Lingua e letteratura italiana

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    Gli ospiti di Resia

    di Quirino Viviani

    a cura di Corrado Viola

    Nel 1827, a Udine, l’ormai quarantaduenne Reimondo Cortelazis si univa in matrimonio con la ventiduenne Teresa Vorajo. Benchè gli sposi non appartenessero al gotha dell’aristocrazia friulana – il Cortelazis era anzi di famiglia borghese per quanto influente e facoltosa – gli sponsali destarono una competente mobilitazione locale, che fece gemere i torchi non solo nel capoluogo friulano ma anche nella Dominante, sia pure coinvolgendo nomi di fievolissima o nulla rinomanza letteraria. In aggiunta ai soliti versi epitalamici, gli sposi si videro altresì dedicare un nuptiale in prosa di genere inconsueto. Si trattava di un “romanzetto” epistolare, pubblicato dapprima sotto l’anodino titolo di Lettere inedite, e subito ristampato con addizioni come Gli ospiti di Resia. Ne era autore l’abate Pietro Domenico Viviani noto con il nom de plume di Quirico.

    12,00
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    La lingua italiana e l’idea di nazione

    di Mirella Spiritini Massari

    “Non so a voi, ma a me capita a volte di avere un’intuizione che però presenta tante facce difficili da identificare e raccordare. Siamo davanti a mille rivoli e non ci resta che darci da fare per mettere ordine e distinguere i vari argomenti cercando di creare una progressione accettabile.

    Iniziamo dalla parola.

    La parola ci distingue in quanto uomini. L’uomo ha dato un nome alle cose, ai sentimenti, agli dei. Tuttavia la parola in sè è uno strumento, che viene usato dal pensiero per esprimere un’idea o per raccontare una storia. Per di più i significati delle parole spesso col passar del tempo subiscono delle modifiche; insomma hanno a che fare con la storia.

    Dunque la parola, il linguaggio, la storia.

    A questo punto mi è sembrato giusto scegliere tra le tante la parola Italia. L’Italia anticamente era considerata un luogo geografico, nel quale gli intellettuali ancora scrivevano in latino, anche se con molte semplificazioni. Il popolo parlava ormai una lingua volgare, discesa dal latino e diversa nelle varie regioni. Si passa presto al diffondersi di una lingua colta, che è ancora un volgare, ma è soprattutto lingua italiana.

    Dunque l’Italia non è più solo un luogo geografico, ma è un paese unito nella cultura, nel linguaggio, nella storia. In Europa l’Italia è considerata maestra di civiltà, ma nessuno la considera un possibile stato: anche quando le Signorie sono ricche e potenti, c’è sempre la mano straniera che si garantisce il potere supremo.

    Pur con questi limiti tra gli intellettuali si è ormai diffuso il senso della libertà di pensiero, liberando la cultura dalle ristrettezze imposte dalla Chiesa. L’Illuminismo significa tutto questo ed offre alla letteratura uno spazio nuovo. Il Rinascimento trae origine da questo spirito di libertà. Siamo al culmine del Rinascimento nel momento del massimo splendore e tuttavia vi è nell’aria un’inquietudine che risuona nell’opera di molti poeti. Insomma non siamo più al Quant’è bella giovinezza. Il mondo dell’Ariosto, per esempio, solo ad uno sguardo superficiale può apparire sereno. In realtà è pieno di avventure confuse e gratuite, nasconde dunque una visione negativa della vita. Arriviamo poi presto alla controriforma, che blocca la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero; nascono allora solo innocue poesiole e canzonette.

    Il pensiero è comunque sempre vivo e nasce l’Illuminismo con filosofi francesi come Voltaire, Rousseau, Montesquieu ed italiani come Verri, Parini, Cesare Beccaria. I filosofi dunque lavorano e diffondono un pensiero nuovo, presto colto in Francia nel suo significato politico. E siamo alla rivoluzione. Le barricate, Napoleone, un primo assaggio di libertà poi tradito dal dittatore; il tempo corre ed una certa idea dell’Italia prende forma.

    La scossa arriva alla fine del Settecento, quando inizia a farsi strada un pensiero nuovo, nel quale in Italia trova posto l’idea di uno stato. Per realizzarla occorsero molti decenni, molte guerre e molti morti; alla fine pian piano si costruì uno Stato, sempre tuttavia con i confini contesi e spesso incerti.

    (dall’Introduzione)

    12,00
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    Vittorio Betteloni

    di Ernesto Guidorizzi

    Relegato tra i “minori” da una vecchia tradizione critica, Vittorio Betteloni si rivela quale poeta vero in molte sue pagine liriche, narrative e anche saggistiche, secondo una lettura rinnovata della sua opera.

    12,50
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    Pensiero, fantasia e lettura

    a cura di Ernesto Guidorizzi

    I saggi contenuti nel volume provengono da incontri fra docenti nella scuola secondaria e nell’università, presso il Centro di Eccellenza per la Ricerca Didattica e la Formazione Avanzata dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Essi mirano a proporre letture, le più lontane possibile da tecnicismi e le più vicine possibili al libero fluire poetico. Sensibilità diverse hanno partecipato agli incontri, sospinti a cogliere una sorgente unica della poesia: dalle voci della Grecia arcaica e classica a quelle moderne e contemporanee. “Ci siamo riuniti lungo l’intero Anno Accademico 2007-8, indotti dal medesimo amore verso il leggere e lo scrivere, ritenuto necessario più che mai durante l’epoca presente. Ci siamo interrogati sulla fonte dello studio letterario e sui racconti che vi si sono sciolti, tentando di vedere e di narrare, a nostra volta, quanto accade dinanzi alle pagine predilette”. I saggi scorrono dunque dalle antiche contrade soleggiate del Mediterraneo e arrivano alla città contemporanea. Vi convergono riflessione e fantasia, confronto e contemplazione, risentendo tale scrivere degli echi giunti nell’aula.

    13,30
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    La lumaca, la gallina e i figli del diavolo. Lettere di Gianrinaldo Carli e Saverio Bettinelli

    di Giovanni Catalani

    con una premessa di Corrado Viola

    Il volumetto raccoglie e commenta 62 lettere finora inedite, inviate, tra il dicembre 1792 e il febbraio 1795, pochi giorni prima di morire, dal poligrafo istriano Gianrinaldo Carli (1720-1795), già funzionario a Milano del governo asburgico, al letterato ed ex gesuita mantovano Saverio Bettinelli (1718-1808). I temi sono quelli consueti agli scambi epistolari tra intellettuali settecenteschi, con particolare attenzione alle diatribe di argomento naturalistico-vulcanologico, allora in voga, e a quelle che coinvolgevano il Carli stesso in relazione alle proprie opere di antiquaria. In più, le costanti, dettagliate e spesso inorridite relazioni di questi dipingono un quadro assai vivo e preoccupato degli avvenimenti storici contemporanei, negli anni in cui la Rivoluzione francese iniziava a minacciare seriamente l’Ancien Régime lombardo ed europeo.

    Giovanni Catalani

    14,00
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    Nel grido d’una gioia

    di Elisabetta Zampini

    Torna a parlare la voce di una donna straordinaria, vissuta nella prima metà del Novecento fra Verona e Milano.

    Ida Vassalini fu una personalità ecclettica, severa e poetica, dolente ma innamorata dell’infinito. Attraverso di lei si riscoprono con emozione i momenti più fecondi che hanno animato il Novecento.

    La ricerca di un’esperienza religiosa autentica, rinnovata e libera, ed il sogno della fratellanza universale e della cooperazione fra i popoli divennero in lei un richiamo urgente. Fu segretaria della sezione italiana della Lega Femminile Internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF), s’impegnò per l’abolizione della pena di morte e per la costituzione degli Stati Uniti d’Europa. Come Maria Montessori, vide nell’educazione nel bambino la nascita di un mondo nuovo.

    Il lei si incontrano la tradizione dell’Occidente e il sentiero luminoso dell’Oriente: dopo aver studiato il sanscrito e il pali, tradusse la Bhagavad Gita e il Dhammapada, veri tesori dell’India. Ispirata dai filosofi Pietro Martinetti e Giuseppe Rensi, fece del “dubbio” il suo punto di vista sull’esistenza per liberare il pensiero da ogni forma autoritaria e dogmatica. Lasciò nel canto, nelle liriche, la speranza della gioia.

    Questo è il primo libro a lei dedicato.

    14,00
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    Analisi del periodo

    di Fulvio Fiorito

    L’Autore si pone l’obbiettivo di rendere facile e “naturale” l’Analisi del Periodo o della Frase Complessa, rifuggendo da inutili e noiose definizioni, suddivisioni e classificazioni a priori, mirando invece all’obiettivo di aiutare gli studenti a raffigurarsi, della frase analizzanda, una sorta di “piantina” topografica, da cui potessero risultare evidenti la funzione delle varie subordinate nonché i rapporti “gerarchici” che esse hanno nella struttura stessa del testo. Infatti, è intendimento precipuo dell’Autore permettere agli Alunni di “trasferire” una realtà concettuale – e di certo complessa come cogliere strutture, nessi e valenze morfo-sintattici – in una visione grafica, di certo più vicina ed usufruibile dalle generazioni attuali, abituate ad una realtà iconografica onnicomprensiva, in cui simboli, emoji e “figure” sembrano essere diventati i soli veicoli di trasmissione di idee, concetti, emozioni finanche.

    14,00
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    Nell’inclita città di Verona

    di Lorenzo Carpanè

    Il genere pastorale ricopre una funzione non secondaria nella storia letteraria nazionale tra Cinque e Seicento; così è anche per una realtà culturalmente non centrale, pur se non del tutto marginale, come quella veronese, segnata, forse più che altrove, dalla funzione di promozione culturale della principale istituzione musicale e letteraria, l’Accademia Filarmonica. Il genere pastorale viene qui indagato attraverso due testi, La Nigella di Giovanni Fratta (1582) e I due forestieri di Orazio Sorio (1612), visti non solo nella loro dimensione letteraria ma anche come testimoni della realtà sociale e culturale veronese del tempo. Un ulteriore tassello al mondo pastorale è offerto dallo studio sulle relazioni intercorse tra Battista Guarini, l’autore del Pastor fido, e la Filarmonica, sia per la sua affiliazione che attorno al caso di un gesuita che pronunciò una pubblica condanna della favola guariniana.

    Un ulteriore contributo alla storia letteraria veronese tra fine Cinque ed inizio Seicento è offerto dall’ultimo capitolo, dedicato alla ricezione di Dante, con un’indagine che si muove tra librerie, biblioteche e testi poetici.

    14,70
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    Quando la lettura è un dono

    di Marco Dalla Valle

    Si sta sempre più affermando la consapevolezza che la lettura possa essere un mezzo efficace per aiutare i malati a far fronte alle difficoltà quotidiane della vita ospedaliera. Donare una lettura significa regalarsi gratuitamente con la voce e con il cuore attraverso i libri. I Lettori Volontari si prefiggono di utilizzarli come tappeti volanti su cui salire assieme ai pazienti e volare via con loro per un’ora, facendoli fuggire per quel breve periodo dalle preoccupazioni e dall’eccessiva dilatazione del tempo che l’attesa, stando a letto, crea. Quando la lettura è un dono è stato il titolo di uno degli eventi formativi per Lettori Volontari che l’autore ha tenuto qualche anno fa, lasciato poi in un cassetto aspettando di essere assegnato a uno strumento utile allo stesso scopo. Ora appare su questo volume che vuole essere un compendio utile prima, durante e dopo la formazione di base dei Lettori Volontari, per scegliere all’inizio se accettare questa sfida e poi decidere se mantenerla viva nel tempo. Le schede compilabili poste alla fine del volume offrono strumenti pratici di formazione e di azione dell’attività di lettura. Il libro contiene anche nozioni tecniche utili agli organizzatori di servizi di lettura nei vari contesti di cura.

    15,00