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    Verona, le porte dell’impero

    di Marco Pasa

    Il lavoro, che si propone di tratteggiare succintamente i grandi quadri dell’evoluzione del territorio veronese e dei suoi paesaggi dalla Romanizzazione alla inclusione nell’Impero asburgico, presenta Verona, fondata dai Romani proprio allo sbocco della Valdadige come avamposto a presidio della Postumia, ed il suo territorio nella funzione di “Porte dell’Impero”. Da sempre infatti la città e il suo territorio con le numerose direttrici che lo solcano – non solo l’Adige ma anche il Sarca-Garda-Mincio ed i solchi vallivi che si aprono la via nella regione montano-collinare – rappresentano vie preferenziali per rapporti economici e culturali tra il Centro Europa e l’Adriatico.

    13,50
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    La lingua italiana e l’idea di nazione

    di Mirella Spiritini Massari

    “Non so a voi, ma a me capita a volte di avere un’intuizione che però presenta tante facce difficili da identificare e raccordare. Siamo davanti a mille rivoli e non ci resta che darci da fare per mettere ordine e distinguere i vari argomenti cercando di creare una progressione accettabile.

    Iniziamo dalla parola.

    La parola ci distingue in quanto uomini. L’uomo ha dato un nome alle cose, ai sentimenti, agli dei. Tuttavia la parola in sè è uno strumento, che viene usato dal pensiero per esprimere un’idea o per raccontare una storia. Per di più i significati delle parole spesso col passar del tempo subiscono delle modifiche; insomma hanno a che fare con la storia.

    Dunque la parola, il linguaggio, la storia.

    A questo punto mi è sembrato giusto scegliere tra le tante la parola Italia. L’Italia anticamente era considerata un luogo geografico, nel quale gli intellettuali ancora scrivevano in latino, anche se con molte semplificazioni. Il popolo parlava ormai una lingua volgare, discesa dal latino e diversa nelle varie regioni. Si passa presto al diffondersi di una lingua colta, che è ancora un volgare, ma è soprattutto lingua italiana.

    Dunque l’Italia non è più solo un luogo geografico, ma è un paese unito nella cultura, nel linguaggio, nella storia. In Europa l’Italia è considerata maestra di civiltà, ma nessuno la considera un possibile stato: anche quando le Signorie sono ricche e potenti, c’è sempre la mano straniera che si garantisce il potere supremo.

    Pur con questi limiti tra gli intellettuali si è ormai diffuso il senso della libertà di pensiero, liberando la cultura dalle ristrettezze imposte dalla Chiesa. L’Illuminismo significa tutto questo ed offre alla letteratura uno spazio nuovo. Il Rinascimento trae origine da questo spirito di libertà. Siamo al culmine del Rinascimento nel momento del massimo splendore e tuttavia vi è nell’aria un’inquietudine che risuona nell’opera di molti poeti. Insomma non siamo più al Quant’è bella giovinezza. Il mondo dell’Ariosto, per esempio, solo ad uno sguardo superficiale può apparire sereno. In realtà è pieno di avventure confuse e gratuite, nasconde dunque una visione negativa della vita. Arriviamo poi presto alla controriforma, che blocca la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero; nascono allora solo innocue poesiole e canzonette.

    Il pensiero è comunque sempre vivo e nasce l’Illuminismo con filosofi francesi come Voltaire, Rousseau, Montesquieu ed italiani come Verri, Parini, Cesare Beccaria. I filosofi dunque lavorano e diffondono un pensiero nuovo, presto colto in Francia nel suo significato politico. E siamo alla rivoluzione. Le barricate, Napoleone, un primo assaggio di libertà poi tradito dal dittatore; il tempo corre ed una certa idea dell’Italia prende forma.

    La scossa arriva alla fine del Settecento, quando inizia a farsi strada un pensiero nuovo, nel quale in Italia trova posto l’idea di uno stato. Per realizzarla occorsero molti decenni, molte guerre e molti morti; alla fine pian piano si costruì uno Stato, sempre tuttavia con i confini contesi e spesso incerti.

    (dall’Introduzione)

    12,00
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    Castel Vecchio e dintorni

    di Mirella Spiritini Massari

    “Si vivono come contemporanei eventi accaduti da molti anni o da decenni, e si sentono lontanissimi, definitivamente cancellati, fatti e sentimenti vecchi di un mese. Il tempo si assottiglia, si allunga, si contrae, si rapprende in grumi che sembra di toccare con mano o si dissolve come banchi di nebbia che si dirada e svanisce nel nulla; è come se avesse molti binari, che si intersecano o si divaricano, sui quali esso corre in direzioni differenti e contrarie….” (Claudio Magris)

    17,00
  • I Quaderni della Dorsale - n. 3 2021
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    I Quaderni della Dorsale (n. 3 – Anno 2021)

    di AA.VV.

    Questo è il terzo volume di una serie di validi e ben documentati studi sulla dorsale che da Ponte Florio sale alla chiesa di Santa Margherita di Frizzolana, punto di raccordo e di confronto fra la cultura italiana e quella “cimbra” che trova le sue radici nel XIII secolo a Roverè di Velo per espandersi poi, già nel XIV secolo, sino a Valdiporro e raggiungere quindi la Frizzolana. Molti sono quindi gli stimoli e gli spunti che la zona offre non solo agli studi dei ricercatori ma anche alla semplice curiosità di chi vive il territorio e intende farne attivamente parte. Tuttavia, forse perché troppo vicina alla città o forse per il fatto che a seguito del progetto della Grande Verona il territorio è ripartito fra solo tre comuni, Verona, Cerro e Bosco Chiesanuova, è stato relativamente poco studiato.

    Dall’introduzione di Marco Pasa

    18,00
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    I padri di Lilith

    di Lucia Fiorio

    Un percorso a passo leggero, con uno sguardo divertito ma serissimo, attraverso il modo in cui gli uomini hanno rappresentato, immaginato e catalogato le donne nel corso dei secoli. Una ricostruzione della figura della strega e delle sue trasformazioni fra arte, storia, letteratura. Una proposta a guardare il mondo con occhi diversi, con la precisa convinzione di parlare a un presente figlio di rappresentazioni che vollero la donna oscillare fra rassicurante presenza e perturbante, affascinante, minaccia.

    13,00
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    Le “Madri” della Ricostruzione italiana 1945-1960

    Di Mirella Leone

    Dalle macerie della II guerra mondiale emergono le donne protagoniste della Ricostruzione politica, economica e culturale dell’Italia. Casalinghe, operaie, politiche, contadine, insegnanti, giornaliste, sindacaliste e soggetti collettivi, come le associazioni femminili (i Gdd, il Cif, l’Udi), avanzano in un difficile percorso di emancipazione, imprimendo i segni del generare simbolico e della cura femminile nello spazio pubblico del Paese sconvolto dalla guerra. Storia di genere e storia generale convergono in un quadro olistico complesso, in cui le donne a volte rivestono un ruolo marginale, a volte centrale, ma mai insignificante. Nonostante le contraddizioni e le lacerazioni, le italiane del secondo dopoguerra non si arrestano e, lottando contro resistenze e pregiudizi misogini di un patriarcato ancora persistente, tentano di ricostruire se stesse nella tensione fra pubblico e privato, fra tradizione e innovazione, e di offrire un importante contributo per ricostruire le istituzioni, la politica, l’economia, il sindacato, la cultura. Moltissime elargiscono la loro cura con un impegno totalizzante, alcune col sacrificio della propria vita e tutte, figure note e masse di donne ignote, meritano legittimamente di essere riconosciute come Madri della Ricostruzione italiana.

    25,00
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    Guerra fredda e dintorni

    di Francesco Alberti

    Guerra Fredda e dintorni è un libro che descrive cinquant’anni di storia contemporanea, descrivendone gli eventi più significativi, le teorie geo-politiche e geo-economiche che l’hanno caratterizzata, le strutture statali che l’hanno sostenuta e le figure politiche che l’hanno contraddistinta. Di Guerra Fredda in questo libro non si parla solo al passato, ma al presente, descrivendo situazioni contingenti, proponendo al lettore argomenti seri di discussione e, guardando al futuro, argomentando scenari a divenire, che influenzeranno non solo la vita delle nazioni ma, altresì, e soprattutto, quella delle persone, in un contesto globalizzato che ha integrato il destino di tutti noi.

    26,00
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    Dante e Verona

    di Antonio Avena e Pieralvise di Serego Alighieri

    (a cura di Gian Paolo Marchi)

    Diffuso nell’estate 1921, il volume Dante e Verona fu accolto con vivo interesse sia dalla critica accademica che da qualificati lettori, che espressero il loro giudizio in lettere e recensioni, di cui si pubblica qui per la prima volta una scelta significativa. Particolarmente interessante è il caso di Benedetto Croce, che nel discorso sul «carattere della poesia di Dante», tenuto a Ravenna il 14 settembre 1920, aveva insistito sulla necessità di «sgombrare lo studio della Divina Commedia da tutto il peso delle interpretazioni politiche, morali, biografiche, allegoriche, che vi hanno aggiunto i commentatori», mentre in lettera dell’ottobre 1921 lodò la pubblicazione veronese, che pur era costituita da contributi di carattere storico-filologico, non senza qualche indulgenza nei confronti della minuta erudizione, come nell’indagine di Bashford Dean sulla (presunta) staffa del cavallo di Cangrande conservata nel Metropolitan Museum di New York.

    Tra i saggi contenuti nel volume spicca quello su Verona ai tempi di Dante di Luigi Simeoni, che vaglia attentamente — tra l’altro — le fonti relative ai magnalia di Cangrande esaltati anche da Julius von Schlosser nel suo libro sull’Arte di corte (1895).

    Non meno interessante la recensione di Federico Chabod all’appassionato contributo di Luigi Carcereri Politica dantesca e politica scaligera: recensione che si pone come rigorosa messa a punto del caso veronese nell’ambito delle controversie tra papato e impero.

    28,00
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    Di qua e di la’ dell’Ongarine

    di Veronica Nicolis

    “I ghe dasèa quel che i no podèa torghe”.

    Sofferenze e gioie nei ricordi degli abitanti di Avesa e Quinzano: mestieri, calendari popolari e aneddoti conservati nella memoria di chi li ha vissuti

    15,00