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    Ibridismo, scambio, traduzione culturale

    13,50

    di Peter Burke

    Traduzione a cura di Alessandro Arcangeli

    Negli ultimi decenni la globalizzazione, gli incontri e le assimilazioni culturali, i processi di acculturazione e di ibridazione, sono stati al centro di un dibattito che ha visto confrontarsi studiosi di diverso orientamento, dando vita a contrasti sociali e politici tutt’altro che risolti. Quali le prospettive? Il mondo va verso un’indistinta omogeneità culturale o prevarranno forme di resistenza alla globalizzazione? Si preparano forse nuove sintesi? Dalla Coca–Cola al Bombay mix, da Hernán Cortés a Milan Kundera, le riflessioni distaccate di un brillante storico che non vuole “evadere dalle proprie posizioni nella storia e nella società”

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    Il fascismo e l’universo femminile

    18,50

    di Mirella Leone

    Donne, “madri della razza”, fattrici di futuri soldati, al centro dell’ideologia e del programma politico del fascismo. Donne che rispondono con il dissenso o con il consenso, entrambi fondati nell’interiorità, a partire dai bisogni, dall’aspirazione femminile all’autodeterminazione. Un rapporto, fra il fascismo e l’universo femminile, che viene analizzato e ricostruito attraverso il materiale documentario, dal punto di vista della storia di genere, contestualizzato nella storia nazionale e in quella locale, di Verona, dove le vicende emblematiche di tre donne confermano e integrano le tesi del saggio. Nella convergenza fra storia locale e storia di genere risulta una visione complessa, con aspetti poco noti e, per certi versi, imbarazzanti, come quello del consenso femminile al fascismo.

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    L’Italia di Carlo – Vita e avventure di un bersagliere nel Risorgimento

    29,00

    di Gian Paolo Romagnani

    Da Pistoia a Curtatone, da Roma a Genova, da Torino alla Valtellina e all’Emilia, da Ancona a Salerno, dal Vulture alla Sila, da Pordenone a Verona, da Bologna a Roma,
    da Altamura a Taranto. Questa è l’Italia di Carlo. Un’Italia in costruzione, percorsa in lungo e in largo da un patriota toscano, prima volontario garibaldino, poi capitano dei
    bersaglieri, infine giornalista ed esponente dell’estrema sinistra repubblicana.
    Le appassionanti avventure di Carlo Romagnani (1821-1897) sullo sfondo del Risorgimento italiano sono narrate dal pronipote sulla base di un ricchissimo archivio di
    famiglia, in parte conservato a Pistoia e in parte riscoperto in una soffitta di Torino. Ne emerge la personalità di un protagonista minore della storia italiana, non privo di
    contraddizioni. Presente in tutte le occasioni chiave in cui si è fatta l’Italia, coraggioso, ma anche irascibile, permaloso e un po’ fanfarone. Un uomo ordinario, un antieroe,
    attraverso il quale si può comprendere meglio un fenomeno complesso come il Risorgimento. Fondata su di un’ampia documentazione inedita, a partire da un abbozzo autobiografico
    scritto da Carlo in tarda età, la narrazione include volutamente alcuni capitoli parzialmente romanzati, ma sempre rigorosamente circostanziati.

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    La chiesa romanica di San Michele Extra e i suoi affreschi

    20,00

    di Gerardo Carcereri

    Non c’è vita fuor dalle mura di Verona, ma solo purgatorio, tortura, inferno.” (Romeo e Giulietta, Atto III)

    Eppure nella chiesa romanica di san Michele extra, appena fuori da queste mura, v’è una sublime visione del Paradiso. Nel vasto affresco del suo coro monastico infatti si può ancora contemplare la scena finale del Paradiso dantesco (Par. XXXIII. 115-132). Essa fu dipinta quando vi era badessa Francesca Della Scala, figlia di Cangrande I – il Signore di Verona al quale Dante aveva dedicato il suo Paradiso –  e vi erano monache tre nipoti del sommo vate: Gemma, Alighiera e Lucia.

    Sulla destra si erge la figura di San Bernardo – grazie al quale fu concessa a Dante la visione del Dio trino – proprio accanto ad una mandorla trinitaria formata da “tre giri” (archi dell’iride, e non già cerchi) “di tre colori e d’una contenenza”. Il giro o arco inferiore – quello del Figlio – “come iri da iri, pare riflesso” di quello superiore – del Padre – “e il terzo” – ‘arcobaleno profondo dello Spirito – “pare foco” che irradia luce e faville negli altri due (“quinci e quindi igualmente spira”). Guardando poi nel secondo arco, lo si vede “pinto della nostra effige”. Si scorge cioè in esso il volto del Cristo – il Crocifisso – identico, come in ogni altro “Trono di grazia”, a quello del Padre.

    Al nostro triplice arcobaleno fanno infine da corona i simboli del creato, che qui a noi tutto “si squadérna”: i clipei dei quattro “esseri viventi” (uomini e animali), il fregio fitomorfo e i lapidei segnaposti delle monache (regno vegetale e minerale). La Trinità qui dunque ci appare – come già a Dante – “un riso dell’universo” (Par. XXVII, 4).

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    La lingua italiana e l’idea di nazione

    12,00

    di Mirella Spiritini Massari

    “Non so a voi, ma a me capita a volte di avere un’intuizione che però presenta tante facce difficili da identificare e raccordare. Siamo davanti a mille rivoli e non ci resta che darci da fare per mettere ordine e distinguere i vari argomenti cercando di creare una progressione accettabile.

    Iniziamo dalla parola.

    La parola ci distingue in quanto uomini. L’uomo ha dato un nome alle cose, ai sentimenti, agli dei. Tuttavia la parola in sè è uno strumento, che viene usato dal pensiero per esprimere un’idea o per raccontare una storia. Per di più i significati delle parole spesso col passar del tempo subiscono delle modifiche; insomma hanno a che fare con la storia.

    Dunque la parola, il linguaggio, la storia.

    A questo punto mi è sembrato giusto scegliere tra le tante la parola Italia. L’Italia anticamente era considerata un luogo geografico, nel quale gli intellettuali ancora scrivevano in latino, anche se con molte semplificazioni. Il popolo parlava ormai una lingua volgare, discesa dal latino e diversa nelle varie regioni. Si passa presto al diffondersi di una lingua colta, che è ancora un volgare, ma è soprattutto lingua italiana.

    Dunque l’Italia non è più solo un luogo geografico, ma è un paese unito nella cultura, nel linguaggio, nella storia. In Europa l’Italia è considerata maestra di civiltà, ma nessuno la considera un possibile stato: anche quando le Signorie sono ricche e potenti, c’è sempre la mano straniera che si garantisce il potere supremo.

    Pur con questi limiti tra gli intellettuali si è ormai diffuso il senso della libertà di pensiero, liberando la cultura dalle ristrettezze imposte dalla Chiesa. L’Illuminismo significa tutto questo ed offre alla letteratura uno spazio nuovo. Il Rinascimento trae origine da questo spirito di libertà. Siamo al culmine del Rinascimento nel momento del massimo splendore e tuttavia vi è nell’aria un’inquietudine che risuona nell’opera di molti poeti. Insomma non siamo più al Quant’è bella giovinezza. Il mondo dell’Ariosto, per esempio, solo ad uno sguardo superficiale può apparire sereno. In realtà è pieno di avventure confuse e gratuite, nasconde dunque una visione negativa della vita. Arriviamo poi presto alla controriforma, che blocca la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero; nascono allora solo innocue poesiole e canzonette.

    Il pensiero è comunque sempre vivo e nasce l’Illuminismo con filosofi francesi come Voltaire, Rousseau, Montesquieu ed italiani come Verri, Parini, Cesare Beccaria. I filosofi dunque lavorano e diffondono un pensiero nuovo, presto colto in Francia nel suo significato politico. E siamo alla rivoluzione. Le barricate, Napoleone, un primo assaggio di libertà poi tradito dal dittatore; il tempo corre ed una certa idea dell’Italia prende forma.

    La scossa arriva alla fine del Settecento, quando inizia a farsi strada un pensiero nuovo, nel quale in Italia trova posto l’idea di uno stato. Per realizzarla occorsero molti decenni, molte guerre e molti morti; alla fine pian piano si costruì uno Stato, sempre tuttavia con i confini contesi e spesso incerti.

    (dall’Introduzione)

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    La malattia nel mito

    12,00

    di Paola Arnaldi

    Nel mito il morbo non declassa i suoi eroi e anche se un’epidemia di peste li fa precipitare anzitempo all’Orco o una malattia si insinua subdolamente nei loro tessuti e cellule minandole progressivamente, gli eroi rimangono tali.

    Lontani sono i campi di battaglia, sempre più affievoliti gli echi degli oricalchi, ma nell’immaginario delle patologie termini come pugna, lotta, o più poeticamente tenzone rinnovano gli antichi ardori… il nemico si è fatto invisibile,

    la sua appartenenza all’Ade non lo rende però meno pericoloso, le armi si affilano impotenti di fronte all’incombente falce saturnia, l’aretè edificata sulla vita “activa” cerca di costruirsi una nuova identità nell’impari lotta contro il male.

    L’orizzonte visivo dai campi di battaglia si restringe al corpo… lo si ausculta in attesa dei sintomi rivelatori, lo si blandisce, lo si neutralizza con farmaci adeguati. La malattia allontana l’infermo dagli umani consorzi, il suo “deserto stato” non attira i mortali, ancor più se aggravato da piaghe nauseabonde, come nel caso di Filottete abbandonato nell’isola di Lemno. Ercole sul monte Eta, avvolto nella tunica sudario, incauto dono di Deianira si appresta ad affrontare la tredicesima fatica, questa volta non contrassegnata dal successo, ma sempre impresa eroica, così come Aiace, dopo aver massacrato in un attacco di pazzia gli armenti innocenti diventa il boia di se stesso uccidendosi, perché la follia, anche se provocata da divinità, non ammette attenuanti.

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    La storia culturale: una svolta nella storiografia mondiale?

    24,00

    a cura di Alessandro Arcangeli 

    In questo volume – riveduto e ampliato per la versione italiana – un gruppo di specialisti offre un primo bilancio comparativo della storia culturale come orientamento della ricerca storica recente e attuale in una serie di paesi, europei e non. Ne emergono, assieme, specificità nazionali, influenze reciproche e trasversali, ibridazioni, che hanno contribuito a dare un volto alla storiografia negli ultimi decenni.

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    Le “Madri” della Ricostruzione italiana 1945-1960

    25,00

    Di Mirella Leone

    Dalle macerie della II guerra mondiale emergono le donne protagoniste della Ricostruzione politica, economica e culturale dell’Italia. Casalinghe, operaie, politiche, contadine, insegnanti, giornaliste, sindacaliste e soggetti collettivi, come le associazioni femminili (i Gdd, il Cif, l’Udi), avanzano in un difficile percorso di emancipazione, imprimendo i segni del generare simbolico e della cura femminile nello spazio pubblico del Paese sconvolto dalla guerra. Storia di genere e storia generale convergono in un quadro olistico complesso, in cui le donne a volte rivestono un ruolo marginale, a volte centrale, ma mai insignificante. Nonostante le contraddizioni e le lacerazioni, le italiane del secondo dopoguerra non si arrestano e, lottando contro resistenze e pregiudizi misogini di un patriarcato ancora persistente, tentano di ricostruire se stesse nella tensione fra pubblico e privato, fra tradizione e innovazione, e di offrire un importante contributo per ricostruire le istituzioni, la politica, l’economia, il sindacato, la cultura. Moltissime elargiscono la loro cura con un impegno totalizzante, alcune col sacrificio della propria vita e tutte, figure note e masse di donne ignote, meritano legittimamente di essere riconosciute come Madri della Ricostruzione italiana.

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    Le Chiese Intra Muros di Verona

    25,00

    di Massimo Corradi

    Girando per Verona e osservando i nomi di alcune vie come S. Giusto o S. Marco e soprattutto fermandomi a guardare antiche chiese trasformate in ristoranti o altro come ad esempio il Redentore o S. Matteo, mi sono sempre chiesto quando queste chiese hanno smesso di officiare e perché e poi … ma quante erano le chiese un tempo a Verona? Ho così iniziato la mia ricerca.

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