, di saper instaurare un clima comunicativo favorevole, volto all’elaborazione di una adeguata diagnosi. Emerge dunque la necessità che il pediatra, con le tecniche d’ascolto e della medicina narrativa, dedichi una particolare attenzione a quelle madri che, per timore o insicurezza, poco o raramente “parlano al medico” del loro bambino, comunicando i loro pensieri.

    16,90